
Ancora presi dall’entusiasmo per il recente viaggio della missione Artemis II attorno alla Luna, siamo già pronti al prossimo appuntamento con il nostro satellite, da sempre oggetto di sogni, racconti e desideri.
Sembra infatti che, dopo più di mezzo secolo, l’essere umano tornerà presto a mettere piede sul suolo lunare.
Ma come si scende sulla superficie della Luna?
Per riportare sulla Terra gli astronauti di Artemis II sono stati necessari accorgimenti particolari: speciali rivestimenti per impedire che la capsula si incendiasse attraversando l’atmosfera terrestre e grandi paracaduti per rallentare la discesa prima dell’ammaraggio.
Sulla Luna, però, tutto questo non funzionerebbe. Per una ragione molto semplice: lì non c’è atmosfera (in realtà attorno alla Luna esiste una sottilissima esosfera, ma fatta di particelle così rare da comportarsi quasi come il vuoto dello spazio). Un corpo in caduta sulla Luna non incontrerebbe aria capace di frenarlo e finirebbe per schiantarsi al suolo a velocità impressionante.
Spesso dimentichiamo quanto sia importante l’atmosfera terrestre. Oltre a contenere l’ossigeno che ci permette di respirare e vivere, rende possibile il volo degli uccelli, di circa 130.000 aerei ogni giorno, senza contare elicotteri, droni e perfino gli aeroplani di carta. Nulla di tutto questo potrebbe volare sulla Luna.
Se torniamo, per esempio, alla missione Apollo 11, il primo storico allunaggio del 1969, e osserviamo come funzionava il motore di discesa del LEM (Lunar Excursion Module), scopriamo che utilizzava motori a reazione progettati per funzionare anche nel vuoto dello spazio.
Si tratta di endoreattori: motori che producono spinta espellendo ad alta velocità i gas generati dalla combustione del carburante, sfruttando il principio di azione e reazione. Questo permetteva di rallentare la discesa fino a un allunaggio controllato.
Sulla Luna, dove non c’è aria da usare per frenare o per sostenere il volo, qualunque veicolo deve affidarsi proprio a questo principio.



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