Cose dell'altro cielo

Settembre ricomincia, il cielo no

Tra campanelle, orologi e calendari, il nostro tempo quotidiano è molto più astronomico di quanto sembri.
Orologi brera
Gli orologi all’interno del Museo Astronomico di Brera. Foto di Gianluigi Filippelli.

 

A settembre ricominciano gli orari. La sveglia torna a suonare presto, ricominciano le lezioni, gli autobus da prendere, gli ingressi, le ricreazioni, le attività del pomeriggio. Dopo settimane in cui il tempo sembrava un po’ più elastico, improvvisamente la giornata torna a riempirsi di numeri: 7:30, 8:10, 13:30, 16:00.
Non è un caso se settembre, per molti, assomiglia più a un capodanno di gennaio. Si riparte, si riempiono calendari, si ricostruiscono routine. In Sardegna, la mia terra d’origine, uno dei nomi tradizionali di settembre è Cabudanni, da caput anni, “inizio dell’anno”: una traccia dell’influenza bizantina, quando l’anno iniziava proprio il 1° settembre. Nel calendario ebraico, invece, Rosh Hashanah segna l’inizio del nuovo anno nel mese di Tishri e cade tra settembre e ottobre. E in Etiopia il nuovo anno, Enkutatash, si celebra a settembre: nel 2026 cade l’11 settembre.

Il cielo, però, non sa che è settembre.
La Terra continua a ruotare, la Luna prosegue lungo la sua orbita, il Sole cambia lentamente posizione nel cielo e le giornate si accorciano senza aspettare il primo giorno di scuola. Eppure proprio quei movimenti sono alla base del modo in cui abbiamo imparato a dividere il tempo. Prima degli smartwatch, degli orologi appesi alle pareti e delle campanelle scolastiche, per capire che momento della giornata fosse bastava guardare in alto. Il primo orologio è stato il cielo.

Che ore sono? Chiedilo al Sole

Globo inclinatoPer gran parte della storia umana, dire “mezzogiorno” non significava guardare un display. Significava osservare il Sole.
Quando raggiunge il punto più alto del suo percorso quotidiano nel cielo, si parla di mezzogiorno solare. Intorno a quel momento, l’ombra proiettata da un oggetto verticale raggiunge la sua lunghezza minima e poi torna ad allungarsi. È il principio delle meridiane, ma anche di una delle osservazioni più semplici che si possano fare in un cortile scolastico: basta uno gnomone (anche un semplice bastone verticale), un po’ di Sole e qualche segno tracciato nel corso della giornata.
La cosa curiosa è che il mezzogiorno solare non coincide necessariamente con le 12:00 segnate dall’orologio. I nostri orologi seguono infatti un’ora convenzionale, condivisa da tutti i luoghi appartenenti allo stesso fuso orario. Il Sole, invece, raggiunge il punto più alto nel cielo in momenti diversi a seconda della longitudine: a Roma e a Torino, per esempio, non culmina nello stesso istante, anche se gli orologi delle due città segnano la stessa ora.
E non è tutto: anche nello stesso luogo il mezzogiorno solare non cade ogni giorno esattamente allo stesso minuto. L’orbita terrestre non è perfettamente circolare e l’asse della Terra è inclinato rispetto al piano dell’orbita: per questo, visto dalla Terra, il Sole non sembra avanzare nel cielo con un ritmo perfettamente uniforme durante l’anno. La differenza tra questo tempo solare apparente e un tempo solare medio può arrivare a circa un quarto d’ora. Le 12:00 dell’orologio, insomma, sono una convenzione. Il mezzogiorno solare è un evento astronomico.

Piccola curiosità: a Roma, nei primi giorni di settembre, il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo intorno alle 13:09 dell’orologio. Non perché il Sole sia “in ritardo”: siamo noi ad aver regolato l’orologio su un’ora convenzionale. In questo periodo, inoltre, è ancora in vigore l’ora legale, che sposta le lancette avanti di un’ora.

Quando ognuno aveva il suo mezzogiorno

Fusi orari
Mappa della Terra con i fusi orari in evidenza – via commons

Per molto tempo questa differenza non era un problema. Ogni città poteva regolare i propri orologi osservando il Sole: quando raggiungeva il meridiano locale era mezzogiorno. Spostandosi verso est o verso ovest, però, cambiava anche l’ora locale. Finché i viaggi erano lenti e le comunicazioni limitate, qualche minuto di differenza tra una città e l’altra contava poco, ma con l’arrivo delle ferrovie la faccenda diventò molto più complicata. Orari dei treni, coincidenze e comunicazioni avevano bisogno di un riferimento comune e così il tempo è diventato sempre meno locale.
Oggi il pianeta è suddiviso in fusi orari che adottano, con parecchie eccezioni politiche e geografiche, una stessa ora convenzionale. Due città possono quindi condividere la stessa ora pur avendo il Sole in posizioni leggermente diverse nel cielo. E così la campanella della scuola non suona quando il Sole raggiunge una certa altezza: suona quando lo dice l’orologio, ma quell’orologio conserva ancora molte tracce del cielo da cui siamo partiti.

Un calendario pieno di astronomia

Orbita terra zodiaco
L’orbita della Terra attorno al Sole con sullo sfondo le costellazioni dello zodiaco – Crediti: Crediti Iafrate, Massimo RamellaEuroVO

Non è solo l’ora della giornata ad avere una storia astronomica. Il giorno è legato alla rotazione terrestre. Più precisamente, quello che scandisce la nostra vita quotidiana è il giorno solare medio, della durata di 24 ore.
L’anno deriva invece dal moto della Terra intorno al Sole: circa 365 giorni e un quarto, quel “quarto” che ogni quattro anni ritroviamo, con qualche correzione, nel 29 febbraio degli anni bisestili.
E il mese? Il nome stesso conserva il legame con la Luna. Il ciclo completo delle sue fasi dura circa 29 giorni e mezzo e ha ispirato numerosi calendari lunari e lunisolari. I mesi del calendario che usiamo oggi, però, non seguono più direttamente le fasi lunari: durano 28, 29, 30 o 31 giorni. Abbiamo reso la misura del tempo sempre più precisa, fino agli orologi atomici, che non hanno più bisogno di osservare il cielo per dirci che ore sono, ma giorni, mesi e anni continuano a portarsi dietro una lunga storia astronomica.

E allora perché settembre sembra l’inizio dell’anno?

Astronomicamente, settembre non segna nessun nuovo anno. E neppure l’autunno comincia il primo giorno del mese: nel 2026, nell’emisfero nord, l’equinozio arriverà il 23 settembre, alle 2:05 ora italiana. Eppure qualcosa cambia davvero. Le ore di luce diminuiscono, il Sole tramonta sempre prima e, sera dopo sera, cambia il cielo che troviamo sopra le nostre teste.
Le costellazioni estive sono ancora ben visibili nelle prime ore della notte, mentre quelle tipiche dell’autunno cominciano lentamente a prendere il loro posto. Anche il percorso apparente del Sole si modifica: giorno dopo giorno lo vediamo descrivere un arco sempre più basso nel cielo e, alle nostre latitudini, il punto in cui tramonta si sposta lungo l’orizzonte. Mentre tutto questo succede, le nostre giornate tornano a riempirsi di sveglie, lezioni, appuntamenti e scadenze. Settembre ci sembra un nuovo inizio perché siamo noi a ricominciare a organizzare il tempo.
Il cielo, invece, non ha mai ricominciato: ha semplicemente continuato a cambiare, giorno dopo giorno.

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