Scoperte

Portare la realtà aumentata in classe

Dall'Hub per le scuole alle cacce al tesoro digitali: gli strumenti innovativi proposti dal CNR per la didattica. L'intervista a Marco Arrigo, Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Palermo in occasione del Congresso VITE3.
Marco arrigo
Marco Arrigo
I progetti europei sono spesso visti come iniziative limitate nel tempo e nell’impatto. Voi però siete riusciti a trasformarne uno in una piattaforma che può essere utile a implementare la realtà aumentata in tutte le scuole italiane. Ce ne parla?
L’ARIES Support Hub nasce proprio con questo obiettivo: non far finire un progetto europeo quando si chiude il finanziamento, ma lasciare qualcosa di concreto e utile.
È una piattaforma gratuita pensata per aiutare i docenti a portare la realtà aumentata e immersiva nella didattica quotidiana.
Si tratta di un ambiente di apprendimento aperto, sviluppato all’interno del progetto Erasmus+ ARIES (Augmented Reality in Education for Schools), accessibile a tutti dal sito ariesproject.eu nella sezione “Results”.
All’interno dell’Hub si trovano corsi introduttivi, guide pratiche, un catalogo di strumenti digitali – molti gratuiti o a basso costo – e una “Inspiration Box” con esempi concreti di attività già sperimentate nelle scuole europee.
L’idea è dare ai docenti un punto di partenza semplice, pratico e affidabile: chiunque può registrarsi, esplorare le risorse, scaricare materiali e adattarli alla propria materia, senza bisogno di competenze tecniche particolari. È un modo per rendere davvero accessibile qualcosa che spesso resta confinato nei laboratori di ricerca.

Tra gli strumenti presentati nell’Hub c’è anche la possibilià di creare una caccia al tesoro in realtà aumentata che gli insegnanti possono tematizzare a piacere. Di cosa si tratta?
Sì, è una delle esperienze che ci stanno dando più soddisfazione. Si chiama ARLectio TH® (Treasure Hunt) è un ambiente per la generazione di contenuti AR progettato e sviluppato dal CNR ITD. Permette di creare e gestire percorsi didattici in realtà aumentata, una sorta di “caccia al tesoro” digitale in cui gli studenti, con il loro tablet o smartphone, esplorano gli spazi, risolvono tappe, rispondono a quiz e scoprono i contenuti passo dopo passo.
Il docente può costruire tutto il percorso inserendo indizi, immagini, video o elementi digitali legati al tema della lezione: può essere scienze, storia, letteratura… qualsiasi materia.
L’obiettivo è rendere l’apprendimento attivo e coinvolgente, ma anche collaborativo, perché gli studenti lavorano insieme e imparano divertendosi.
Abbiamo voluto che fosse uno strumento semplice da usare, senza richiedere competenze di programmazione: il docente può creare un’attività completa in poco tempo e adattarla al proprio contesto scolastico.

Aries stocktackings

Il vostro gruppo di ricerca all’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR lavora da anni su questi temi. Qual è la vostra missione?
Il nostro istituto, con sedi a Palermo e Genova, è il principale centro del CNR che si occupa di tecnologie didattiche.
Ci interessa capire come usare le tecnologie, vecchie e nuove, per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento. Non ci interessa l’effetto speciale, ma l’efficacia.
Nel mio gruppo, in particolare, ci concentriamo sulla realtà aumentata e immersiva, ma con un approccio molto concreto: non vogliamo proporre strumenti futuristici o troppo costosi, ma soluzioni accessibili e sostenibili, che un docente possa davvero portare in classe il giorno dopo.

Quindi l’idea è che i docenti e gli studenti diventino produttori di contenuti, non solo utenti?
Esattamente. È il cuore del nostro approccio. Quando uno studente produce un contenuto didattico – che sia un oggetto 3D, un video immersivo o un’esperienza in realtà aumentata – è costretto a capirlo a fondo, a riflettere su come rappresentarlo. E così impara molto meglio.
Ma perché questo accada, i docenti devono essere messi nelle condizioni di guidarli: servono strumenti semplici, un po’ di formazione e un supporto concreto.
È proprio quello che cerchiamo di fare con l’Hub e con i corsi che abbiamo sviluppato: dare strumenti, esempi e fiducia.

Arlectio app
Schema di funzionamento della app ARLectio
C’è un esempio di uso dell’AR in classe che colpisce particolarmente?
Sì, uno che cito sempre riguarda una classe che ha ricreato in realtà aumentata la poesia “Il sabato del villaggio” di Leopardi.
Gli studenti hanno progettato tutto: testo, immagini, suoni, animazioni.
Il risultato è stato bellissimo, ma soprattutto significativo: hanno dovuto capire la poesia dall’interno, trasformarla in esperienza visiva e sonora.
Ecco, questo per me dimostra che la realtà aumentata non è una moda tecnologica, ma un vero linguaggio educativo, capace di attraversare tutte le discipline.

Quali sono le principali difficoltà che incontrano le scuole quando cercano di introdurre queste innovazioni?
La prima è il tempo: gli insegnanti hanno già molto lavoro, e se una tecnologia non è intuitiva, la reazione è spesso di chiusura.
Poi ci sono i costi: non tutte le scuole possono permettersi dispositivi come gli HoloLens o i visori di ultima generazione.
Per questo insistiamo sull’uso di strumenti a basso costo, come tablet o smartphone, e di app gratuite.
In realtà, molte scuole hanno già tutto ciò che serve: serve solo una guida che mostri come usare bene ciò che c’è.

In prospettiva, come vede l’evoluzione della realtà aumentata nella scuola?
Penso che siamo in una fase di maturità. Dopo anni di esperimenti, oggi abbiamo strumenti stabili, accessibili e persino contenuti che possono essere generati con l’aiuto ‘intelligenza artificiale.
La vera sfida è far sì che queste tecnologie non restino esperienze isolate o progetti pilota, ma entrino nel curricolo, nella didattica quotidiana.
L’Hub e progetti come ARIES vanno proprio in questa direzione: fornire strumenti, metodologie e fiducia a chi insegna, per far sì che l’innovazione diventi davvero parte della scuola.

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Scritto da

Livia Giacomini Livia Giacomini

Direttore di EduINAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica.

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