
Benvenuto sulle pagine di Universo Mondo, Saevar! Parlaci un po’ di te…
Ho studiato geologia, ma seguendo tutti i corsi di astronomia e astrofisica disponibili all’Università d’Islanda. Contavo di proseguire gli studi con un dottorato in planetologia, ma poi la vita ha preso una piega inaspettata: ho avuto un bambino e i miei piani sono cambiati. Per fortuna, ho trovato un lavoro come insegnante di astronomia in una scuola superiore locale e per svolgere attività di divulgazione scientifica all’università. Mi è piaciuto moltissimo e mi ci sono buttato a capofitto.
Contemporaneamente, anche il lavoro con i media è aumentato, quindi ho deciso di dedicarmi completamente alla comunicazione e alla divulgazione scientifica. È stata un’esperienza meravigliosa, molto divertente e gratificante, che mi ha portato a pubblicare diversi libri, partecipare a programmi radiofonici e televisivi in prima serata e incontrare persone provenienti da tutto il mondo. Non posso lamentarmi.
Di cosa ti occupi oggi?
Ho lavorato in diversi posti, principalmente insegnando nelle scuole superiori locali, all’Università d’Islanda e al Museo di scienze naturali. Attualmente però ho deciso di dedicarmi completamente alla mia startup, che si chiama Iceland at Night. L’obiettivo è fornire a chi visita l’Islanda in cerca dell’aurora boreale gli strumenti migliori e più affidabili per catturarla. La stessa azienda gestisce anche Eclipse 2026 e un piccolo negozio specializzato in attrezzature per l’osservazione delle stelle e l’astrofotografia.

È successo un po’ per caso. Ero giovanissimo quando un professore all’Università d’Islanda suggerì a dei giornalisti di intervistarmi su Marte e sull’esplorazione marziana. Mi dissero che ero molto bravo a spiegare concetti complessi a persone di tutte le età, con grande entusiasmo e passione, e così iniziarono a contattarmi sempre più spesso per parlare di scienza sui media. Penso che comunicare la scienza al grande pubblico sia molto divertente, gratificante e importante.
Sembra che ci sia anche una sorta di scintilla, un bisogno profondo, dentro di me, di raccontare a tutti le meraviglie del cielo notturno e dell’Universo. La mia più grande fonte di ispirazione è, ovviamente, Carl Sagan, i suoi fantastici libri e la sua serie televisiva.
Queste prime esperienze nel mondo dei media ti hanno poi portato a diventare conduttore televisivo e autore di libri di successo… com’è successo?
Ho lavorato molto con i media locali, in televisione e alla radio. Per alcuni anni ho condotto la rubrica di notizie per bambini, che mi ha permesso di parlare loro di nuove scoperte scientifiche, soprattutto in astronomia. Per anni ho avuto una rubrica bisettimanale in uno dei programmi del mattino alla radio, una piattaforma fantastica per comunicare la scienza.
Ho realizzato serie tv in prima serata sul cambiamento climatico e sulle soluzioni alla crisi ambientale. Poi sono diventato il conduttore di uno dei programmi televisivi di scienza e tecnologia più longevi in Islanda. È un privilegio.
Scrivere libri è forse quello che amo di più. Ne ho scritti dieci finora, sei dei quali fanno parte di una collana di divulgazione scientifica per bambini e ragazzi, e quattro sono rivolti ad adulti e giovani adulti. Solo uno è in inglese, per ora: Iceland at Night, che ho scritto insieme al mio amico e collega, Babak Tafreshi, fotografo del National Geographic. Parla del cielo notturno in l’Islanda, e naturalmente dell’aurora boreale.
Sono piuttosto orgoglioso della serie per bambini. Si chiama “Science Literacy” e gli argomenti sono molto vari: il Sistema Solare, come l’umanità ha risolto problemi ambientali difficili, gli errori e l’importanza di non aver paura di sbagliare quando si prova qualcosa di nuovo e si impara. Poi è arrivato il momento della storia della Terra e del Big Bang e, naturalmente, di un libro su ciò che succede ai nostri rifiuti organici: cacca e pipì, insomma. È andato a ruba!

