Scoperte Interviste

Un viaggio nella divulgazione scientifica, sulle ali di Geopop

Intervista ad Andrea Moccia, geologo, divulgatore scientifico, fondatore e direttore di Geopop
Geopop Andrea Moccia
Andrea Moccia (crediti: Geopop)

Da qualche anno c’è una nuova stella nel cielo della divulgazione scientifica italiana, nata dall’unione di due passioni di un giovane geologo napoletano: la scienza e i video. Nel 2018, infatti, Andrea Moccia, da anni all’estero per lavoro, decide di aprire un canale social italiano per raccontare la bellezza della Terra: Geologia Pop. Il canale ha un successo notevole, tanto che nel 2021 diventa realtà editoriale grazie all’entrata in scena del gruppo Ciaopeople. Nasce così Geopop, progetto di divulgazione scientifica oggi fra i più seguiti in Italia, con circa 14 milioni di follower complessivi sui propri canali.
Abbiamo il piacere di intervistare Andrea Moccia, fondatore e direttore di Geopop, il giovane geologo da cui è partito tutto.

Ciao Andrea, prima di tuffarci nel mondo di Geopop, raccontaci chi sei e il percorso che ti ha portato fin qui.
Sono un geologo e un divulgatore. Ho lavorato per anni all’estero in contesti aziendali strutturati, poi ho sentito l’esigenza di tornare in Italia e costruire qualcosa che avesse un impatto culturale. Geopop nasce così: dall’idea che la conoscenza non debba restare confinata agli addetti ai lavori. Il mio percorso è stato un passaggio da un approccio tecnico-industriale a uno editoriale, ma sempre con lo stesso obiettivo: capire come funziona il mondo e raccontarlo in modo chiaro.

Parlaci del team Geopop
Geopop è un team multidisciplinare: divulgatori, autori, videomaker, grafici, project manager. Oggi siamo circa 15 persone. La forza sta nella contaminazione tra competenze scientifiche e capacità narrative. Non siamo un insieme di creator, ma una struttura editoriale. I contenuti nascono da un processo condiviso, con revisione e confronto continuo: è questo che garantisce qualità e coerenza.

Geopop Team
Il team Geopop nel 2026 (crediti: Geopop)

Come scegliete le tematiche da affrontare (che al momento spaziano fra Scienze, Pianeta Terra, Energia, Geopolitica, Tecnologia, Spazio e Società)?
Partiamo sempre da una domanda: cosa vale la pena capire oggi? Monitoriamo attualità, dati, trend e curiosità del pubblico. Poi selezioniamo i temi che hanno tre caratteristiche: rilevanza, solidità scientifica e potenziale narrativo. Non inseguiamo solo ciò che è virale, ma ciò che può generare conoscenza e consapevolezza.

Geopop Copertine YT
Mosaico di alcune copertine di video di Geopop (dal canale YouTube del progetto)

Quanto e quale pubblico avete raggiunto finora?
Oggi Geopop raggiunge milioni di persone ogni mese tra YouTube, social e sito. I nostri contenuti fanno spesso centinaia di migliaia o milioni di visualizzazioni. Ma il dato più interessante non è la reach: è il tempo di attenzione e la qualità del pubblico. Abbiamo una community trasversale, con una forte presenza di giovani ma anche molti adulti che cercano contenuti affidabili e ben costruiti.

La vostra divulgazione ‘Pop’ rende i concetti scientifici accessibili, divertenti e affascinanti, come nella migliore tradizione edutainment. Come evitare le trappole sempre in agguato: spettacolarizzazione a scapito del metodo scientifico, sensazionalismo a scapito dell’approfondimento e così via?
È un equilibrio delicato. La chiave è non tradire mai il metodo scientifico. Possiamo semplificare, ma non distorcere. Possiamo rendere un contenuto affascinante, ma non inventare. Ogni video deve reggere anche davanti a un esperto. Il nostro obiettivo non è stupire, ma far capire. La fiducia del pubblico si costruisce così, ed è il nostro asset più importante.

Geopop Velocita2x
La velocità nella comunicazione
(crediti: Geopop)
Nel libro che avete recentemente pubblicato, Pausa libro (ne parliamo qui), scrivi che la durata media di visione dei video su Facebook è tra i 5 e i 15 secondi. Come fare divulgazione scientifica (o di qualsiasi tipo) in un mondo che sembra andare sempre più di fretta?
È vero che la durata media di visione sui social può essere molto bassa, ma quello è un dato medio, non un limite. L’obiettivo è aumentarlo. Noi, ad esempio, siamo tra i 60 e i 70 secondi sui social, quindi ben sopra la media, e arriviamo a circa 5–6 minuti su YouTube. Questo dimostra che le persone sono disposte a restare, se il contenuto le coinvolge davvero. Il punto non è accorciare, ma costruire meglio: partire da una domanda forte, mantenere ritmo e chiarezza, e portare valore fino alla fine.

