Stefano (nome di fantasia) ha 45 anni e lavora da 15 in un ente di ricerca. Da circa 5 anni, ha iniziato a dare la sua disponibilità per svolgere incontri nelle scuole. In genere, quando gli chiedo come è andata, Stefano risponde che è andata bene e che si è divertito. Certo, lui preferisce le scuole superiori – meglio ancora se licei scientifici – ma gli piace molto andare anche nelle scuole primarie, dove i bambini e le bambine lo inondano di domande, semplici solo all’apparenza. Al contrario, ha riscontrato qualche difficoltà nelle secondarie di I grado: gli studenti e le studentesse lo ascoltano poco e sembrano disinteressati. Insieme a un amico, ha sviluppato un gioco educativo, che in classe funziona molto, piace un sacco.
Questa scena rientra nella categoria letteraria del “verosimile”: il nome può essere sostituito con qualsiasi altro, maschile o femminile, ma la sostanza resta invariata. Ed è per dire: ci sono tante persone, negli enti di ricerca, che si mettono a disposizione delle scuole; vanno a raccontare la propria ricerca oppure partecipano in modo regolare alle attività offerte dalla propria sede agli istituti scolastici del territorio. Per fare un esempio, l’INAF – Osservatorio di Brera ha un’offerta didattica, Il filo della scienza, che si rinnova di anno in anno: il prossimo settembre compiremo 22 anni.
Questa situazione ci fa capire quanto, tra i ricercatori e le ricercatrici, ci sia voglia di condividere il proprio percorso, le scoperte, ma anche il proprio entusiasmo e la propria passione. Ma ci fa capire anche un’altra cosa: in generale, non c’è un’analisi significativa dei bisogni né dei vincoli di coloro che vivono la scuola.
Ma veniamo all’appello.

Dall’11 al 13 maggio scorso, si è svolto a Ischia il primo congresso organizzato da INFN, INAF, INGV e CNR, tutti enti pubblici di ricerca, dal titolo Scuola e Ricerca: il public engagement per la cultura scientifica del futuro. Molti temi interessanti: formazione docenti, strumenti e contenuti e risorse per la scuola, progettazione di giochi educativi, linguaggi e strategie per valorizzazione la scienza.
Uno dei momenti più intensi è stata la tavola rotonda, organizzata da Susanna Bertelli (INFN) e Luca Balletti (CNR), in cui si è data la parola ai docenti: qual è stata un’esperienza positiva con un ente di ricerca? Quali errori non vanno ripetuti? Che cosa vogliamo mantenere?

Vorrei girare le stesse domande ai docenti a cui capitasse di leggere questa rubrica: in che modo un ricercatore/una ricercatrice di un ente di ricerca può essere utile al mondo della scuola? Pensate a un mondo ideale, non vi soffermate solo sui vincoli: per un momento, pensate di poter chiedere qualsiasi cosa.
Per rispondere, utilizzate il codice QR qui sotto. Si aprirà un form con qualche domanda e qualche campo aperto. Non ci sono campi obbligatori. Però ve lo chiedo con garbo: fate in modo che gli enti di ricerca ascoltino le vostre voci!



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