
Come ampiamente noto (e come intuibile dai vari trailer rilasciati in questi mesi), il film Supergirl diretto da Craig Gillespie su sceneggiatura di Ana Nogueira è ampiamente ispirato alla miniserie in 8 numeri The woman of tomorrow, in Italia La donna del domani, scritta da Tom King per i disegeni di Bilquis Evely.
Nelle fasi iniziali della storia troviamo la supereroina, interpretata nella pellicola da Milly Alcock, in una bettola su un pianeta orbitante intorno a una stella rossa dove si sta ubriacando. Per capire, però, il perché di questa scelta, facciamo un passo indietro di quasi settant’anni fino alle sue origini.
Una non molto esaustiva storia di Supergirl

Il primo personaggio che possiamo considerare Supergirl comparve su Superman n.123 del 1958 nella storia La ragazza d’acciaio di Otto Binder e Dick Sprang. Era sostanzialmente una creazione fittizia nata da un desiderio espresso da Jimmy Olsen tramite un manufatto magico. E come tutti i costrutti della magia era destinata a scomparire alla fine della storia.
L’idea dietro questa Supergirl, però, attecchì nella mente di Binder che l’anno dopo, nel 1959, la ri-creò, questa volta con la collaborazione di Al Plastino, sulle pagine di Action Comics n.252. In questo caso era la cugina di Superman, Kara Zor-El, che giunse sulla Terra anni dopo il cugino. La sua città d’origine venne sbalzata nello spazio dall’esplosione che distrusse il pianeta Krypton.

Quando i pericoli dello spazio iniziarono a rendere la città vagante un luogo impossibile dove sopravvivere, i suoi genitori decisero di spedirla verso la Terra a bordo di un razzo. La scelta era caduta sul nostro pianeta perché grazie al tipico telescopio golden age in grado di vedere l’universo non come dovrebbe essere in base alle leggi della fisica, ma come è in base alle esigenze dei narratori, avevano scoperto che lì si trovava Superman, il loro nipote Kal-El, l’ultimo kryptoniano.
Col tempo queste origini si modificarono raffinandosi e complicandosi, proponendo anche differenti versioni del personaggio: una cugina proveniente da una Terra alternativa, un protoplasma metamorfico in cerca di identità, e altre facezie del genere.
La Supergirl che ci interessa, però, che poi è quella protagonista sia di The woman of tomorrow sia del film di Gillespie, è esattamente ciò che era su Action Comics n.252: la cugina di Superman.
Il paradosso dei cugini

La prima cosa che cerchiamo di capire è come sia possibile che Kara, che era nata prima di Kal, si ritrovi più giovane del cugino. In pratica, come forse intuibile, ci rivolgiamo al famoso paradosso dei gemelli emerso nella relatività speciale di Albert Einstein in uno dei suoi articoli usciti nel 1905.
Lo stesso Einstein, che nella sua formulazione originale si riferiva a degli orologi, non lo riteneva un paradosso, ma una naturale conseguenza della teoria. E fu anche il primo, nel 1911, a sostituire gli orologi con organismi biologici (o qualcosa del genere):
I gemelli entrarono in scena solo nel 1918 grazie a Herman Weyl che così riformulò il paradosso:
Se applichiamo un po’ a spanne questo effetto a Superman e Supergirl, vediamo che all’inizio è Superman a viaggiare a velocità prossime a quella della luce e dunque a restare neonato mentre la cugina cresce. Quindi, quando è il momento di Supergirl di partire per lo spazio, è quest’ultima a restare sostanzialmente fissa con l’età di partenza, mentre Superman invecchia.
L’effetto, che peraltro è stato verificato grazie alla Stazione Spaziale Internazionale e ai due astronauti gemelli Scott e Mark Kelly, viene ovviamente utilizzato dagli autori in maniera abbastanza allegra ed esagerata in modo da avere una Kara molto più giovane del famoso cugino, ma, di base, al netto di situazioni come fasi di accelerazione e rallentamento, dietro questa situazione c’è, effettivamente, un principio scientifico.
Così come c’è un principio scientifico dietro la scelta di Kara di festeggiare il suo compleanno nei dintorni di una stella rossa.
Stordirsi sotto un sole rosso

L’idea di base dietro i superpoteri di Supergirl è la medesima dietro quelli di Superman: un effetto dovuto alle radiazioni emesse dal nostro Sole.
In effetti in origine i superpoteri dei kryptoniani avevano una spiegazione puramente gravitazionale: l’accelerazione gravitazionale di Krypton, si diceva nei primi fumetti di Jerry Siegel e Joe Shuster, era di molto superiore a quella della Terra. E a questa spiegazione si attennero tutti gli autori successivi. Solo con la silver age venne introdotta l’origine solare dei poteri dei kryptoniani, che così diventano delle vere e proprie batterie viventi.
In effetti se andiamo a confrontare l’energia emessa dalla nostra stella con quella emessa da una stella rossa, come era la stella Rao intorno cui orbitava Krypton, quest’ultima risulta inferiore. Quindi un kryptoniano, evolutosi per sopravvivere sotto certi livelli di energia, sulla Terra riceve un surplus che gli consente di sviluppare nuovi poteri. E per contro se vuole per un giorno essere “normale” gli basta viaggiare fino a una stella rossa, come Trappist-1, per esempio.
In effetti utilizzare una stella rossa in luogo di un pianeta roccioso dalla gravità superiore appare più semplice da gestire anche dal punto di vista scientifico. Oltre a livelli di energia inferiori, infatti, anche la zona di abitabilità risulta molto più vicina alla stella, che è pure molto più stabile e longeva. E dunque sembra sensato spiegare in questo modo le origini dei superpoteri di Supergirl e Superman.
C’è solo un piccolo dettaglio: a fare bene i conti, l’efficienza dei due super-cugini per poter sviluppare la superforza, il volo, le varie superviste e tutti gli altri superpoteri dovrebbe essere di molto superiore al 100%!
Sopravvissuta

Al netto delle questioni sul respirare nello spazio, viaggiare non solo tra pianeti, ma persino tra stelle senza l’ausilio di alcuna astronave, che spesso hanno caratterizzato molti dei racconti della golden e della silver age (e che a volte ritornano, in situazioni estemporanee, soprattutto come omaggio a quell’epoca), la differenza sostanziale tra Clark e Kara emerge con forza proprio nella miniserie di King ed Evely: Superman, pur se orfano, è cresciuto sulla Terra, mentre Supergirl ha visto il suo pianeta distrutto e la sua famiglia e tutta la sua città morire.
Dunque è una sopravvissuta, una profuga, come diremmo oggi, che ha anche avuto il tempo di prodigarsi per salvare la sua terra natia, senza riuscirci. Le circostanze (e soprattutto i genitori) l’hanno costretta a vivere non solo con la consapevolezza di non esservi riuscita, ma anche con la “colpa” di essere suo malgrado sopravvissuta.
Tutte cose che possono o condurti all’autodistruzione, o renderti l’eroina più forte dell’universo. O a provare a esserlo, che poi è la strada scelta da Kara Zor-El.



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