
Con due uscite l’anno, la collana conta oggi oltre 20 albi acquistabili in libreria e online, più numerosi spin-off realizzati con diversi partner provenienti dal mondo della ricerca e non. Ogni numero è firmato da alcuni dei più importanti fumettisti italiani.
Roberto Natalini, Direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del CNR, è fin dall’inizio il motore del progetto sul lato scientifico. Lo abbiamo incontrato in occasione del Comicon di Napoli, dove il 30 aprile sarà protagonista di un evento dedicato, per raccontarci una delle esperienze di comunicazione scientifica più originali e premiate del panorama italiano.
Partiamo dall’inizio: come nasce una idea così innovativa come quella Comics & Science, mettere insieme scienza e mondo della ricerca?
Tutto comincia nel 2011, a Lucca Comics, con una lunga chiacchierata al bar con Andrea Plazzi. Plazzi è matematico di formazione, poi diventato uno dei più grandi conoscitori di fumetto in Italia: editor storico di Rat-Man e primo traduttore italiano di Will Eisner. Io portavo l’esigenza, condivisa da molti colleghi scienziati, di comunicare meglio la scienza, in particolare la matematica, che ha uno scalino d’entrata tutto suo. Non è come divulgare la fisica o la biologia, che hanno sempre oggetti concreti di cui parlare. La matematica lavora con l’astrazione, e ancora oggi non ho capito bene se lo scalino venga dalla difficoltà intrinseca della materia, da come viene insegnata, o da una cattiva fama storica. Fatto sta che lo scalino c’è. Andrea invece aveva tanta voglia di parlare di scienza e una cultura fumettistica internazionale di prima mano. Entrambi cercavamo un linguaggio per uscire dalla torre d’avorio. Da quella chiacchierata viene l’idea: trasformare Lucca Comics and Games in Lucca Comics and Science.
Nel 2012 ci siamo presentati con un primo programma. Il grande evento fu la presentazione di Enigma, la vita di Alan Turing, disegnata da Tuono Pettinato sui testi di Francesca Riccioni per Rizzoli Lizard: risposta di pubblico straordinaria. Lì abbiamo capito che non dovevamo aspettare il fumetto scientifico occasionale, quelli davvero buoni, non didascalici, artisticamente validi, si contavano sulle dita di una mano. Bisognava farli noi. Nel 2013 nasce così Misterius, il primo numero della collana: Leo Ortolani, all’epoca uno degli autori più amati d’Italia grazie a Rat-Man, immagina una surreale trasmissione televisiva alla Voyager in cui il matematico Cédric Villani, medaglia Fields appena vinta, diventa uno dei protagonisti di una storia a fumetti. L’albo va esaurito in poco tempo.

Una domanda per un esperto di divulgazione scientifica come te: c ’è un collegamento particolare tra gli appassionati di fumetti e la scienza? Immagino non sia un caso che tutto questo sia nato sul palcoscenico del Lucca Comics.
Infatti, il pubblico di eventi come il Lucca Comics&Games, – ma anche del Comicon – ha qualcosa di speciale. Chi va lì non si distrae facilmente: ha un obiettivo preciso, passa un anno a preparare un costume nei minimi dettagli, fa la fila per ore per il suo autore preferito. È un pubblico con una grande capacità d’attenzione, cura del dettaglio, curiosità, abitudine a seguire piste poco battute. Senza timore di offendere nessuno, posso usare la parola: sono i nerd. E le loro caratteristiche sono esattamente i prerequisiti della scienza: la disposizione a investire in qualcosa in cui, magari, sei solo tu a credere. Il pubblico nerd italiano, in generale, ha un enorme potenziale per la comunicazione scientifica.
C’è un episodio che racconta tutto. Nel 2013 avevamo appena presentato il primo numero della collana di Leo Ortolani con Cédric Villani, allora direttore dell’Institut Henri-Poincaré di Parigi, personaggio inconfondibile con la sua cravatta e le spille a forma di ragno. Mentre camminavamo per le strade di Lucca, una ragazza si avvicinò a Villani convinta che fosse un cosplayer del personaggio del fumetto. Non credeva fosse un vero scienziato. Ecco, quello era già il successo: c’era un’identificazione.