Sì, l’Islanda è un paese straordinario. La natura è incredibile. Per chi vuole assistere alla nascita del nostro pianeta, l’Islanda è il posto giusto. C’è una varietà incredibile. La natura ha avuto un’enorme influenza sulla mia decisione di studiare geologia e di diventare un planetologo.
Ma il mio vero amore nella natura sono il cielo notturno e le stelle. Non c’è niente di meglio che stare all’aperto sotto un cielo stellato, buio pesto, con un’aurora boreale che danza sopra di noi. È incredibilmente pacifico, bello, maestoso. Lo trovo così straordinario che vorrei raccontarlo a tutti. Suscita in me qualcosa che non riesco a spiegare.
E sì, l’Islanda è nota per avere un meteo piuttosto nuvoloso in media, ma stranamente non è così male come molti pensano. Anzi, molto spesso abbiamo cieli sereni e meravigliosi.
Buono a sapersi! Quali sono i tuoi argomenti preferiti di cui parlare con il pubblico?
Le eclissi solari, senza dubbio. Niente si avvicina allo spettacolo di un’eclissi totale di Sole. Ho avuto la fortuna di vederne quattro finora e cercherò di osservarne quante più possibile in futuro. Ultimamente mi sono dedicato molto a questo, il che è sempre piacevole e mai noioso.
Anche mostrare l’aurora boreale ai viaggiatori è fantastico. La gente accorre a frotte in Islanda per vederla. E a ragione: durante la stagione delle aurore boreali, da metà agosto a fine aprile, si vede praticamente ogni notte. Si tratta di persone che spesso vivono in luoghi con forte inquinamento luminoso: alcune non hanno mai visto la Via Lattea. Trovarsi all’aperto con loro e guardare il cielo a occhio nudo o con un telescopio è davvero gratificante.
E poi, poter parlare del cielo notturno in generale, soprattutto sotto la sua luce autentica, di notte, è un privilegio. Essere pagato per guardare il cielo e raccontare agli altri ciò che amo di più. Lo faccio spesso, sia con i bambini che con gli adulti.
E il tuo pubblico preferito?
Oh, questa è una domanda difficile. Ogni pubblico ha il suo fascino, che si tratti di bambini dell’asilo, adolescenti o anziani. Probabilmente i miei preferiti sono quegli adolescenti che se la tirano un po’ e arrivano con un atteggiamento negativo, ma poi finiscono per essere super entusiasti e coinvolti. Incontrare persone curiose di tutte le età è sempre emozionante, soprattutto quando sanno già qualcosina e hanno interesse a osservare una galassia debole e lontana attraverso l’oculare di un telescopio.
Uno degli obiettivi di un divulgatore scientifico dovrebbe essere quello di suscitare interesse nel pubblico e affascinarlo. Almeno, questo è il mio obiettivo. Insegnare loro qualcosa di nuovo e sorprendente, lasciarli curiosi e desiderosi di saperne di più.

Nell’ambito delle tue attività di divulgazione scientifica, hai condiviso l’emozione delle eclissi solari da varie parti del mondo. Quest’anno, il 12 agosto, un’eclissi totale di Sole sfiorerà parte dell’Islanda. Come vi state preparando, tu e tutto il paese, per questo straordinario evento?
Negli ultimi tre anni ho lavorato tantissimo, bussando alle porte di tutti coloro che potevano avere un interesse diretto: agenzie di viaggio, comuni, autorità. È stato un lavoro davvero impegnativo. Ho lanciato Eclipse 2026 due anni fa per cercare di aiutare tutti a prepararsi, spiegare cosa aspettarsi, praticamente qualunque cosa si possa immaginare.
Ho fatto tutto il possibile, ma nonostante ciò, so che abbiamo già perso un’occasione irripetibile a causa della mancanza di interesse da parte delle autorità e del fatto che gli islandesi non pianificano mai nulla in anticipo, fino all’ultimo momento, quando ormai è troppo tardi. Questo mi rattrista molto.
Un altro elemento incredibile, anche se forse non così sorprendente, è l’avidità. Ogni volta che parlo di questo straordinario evento celeste, le persone sembrano più interessate a guadagnarci su, gonfiando i prezzi delle loro case sulle piattaforme di affitti brevi.
Detto questo, non mi arrendo mai e cerco di fare del mio meglio per condividere quanto sia meraviglioso e quanto siamo fortunati ad essere vivi quando il cono d’ombra della Luna attraverserà l’Islanda.
Finora ho tenuto più di cento conferenze a gruppi disparati, visito le scuole e cerco di usare i social media per la divulgazione e la didattica. Sta per uscire un libro per bambini sulle eclissi e sto facendo del mio meglio per assicurarmi che i bambini sappiano come osservare l’eclissi in sicurezza. A causa della totale mancanza di supporto, ho creato un negozio online per vendere occhiali da eclissi e altre attrezzature per l’osservazione solare, con lo scopo di raccogliere fondi per programmi educativi. Fortunatamente, il pubblico sembra apprezzare l’iniziativa e questo ha aiutato molto.
Grazie ai miei sforzi, tutti i comuni hanno iniziato i preparativi: principalmente gestione del traffico e sicurezza, ma almeno ora sanno cosa sta per succedere. Incrocio le dita sperando in un cielo perfetto il giorno dell’eclissi. Lo desidero davvero tanto.
Hai qualche consiglio per chi ha intenzione di assistere all’eclissi in Islanda?
Sì: siate mobili. In Islanda è spesso nuvoloso, ma non è quasi mai coperto completamente dappertutto. Ecco perché essere mobili è assolutamente fondamentale.
Poi siate pazienti perché il traffico sarà terribile. Ma il mio consiglio principale è semplicemente quello di godervi il soggiorno in Islanda. È un posto fantastico con una natura meravigliosa, cibo eccellente e, si spera, anche persone meravigliose.
Consiglio di usare eclipse2026.is per informazioni che verranno aggiunte quando l’evento sarà più vicino.

