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Trappist-1: sette pianeti a luce rossa

Due o tre cose sul sistema planetario scoperto intorno a TRAPPIST-1

Aggiornato il 12 Giugno 2026

Trappist
La stella TRAPPIST-1 in uno scatto dello Sloan Digital Sky Survey – via commons
La stella nota come TRAPPIST-1, una nana rossa, venne scoperta nel 1999 dal team dell’astronomo John Gizis nel corso di una campagna osservativa condotta nel corso del giugno di quell’anno. L’annuncio della scoperta venne successivamente pubblicato nel 2000.
Il nome deriva dal TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope project, TRAPPIST, appunto, costituito da una coppia di telescopi robotici belgi installati a partire dal 2010 presso l’osservatorio di La Silla dell’ESO (European SOuthern Observatory). La scelta dell’acronimo per indicare il progetto è stata fatta per rendere omaggio alla famosa birra belga prodotta dai monaci trappisti.

Sistema solare tascabile

Tale strumento era stato progettato per aiutare nella scoperta di comete ed esopianeti, e infatti nel 2016 un team guidato dall’astronomo Michaël Gillon, sempre utilizzato TRAPPIST, ha scoperto un sistema planetario costituito da sette pianeti che orbitano intorno a TRAPPIST-1.
La particolarità di questo sistema, la cui scoperta ha meritato la pubblicazione su Nature, è che tutti e sette questi pianeti si trovano all’interno della “zona abitabile” della stella. Cosa che ha dell’incredibile se a questa informazione aggiungiamo un altro fatto rilevante: l’intero sistema planetario ha dimensioni inferiori rispetto all’orbita di Mercurio!

Trappist 1 system vs solar system
Confronto tra il sistema di TRAPPIST-1 e il Sistema Solare – via commons

Sette pianeti a luce rossa

Nel video che segue (girato e montato da Laura Barbalini) Monica Rainer dell’INAF ci racconta cosa ci dicono questi pianeti sull’universo e sulla sua abitabilità e quali sono le differenze e, soprattutto, le similitudini con il nostro Sistema Solare.

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Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università  della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

Laura Barbalini Laura Barbalini

Laureata in Biotecnologie Mediche, con un Dottorato in Medicina Molecolare presso l'Università  degli Studi di Milano. In seguito a una specializzazione in Comunicazione della Scienza, si è occupata della produzione di materiali divulgativi per differenti enti, tra cui l'Università  degli Studi di Milano-Bicocca e il Comune di Milano. Attualmente lavora nell'ufficio divulgazione dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Brera.

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