Spesso, anche a causa di questa velocità diffusa, la scienza viene raccontata (e dunque percepita) come una sterile serie di successi, dimenticando la sua vera ricchezza: il dubbio, l’errore, il metodo e la componente umana. Come non perdere per strada questi aspetti che rappresentano la scienza più dei risultati così spesso sbandierati?
Raccontare la scienza solo come risultato è riduttivo. La scienza è un processo fatto di tentativi, errori, revisioni. Noi cerchiamo di mostrare proprio questo: come si arriva a una conclusione. Inserire il dubbio non indebolisce la scienza, la rafforza. Significa far capire che è un metodo, non un insieme di verità assolute.

Ti/vi è capitato di dialogare con chi non accetta la scienza e il suo metodo (negazionismo scientifico)?
Sì, ci capita spesso. Più che negazionismo puro, incontriamo sfiducia. In questi casi non serve lo scontro, ma metodo: dati, fonti, spiegazioni chiare. Non sempre si riesce a convincere, ma si può offrire uno strumento in più per orientarsi. Il nostro ruolo non è vincere un dibattito, ma alzare il livello della discussione.

Tradizionalmente in Italia viene considerata cultura quella umanistica. Secondo te, la cultura scientifica sta trovando il suo spazio, o rischia di essere sostituita da quella tecnologica, di maggior impatto quotidiano?
In Italia la cultura scientifica ha storicamente avuto meno spazio rispetto a quella umanistica, ma qualcosa sta cambiando. Il rischio non è tanto la tecnologia, quanto la superficialità con cui viene raccontata. La tecnologia senza cultura scientifica diventa incomprensibile. Realtà come Geopop possono contribuire a colmare questo gap, riportando la scienza al centro della cultura.

La scienza non ha genere eppure la disparità di genere nel mondo scientifico è ben nota. La vedete anche in chi vi segue?
La disparità di genere esiste nel mondo scientifico e in parte si riflette anche nel pubblico che ci segue. Nei nostri canali vediamo differenze interessanti: su Instagram e Facebook abbiamo una distribuzione abbastanza equilibrata, circa 55% uomini e 45% donne. Su YouTube invece il pubblico è ancora prevalentemente maschile, con circa il 20% di donne. Questo indica che piattaforme e formati incidono molto sull’accessibilità. Il nostro obiettivo è rendere la scienza sempre più inclusiva.

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Copertina di un video Geopop (crediti: Geopop)
Secondo te, qual è – o quale sarà – l’effetto dell’Intelligenza Artificiale (Artificial Intelligence, AI, in inglese) sulla divulgazione scientifica, per chi la fa e per chi la segue?
L’intelligenza artificiale avrà un impatto enorme. Da un lato rende l’accesso alla conoscenza più facile, dall’altro aumenta il rischio di disinformazione. Per chi fa divulgazione significa alzare il livello: verifica delle fonti, trasparenza, autorevolezza. Per chi segue, servirà più spirito critico. Secondo me l’AI non sostituisce il pensiero ma lo mette (duramente) alla prova.

Sito, canali social, libro, documentario proiettato anche al cinema: avete percorso una lunga strada. Cosa possiamo aspettarci dal futuro di Geopop?
Geopop sta evolvendo in una media company culturale. Oltre ai video, lavoriamo su libri, documentari, eventi dal vivo e nuovi format editoriali. L’obiettivo è costruire un ecosistema in cui la conoscenza sia accessibile su più livelli e piattaforme. Sempre con la stessa missione: trasformare la conoscenza in consapevolezza.

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La locandina del documentario “Vulc” (crediti: Geopop)

Hai lasciato il tuo lavoro da geologo all’estero per rientrare in Italia e seguire la tua passione di raccontare la scienza con i video. Cosa consigli a chi ci legge e magari si sta interrogando sul proprio futuro?
Direi che non esiste una scelta giusta in assoluto, ma una scelta coerente con ciò che si vuole costruire. Il consiglio è studiare, sviluppare competenze solide e poi avere il coraggio di metterle in gioco, lanciandosi nelle avventure e nelle sfide. La passione da sola non basta, ma senza passione è difficile costruire qualcosa che duri. Serve equilibrio tra visione e concretezza.
Ps. Un consiglio generale che mi do sempre e che condivido è: non aver timore di fare brutte figure! Le brutte figure ogni tanto si fanno, ma se si ha troppo timore di farle, si finisce per tentare meno.

Ringraziamo Andrea Moccia per il suo tempo, augurando a lui e a tutto il team Geopop di tentare sempre più, da sud a nord Italia e non solo.

Si ringraziano Gabriella Barbalonga e Maria Letizia Sora della Biblioteca Lambrate di Milano per aver organizzato la presentazione del libro di Andrea Moccia, Pausa Libro edito da Ciaopeople, 2025, da cui è nata questa intervista.

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Scritto da

Adamantia Paizis Adamantia Paizis

Laureata in Fisica presso l'Università  degli Studi di Milano, dopo aver conseguito il Dottorato di Ricerca in Astrofisica a Ginevra, è tornata a Milano presso l'INAF-IASF dove attualmente è ricercatrice. Dedica una frazione importante del suo tempo ad attività  divulgative. Nel tempo libero ama leggere e scrivere.

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