Nei primi anni, dal 2012 al 2015, abbiamo fatto eventi e qualche albo, tra cui uno sul CERN con Tuono Pettinato, e uno speciale su Le Scienze, sempre di Tuono, sui cento anni della relatività generale, ma stavamo ancora capendo che direzione prendere. La svolta arriva nel 2016, quando convinciamo il CNR che questa poteva essere una vera collana editoriale. Il CNR è uno dei pochi enti di ricerca in Italia ad avere una propria casa editrice con ISBN: questo ci ha dato la possibilità di pubblicare con continuità, due albi l’anno.
Da lì è partita una cosa inaspettata: i colleghi di tutto il CNR, informatici, chimici, biologi, geologi, hanno cominciato a bussare alla nostra porta. Per dare un’idea, gli ultimi due numeri della collana sono uno di storia e uno di letteratura medievale. Il fumetto era diventato una piattaforma interdisciplinare. Anche con il PNRR, ben quattro fondazioni di ricerca ci hanno chiesto di produrre albi per la disseminazione dei loro progetti.
Il CNR è il più grande ente di ricerca italiano. Puntare su una collana a fumetti come strumento di terza missione è una scelta innovativa. Cosa ha significato per l’ente?
A livello internazionale, per quanto mi risulta, non esiste un’esperienza analoga con questa sistematicità. Ci sono albi singoli prodotti da istituti di ricerca in giro per il mondo, ma una collana strutturata, interdisciplinare, con questo respiro, non l’ho trovata. Tanto è vero che da ottobre scorso è partito il progetto europeo Cost CA24160 – Comics and Sciences through Multidisciplinary Investigation and Collaboration (COS-MICs), con riferimento diretto al nostro progetto, guidato dalla Francia: stanno cercando di capire cosa abbiamo fatto, quali sono i limiti, le potenzialità, come replicarlo. Siamo stati un po’ le cavie, e ne siamo contenti. Questo significa fare innovazione e ricerca nella divulgazione.
Anche in Italia i riconoscimenti non sono mancati. Il più significativo è arrivato nel 2022 con il Gran Guinigi di Lucca Comics & Games, nella categoria “Iniziativa editoriale”. Per la cerimonia è venuta l’allora presidente del CNR Maria Chiara Carrozza. Ma più in generale tutti i presidenti che si sono succeduti, Nicolais, Inguscio e appunto Carrozza, hanno sostenuto questo progetto. E devo dire che questo mi ha un po’ stupito. Ero partito con l’idea di comunicare la matematica, e mi sono trovato a rappresentare qualcosa di più grande.
Perché il fumetto funziona come strumento di divulgazione scientifica? Qual è il vostro metodo?
Prima di tutto, una distinzione che mi sta a cuore: noi non facciamo divulgazione, facciamo comunicazione. La divulgazione “vecchio stile” dove c’è un detentore del sapere che passa il suo messaggio al pubblico, dall’alto verso il basso, è ancora oggi il modello dominante. Ma è un modello che non funziona, perché il pubblico rimane passivo e distante. Noi facciamo qualcosa di diverso: c’è uno scambio, una comunicazione sia con il pubblico che con i fumettisti. Il metodo è quello che chiamiamo “l’immersione”: gli scienziati passano tempo con l’artista, gli raccontano le loro storie, le loro ricerche, le loro vite, lo fanno entrare nei luoghi di lavoro. L’artista elabora liberamente quello che ha ricevuto e propone alcune linee narrative. La storia finale non è didascalica – deve essere bella da leggere, deve incuriosire. Gli approfondimenti scientifici arrivano dopo, come backstage.
Il risultato è che riusciamo a parlare a un pubblico a cui la scienza magari non interessa molto, che non sa ancora di poter essere interessato. Lo scopre arrivando, perché era venuto per il fumettista e incontra lo scienziato. È il contrario del pubblico dei festival scientifici, già convertito. Più che divulgazione, è outreach nel senso più profondo del termine.

