Uno dei passaggi più interessanti de La scienza delle supereroine di Mark Brake relativamente al Marvel Cinematic Universe è dedicato alla figura delle protagoniste femminili non solo come supereroine, ma anche come scienziate. Come per esempio la Jane Foster cinematografica, interpretata da Natalie Portman, un’astrofisica (nei fumetti ha esordito come infermiera del Dr. Blake su Journey into Mystery n.84 datato settembre 1964), o Shuri, la scienziata del regno africano di Wakanda, interpretata nel 2022 da Letitia Wright in Black Panther: Wakanda forever (e che aveva esordito nel 2018 su Black Panther n.1).
In effetti Shuri non è stata la prima supereroina e scienziata appartenente a una minoranza etnica all’interno del mondo supereroistico: infatti, si possono trovare diversi esempi e in questo articolo ne andremo a esaminare due in particolare.
Dal camice al costume
Non la si può tecnicamente considerare una supereroina, almeno se consideriamo il suo esordio, ma June Robbins, esperta in robotica, è forse uno dei primi esempi di donna scienziata presente nei fumetti (almeno nel lato dei buoni!), nonché a capo di un laboratorio di ricerca, come ci viene raccontato su Showcase n.7 (datato aprile 1957) nella storia Ultivac is Loose, seconda avventura degli Esploratori dell’ignoto di Jack Kirby. Già solo questa storia meriterebbe un approfondimento a parte, ma in questa sede ci interessa notare come June Robbins non indossò mai un costume da supereroina nel corso delle storie originali, ottenendolo solo in storie pubblicate nella seconda metà degli anni Settanta. Lo stesso periodo in cui esordiva Karen Beecher-Duncan.

Il personaggio appariva per la prima volta su Teen Titans n.45, datato dicembre 1976. Creata da Bob Rozakis e Irv Novick, era la fidanzata di Herald, uno dei supereroi dei Teen Titans, e appare in un paio di vignette mentre discute al telefono con il fidanzato. Per vederla in costume bisogna attendere poco, Teen Titans n.48, dove si presenta con l’identità di Bumblebee, all’inizio come avversaria dei Titans in un episodio disegnato da José Delbo.
Già sul numero successivo si unisce al supergruppo, ma Rozakis dissemina solo alcuni sporadici elementi sul personaggio: lascia intuire che il costume è stato sviluppato da Karen stessa, ma senza approfondire realmente né tali spunti né altri aspetti del suo lavoro e della sua formazione, evidentemente a causa della chiusura della testata avvenuta con il n.53.
Per avere conferma della formazione scientifica di Bumblebee e del suo status di scienziata bisogna attendere The New Teen Titans n.56, datato luglio 1989, quando George Perez e Marv Wolfman con Mark Bright ai disegni mostrano che, prima di entrare nei Titans, lavorava presso gli S.T.A.R. Labs, laboratori di ricerca con la sede centrale a Metropolis, la città di Superman, senza però approfondire la sua preparazione scientifica nello specifico.

Si può, quindi, immaginare che sia un’esperta in scienza dei materiali, visto che nel suo esordio la vediamo utilizzare una schiuma appiccicosa sparata da una honey-hun posta sul polso, ma anche di ingegneria, visto che indossa sulle spalle un paio di ali come quelle dei bombi, il cui costume ne riprende anche i colori. Quest’ultimo, poi, è in grado di dotarla anche di superforza: unendo tutto ciò saremmo quindi portati a classificarla come nanotecnologoa.
Solo in anni più recenti, spesso a causa dei cosiddetti “grandi eventi” (i crossover), Bumblebee acquisì dei veri e proprio superpoteri, ma è proprio in occasione di uno di questi grandi eventi che fa il suo esordio la seconda supereroina di questo articolo.
Un po’ di luce nell’universo
Il primo Doctor Light, che ha esordito su Justice League of America n.12 (datato giugno 1962) di Gardner Fox e Mike Sekowsky, era un supercriminale, il classico scienziato pazzo (un fisico, in effetti).
Il personaggio venne reinventato una ventina di anni più tardi nel corso di Crisis on infinite Earths, maxiserie in 12 numeri dei precedentemente citati Marv Wolfman e George Perez pubblicata a metà degli anni Ottanta. I due fumettisti, sul quarto numero, introducono Kimiyo Hoshi, fisica e astrofisica giapponese a capo di un progetto di ricerca impegnato nello studio dell’antimateria e della sua influenza sullo sviluppo dell’universo.

Colpita da un intenso fascio di luce proveniente dalla stella Vega nella costellazione della Lira mentre la sta osservando a un telescopio, la ricercatrice (in effetti caratterizzata all’inizio come un capo arrogante e dispotico) ottiene il controllo sulla luce e più in generale la radiazione elettromagnetica. Questo le permette di generare illusioni, diventare invisibile, volare alla velocità della luce e teletrasportarsi.
Come accennato poche righe fa, lavora nel campo dell’antimateria, ricerche che come vedremo nelle righe successive hanno un equivalente reale. In effetti oggi l’astronomia si interessa soprattutto sulla materia oscura. Per contro l’antimateria è legata a una domanda particolare, altrettanto interessante anche dal punto di vista astronomico: l’origine dell’asimmetria tra materia e antimateria.
A tal proposito, Leon Lederman suggerì l’esistenza di antistelle, antipianeti e, più in generale, antigalassie. Questa idea venne utilizzata da Maurice Goldhaber per suggerire che l’asimmetria è spiegabile immaginando l’esistenza di un universo di antimateria sviluppatosi parallelamente a quello di materia. Queste idee vennero abbandonate nel corso degli anni Settanta: d’altra parte si dovrebbero osservare i raggi gamma prodotti nella zona di confine tra galassie e antigalassie, lì dove materia e antimateria si annichilano.

Le antiparticelle, però, vengono normalmente prodotte, seppur in minime quantità, nell’universo, grazie alle collisioni di particelle ad alta energia, come quando i raggi cosmici primari (ne abbiamo discusso insieme con le origini dei Fantastici Quattro) colpiscono le parti superiori dell’atmosfera terrestre. Altri posti nell’universo dove si possono osservare particelle di antimateria è intorno a luoghi dove sono avvenuti eventi cosmici di grande produzione energetica, come le esplosioni stellari o i centri galattici. E in effetti il satellite dell’ESA INTEGRAL ha osservato una gigantesca nube di antimateria proprio nei pressi del centro della Via Lattea.
Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, la NASA alcuni anni fa aveva portato avanti alcune osservazioni per la ricerca dell’antimateria primordiale, quella creata all’inizio della storia dell’universo.
Ed è interessante come proprio questa antimateria primordiale, personificata nell’Anti-Monitor, il “cattivo” di Crisis, diventa la minaccia contro la quale la nuova Dottor Light è chiamata combattere, insieme con tutti gli altri eroi del multiverso DC Comics, che in quegli anni, come abbiamo visto prima con Bumblebee, sta anche attraversando una profonda rivoluzione con l’introduzione di personaggi femminili non solo di supporto, ma protagoniste anche scientifiche delle storie a fumetti.



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