Abbiamo finalmente trovato il modo di affrontare i grandi problemi del mondo: quelli complessi, quelli che richiedono tanta buona volontà, intelligenza, pazienza, capacità di ascolto: basta trasformarlo da problema generale in problema dell’atteggiamento dell’individuo. Per cui, per esempio, la sostenibilità e l’inquinamento si combattono con la raccolta differenziata di ciascuno di noi, mentre gli imballaggi industriali crescono senza grandi problemi.
Tra le infinite narrazioni tossiche, per esempio, ce ne sono due che trovo particolarmente lesive dell’intelligenza umana. La prima è quella secondo cui ogni ostacolo deve essere visto come un’opportunità. Come sempre contiene una mezza verità profonda: è vero che, per scavalcare un ostacolo, si battono strade che portano a scoperte (di sé o del mondo fuori di sé). Ma è vero anche che questo non giustifica il fatto che, spesso, gli ostacoli si incontrano solo perché qualcun altro ne ha lastricato le strade più comuni: a caso, per incuria o malafede.
Figlia del medesimo clima, è la trasformazione dell’errore travestito da “grande occasione per scoprire l’ignoto”. Certamente esistono casi del genere, ma si tratta di una possibilità, non di un automatismo. A me pare – ma mi sbaglierò – che l’errore sia un concetto molto più interessante di un automatismo. L’errore è complesso e può essere meravigliosamente ambiguo.
In matematica, per esempio, l’errore è quasi sempre oggettivo: magari è un errore di segno o di calcolo, un ragionamento errato, un’applicazione sbagliata di un teorema di cui non si sono verificate le ipotesi. In fisica, invece, l’errore ha un significato completamente diverso, molto più esistenziale e filosofico. A volte è solo una misura di mancanza di precisione e indica la necessità di costruire strumenti migliori, con una maggior risoluzione. In altri casi, ci ricorda che la realtà fisica della natura è puramente legata al nostro essere persone e chissà come è la realtà di per sé: si tratta spesso di un’incertezza ineliminabile, come l’errore in una misura, o di una indeterminazione intrinseca, come nel caso della meccanica quantistica.
In astrofisica, l’errore è legato alla nostra ignoranza, a volte a livelli comici. I dati osservativi hanno incertezze strumentali enormi, oppure raccolgono segnali che non possono essere statisticamente trattati. Spesso in astronomia le osservazioni non sono ripetibili quanto vorremmo. A volte le attese per dati migliori sono lunghissime e restiamo ignoranti molto a lungo, per decenni.

Insomma, ogni pratica ha la sua tipologia dominante di errore. E presenta anche tutti gli altri. L’errore, verrebbe da dire, è la certificazione dei limiti dell’essere umano.
Se volete approfondire questo tema, vi segnalo la VI edizione di un piccolo ma bellissimo festival di astronomia, L’universo in tutti i sensi, il cui fil rouge quest’anno, è proprio l’errore – tanto che il sottotitolo dell’evento è errando per il cosmo, di leopardiana memoria. Viene organizzato dal 5 al 7 giugno, a Castellaro Lagusello, in provincia di Mantova. L’universo in tutti i sensi nasce con l’idea di portare il cosmo a contatto con più sensi possibile. Per alcuni sensi è relativamente facile: vista, udito, tatto. Ma ci proviamo anche con olfatto e gusto – sebbene mangiare un buco nero non sia un’esperienza né auspicabile né riproducibile.
Sarebbe un errore.
Alcune letture
- I risultati sul motore di ricerca Google delle parole chiave “ostacolo come opportunità”: ecco qui
- L’errore in matematica, di Silvia Sbaragli, consulente didattica per la scuola dell’obbligo, docente di didattica della matematica presso il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI. Qui il pdf online



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