E come strumento didattico? Ha senso usare il fumetto in classe e come?
Sì, e per ragioni precise. Il fumetto ha una dote di sintesi che lo scritto spesso non ha. Lo scritto accademico tende alla completezza, mette troppo, perde il focus. Nel fumetto la sintesi è prioritaria: poche frasi molto condensate in cui c’è però quasi tutto. Non è semplificazione, è un’altra cosa. È un processo simile a quello che fa uno scienziato quando comprime un ragionamento lunghissimo in una formula.
Ci sono già esperienze concrete in questa direzione: penso al lavoro nel progetto Per Contare di Anna Baccaglini-Frank per la scuola primaria, dove l’uso sistematico del fumetto per spiegare la matematica ha mostrato risultati concreti. E c’è anche il lavoro di Silvia De Toffoli sul ruolo epistemologico dei diagrammi e della visualizzazione in matematica. In questo modo lo spazio si organizza in maniera concettuale, e il fumetto lo fa vedere e rimane in maniera più profonda, più inconscia.
Ovviamente, il fumetto non può essere l’unico mezzo di apprendimento, non si studiano derivate e integrali leggendo solo fumetti. Ma come strumento di sintesi visiva, di accessibilità — penso anche ai ragazzi con dislessia — e di aggancio emotivo ai contenuti, ha un potenziale enorme ancora poco sfruttato nei libri di testo.

La qualità: affidarsi davvero ai professionisti. Lavorare con Giuseppe Palumbo, probabilmente il disegnatore italiano tecnicamente più versatile oggi, che passa da Diabolik a un libro su Pasolini, o con Claudia Flandoli, Silvia Ziche, Sergio Ponchione, Alice Milani, Francesco Artibani, Giovanni Eccher, significa che ogni albo diventa un’occasione per ripensare da zero la propria comunicazione. L’artista è il primo benchmark: se lui non riesce a fare una storia bella con quello che gli porti, forse il problema è nella comunicazione scientifica, non nell’arte.
Questo richiede anche coraggio da parte degli scienziati: lasciare i propri contenuti nelle mani di un artista che può stravolgerne il punto di vista è una forma di apertura mentale che non tutti hanno. Ogni volta che arrivano i primi bozzetti è una sorpresa, sembra che si scoperchi qualcosa di inatteso. È un lavoro d’équipe, e questo secondo me è il vero segreto.
C’è un progetto nel cassetto che ti sta particolarmente a cuore?
Sì, un fumetto su Bernhard Riemann, di cui nel 2026 ricorre il bicentenario della nascita. Morto a soli 39 anni in Italia, sul Lago Maggiore, aveva un legame profondo con il nostro paese. Dove toccava nasceva una foresta: la geometria differenziale moderna, la teoria dei numeri, l’ipotesi di Riemann, ancora oggi uno dei problemi irrisolti più famosi della matematica. Eppure fuori dall’università nessuno sa chi sia. È esattamente il tipo di storia che vorremo raccontare. Ci stiamo lavorando con i nostri tempi, ma sono sicuro che prima o poi si farà.
La missione di fondo di Comics & Science è anche questa: far conoscere storie di grandi scienziati dimenticati, con vite spesso straordinarie. Lo abbiamo fatto con Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields nel 2014, morta a 40 anni. Lo abbiamo fatto con la graphic novel di Alessandro Bilotta e Dario Grillotti su Vito Volterra — fondatore del CNR, uno dei dodici scienziati che nel 1931 si rifiutò di giurare fedeltà al fascismo, 96 tavole ad acquerello pubblicate da Feltrinelli Comics nel 2020, poi diventate anche uno spettacolo teatrale. Eppure se chiedi per strada “chi è Vito Volterra?” quasi nessuno sa rispondere. Ecco perché facciamo quello che facciamo.



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