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Piazzi Pianeta perduto

Il 22 luglio 2026 ricorre il bicentenario della morte dell’astronomo valtellinese padre Giuseppe Piazzi. Fondatore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo e suo primo direttore, divenne famoso per la scoperta, il 1° gennaio 1801, proprio da quell’osservatorio, del primo oggetto della fascia principale degli asteroidi, battezzato successivamente Cerere e oggi classificato come pianeta nano.
La scoperta di Cerere, in realtà, non fu un affare semplice, né immediato fu il suo riconoscimento. Dapprima lo stesso Piazzi, timoroso forse di avanzare ipotesi troppo ardite, si limitò a suggerire di avere scoperto una cometa. Tuttavia, in una lettera dell’11 gennaio 1801 all’astronomo Barnaba Oriani a Milano scrisse:

Ho annunziato questa stella come una cometa, ma poiché non è accompagnata da alcuna nebulosità, e inoltre il suo movimento è così lento e piuttosto uniforme, mi è venuto in mente più volte che potrebbe essere qualcosa di meglio di una cometa.

Nel frattempo una non meglio specificata grave malattia mise a letto il povero prete che, quando si rimise, non ritrovò più il corpo celeste e cercò invano di seguire l’astro novello.
Ben presto divenne chiaro che poteva trattarsi del pianeta tra Marte e Giove previsto dalla nota legge di Titius-Bode. A quel punto schiere di astronomi si misero a cercare quell’inafferrabile corpo celeste. La posta in gioco era altissima. Alla fine il successo arrise a un giovane matematico tedesco, Carl Friedrich Gauss, che, usando le osservazioni di Piazzi ed elaborando nuovi metodi matematici per la meccanica celeste, riuscì a ricostruirne l’orbita e a calcolarne le effemeridi.
Usando queste informazioni, l’astronomo tedesco Franz Xaver von Zach riuscì per primo a ritrovare il nuovo pianeta. Poche settimane dopo, il 31 dicembre 1801, anche il connazionale Heinrich Olbers lo osservò esattamente nella posizione prevista da Gauss. La fama di Gauss si diffuse rapidamente nel mondo scientifico, ma a Piazzi fu riconosciuto il primato della scoperta.
A quel punto si poteva dare anche un nome: Piazzi scelse l’altisonante Cerere Ferdinandea. La prima parte in onore della dea delle messi che aveva il suo quartier generale in Sicilia, la seconda parte per ingraziarsi probabilmente il re Ferdinando di Borbone. La comunità internazionale degli astronomi, evidentemente di sentimenti meno monarchici, lasciò cadere l’appendice troppo sfacciatamente politica e mantenne il riferimento alla dea del grano.
Oggi sappiamo che tra Marte e Giove non c’è solo Cerere, ma una pletora di corpi minori, di cui Cerere è il più grande: freddi e antichi frammenti che conservano la memoria della formazione del Sistema Solare.

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