Parlaci dell’astronomia nel tuo paese.
L’astronomia si pratica principalmente all’estero. Gli astronomi islandesi lavorano all’Università d’Islanda e collaborano molto con gli astronomi di tutto il mondo, in particolare in altri paesi nordici. Siamo membri del Nordic Optical Telescope dagli anni Novanta.
Negli ultimi due decenni, i principali argomenti di ricerca si concentrano sull’astrofisica delle alte energie, come lampi gamma e buchi neri, e più recentemente sulla materia oscura e l’energia oscura. A livello locale, la maggior parte della ricerca astronomica ruota intorno alle osservazioni del campo magnetico e lo studio dell’aurora boreale.
Naturalmente, abbiamo dato un contributo significativo alla planetologia. L’Islanda è una meta molto popolare per gli scienziati che desiderano condurre studi sul campo, testare attrezzature e prepararsi all’esplorazione della Luna, di Marte, Venere e persino delle lune ghiacciate del Sistema Solare. Gli equipaggi del programma Artemis si sono addestrati sugli altipiani islandesi, proprio come fecero gli astronauti delle missioni Apollo nel 1965 e nel 1967. L’Islanda rappresenta un ottimo modello per lo studio della Luna, di Marte e di Venere.
Com’è invece la situazione per quanto riguarda la divulgazione e la didattica della scienza?
Credo che la situazione in materia di didattica e divulgazione scientifica sia simile a quella di altri paesi europei. Le scienze naturali – geologia, biologia, fisica e chimica – ovviamente sono obbligatorie nelle scuole primarie e secondarie. Purtroppo gli insegnanti hanno raramente una formazione scientifica, ma so che si impegnano al massimo e sono molto desiderosi di aggiornarsi ogni volta che ne hanno l’opportunità. L’astronomia di base viene spesso insegnata nell’ambito di fisica o geologia e ogni studente riceve almeno un’introduzione di astronomia alle elementari.
La comunicazione scientifica in Islanda è di vario livello. Naturalmente, essendo un paese vulcanico, la geologia e la geofisica sono gli argomenti principali che vengono comunicati al grande pubblico, tanto che ormai quasi tutti si considerano “esperti” di vulcani.
Altri metodi di comunicazione scientifica vengono utilizzati in vari modi, attraverso i media, conferenze e social media.

La totale mancanza di fondi è la sfida più grande. Gran parte delle attività di comunicazione scientifica sono iniziative private, svolte senza retribuzione e talvolta considerate un hobby da scienziati o divulgatori. Per quanto riguarda la formazione, gli insegnanti spesso dedicano il loro tempo libero ad approfondire le proprie conoscenze scientifiche. Non posso che ammirarli per il loro impegno.
Oggigiorno, i social media rappresentano una sfida importante, data la quantità di disinformazione diffusa online. Mi capita spesso di ricevere domande su sciocchezze viste sui social, che sono completamente esagerate se non del tutto false. Purtroppo, questo mi porta via sempre più tempo.
Anche l’utilizzo di piattaforme diverse è una sfida importante: bisogna imparare a montare video per poter raggiungere un pubblico più ampio.
La lingua è un’altra sfida, forse un po’ più sorprendente. L’inglese è così diffuso che ormai la gente non conosce più i termini islandesi. Soprattutto i bambini. Oggi, quando spiego qualcosa, spesso devo usare il termine in inglese prima di dirlo in islandese. Secondo me è un peccato.
Tu fai anche parte della rete di didattica e divulgazione dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU). In che modo pensi che queste sfide differiscano da quelle incontrate in altri paesi del mondo?
Penso che in Europa e negli Stati Uniti ci siano problemi simili. La mancanza di tempo e fondi e la diffusione di informazioni sbagliate sono peggiorate ulteriormente ora con i modelli linguistici ampi (LLMs). Anche la sfiducia verso la scienza e le competenze sono un problema che mi preoccupa molto. Forse dobbiamo cambiare in qualche modo la maniera in cui comunichiamo e divulghiamo. Come, non lo so. A volte, professori e scienziati rinomati non sono i migliori comunicatori.
Per esempio, ho visto e letto interviste ad astronomi che parlavano di eclissi totali di Sole senza averne mai vista una. Non si può comunicare con entusiasmo quanto sia magnifica l’esperienza di un’eclissi senza averla mai vista.

La cosa più emozionante è sicuramente vedere i bambini incuriosirsi ed entusiasmarsi per qualcosa che prima non conoscevano o a cui non davano importanza. Cambiare la loro prospettiva su quanto sia bella e interessante la natura. Quanto possa essere affascinante la scienza e come essa fornisca un modo di pensare che può essere molto utile da grandi. Oltre a questo, condividere le meraviglie del cielo notturno con i nostri cari è sempre emozionante.
La parte più difficile credo che sia l’esser circondati da persone negative. Per fortuna è raro, ma può succedere.
Quando si tratta di comunicare l’emozione dell’imminente eclissi totale, direi che la cosa più difficile è stata convincere le persone che sarà un evento straordinario a prescindere dalle condizioni meteorologiche. E che vale assolutamente la pena godersi al massimo un’esperienza unica che non rivivremo mai più nella nostra vita. In questo senso, la mancanza di supporto e interesse da parte delle autorità è stata la cosa più deludente.
Prima hai parlato di Carl Sagan. Ci sono altri autori, libri, persone o eventi particolari che ti hanno influenzato lungo il cammino?
Sì, moltissimi. Innanzitutto, vedere la serie Cosmo di Carl Sagan quando avevo otto anni mi ha stregato. All’epoca, mio zio aveva un telescopio e mi mostrò Saturno per la prima volta. Rimasi senza parole, non ci potevo credere che stavo vedendo i suoi anelli. E poi i crateri e le montagne sulla Luna! Più imparavo, più mi affascinava ed ero sempre più entusiasta di condividere quell’entusiasmo con gli altri.
Ma è il 20 marzo 2015 che la mia vita è cambiata. Quel venerdì mattina ci fu un’eclissi solare parziale molto intensa in Islanda: 97% a Reykjavik e 99% nell’Islanda orientale. Qualche mese prima, mi era venuta la folle idea di regalare a ogni studente e insegnante islandese degli occhiali da eclissi, in modo che potessero uscire quella mattina e ammirare una splendida eclissi di Sole. Fu un’eclissi parziale così intensa da far sentire il calo della temperatura, il cambiamento del vento e quella strana luce argentea. Sarebbe avvenuta durante l’orario scolastico: invece di restare chiusi in classe, perché non trasformare la giornata in un momento di divulgazione scientifica?
Per fortuna il tempo fu clemente. Quella fu l’unica mattina limpida in tutta l’Islanda quel mese di marzo. E così tutti gli studenti e gli insegnanti uscirono e osservarono l’eclissi solare in sicurezza.
Quell’evento mi ha cambiato completamente la vita. Ha dato origine a tutti i libri, i programmi televisivi e radiofonici, e persino i concerti a tema scientifico con l’Orchestra Sinfonica Islandese.




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