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Copernico e Galileo indagano

Luca Blengino e Stefano Carloni propongono due gialli intricati risolti da alcuni detective d'eccezione: Niccolò Copernico e Galileo Galilei

La “sacra triade dell’astronomia”, Niccolò Copernico, Galileo Galilei e Giovanni Keplero insieme con la guest star Paracelso si ritrovano invischiati in due indagini di omicidio all’interno del volume I sapienti di Luca Blengino e Stefano Carloni. Le due vicende sono ambientate a Ferrara nel 1512, con investigatori Copernico e Paracelso, e a Uraniborg nel 1594 con Galileo e Keplero a gestire le indagini. I due casi, strutturati sul giallo classico di genere investigativo alla Conan Doyle (investigatore e spalla), brillano per un’ottima rappresentazione, sia narrativa sia grafica, del contesto storico. Vediamo di approfondire un po’ le vicende e i personaggi così come presentati da Blengino e Carloni.

Intrigo all’università

Siamo a Ferrara. Nel corso della lezione di uno dei più illustri insegnanti dell’università, una freccia sibila per l’aula e colpisce a morte il Maestro Orazio. A indagare sull’apparentemente impossibile omicidio (la porta dell’aula era chiusa) si ritrova Niccolò Copernico, tornato a Ferrara dopo il primo soggiorno del 1503, durante il quale era stato allievo dell’astronomo Domenico Maria Novara. Il nuovo soggiorno in Italia è sostanzialmente fittizio, seppur plausibile, visto che tra il 1510 e il 1512 Copernico soggiornò a Frombork e dove, giusto poco dopo l’ambientazione di Dal piombo all’oro (nome del capitolo a lui dedicato nel volume de I sapienti), fu coinvolto nelle locali elezioni.
D’altra parte, però, il genere del giallo storico si svolge spesso, soprattutto quando coinvolge i personaggi storici, tra le pieghe delle biografie, nei buchi temporali che potrebbero essere riempiti da vicende inventate ma assolutamente plausibili.
Ad affiancare Copernico troviamo Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso, brillante studente di medicina già interessato all’alchimia, ma in una accezione già più scientifica rispetto agli alchimisti propriamente detti. Non è strettamente detto che Paracelso nel 1512 si trovasse già a Ferrara: i suoi studi universitari, pur se si conclusero in quella illustre accademia, lo portarono prima a Basilea e quindi a Vienna.

Una veduta di Ferrara disegnata da Stefano Carloni – via Zona BéDé

Al di là dei dettagli biografici, Blengino costruisce un rapporto dinamico e leggermente conflittuale tra l’illustre Copernico e il talentuoso Paracelso. Il primo si mostra tanto più tradizionalista, quanto arrogante e irriverente il secondo. In un certo senso Copernico si trova, in qualche modo, costretto dalla sua stessa figura, venerata in tutta Europa. Questo rende più drammatico il conflitto scientifico cui si trova di fronte ai risultati del suo lavoro, che invalidano il modello tolemaico, quello che vede al centro dell’universo la Terra con il resto dei pianeti, Sole e Luna inclusi, a ruotargli intorno e le stelle fisse lì, lontane e immutabili. I suoi calcoli, invece, puntano verso un più semplice modello eliocentrico e i dubbi non sono solo sulla correttezza dei calcoli, ma anche sui risvolti eretici che la loro divulgazione comporterebbe.
Dall’altro lato, invece, Paracelso viene mostrato con un carattere scapestrato e irriverente: frequentatore di bettole e donne dai facili costumi, pone una fiducia incondizionata nello studio degli elementi chimici per comprendere il funzionamento del mondo. Blengino riesce in questo modo a mettere già in evidenza il carattere conflittuale dell’alchimista, che lo avrebbe portato durante la maturità a rivoluzionare la scienza medica.
Il confronto tra queste due menti brillanti, ma caratterialmente molto diverse, permette agli autori di approfondire le loro personalità, mentre la costruzione dei personaggi di contorno e delle ambientazioni resta fedele all’epoca storica scelta. La storia, di ispirazione hitchcockiana, intreccia le indagini per l’omicidio con quelle di una delle tante rapine che imperversavano per Ferrara all’epoca (in particolare una risalente al 1501), permettendo inoltre di avere un’idea sulla politica cittadina dell’epoca.

Il nome di Urania

Illustrazione dell’edificio principale di Uraniborg dall’Atlas Major di Blaeu – via commons

E’ chiaramente ispirato a Il nome della rosa di Umberto Eco La bestia dell’isola, seconda indagine del volume, ambientata a Uraniborg nel 1594.
Costruito tra il 1576 e il 1580, l’Osservatorio di Uraniborg si trovava sull’isola di Hven ed era gestito da Tyco Brahe fino al 1597 per poi venire distrutto nel 1601. Oltre alle osservazioni delle stelle, presso Uraniborg si svolgevano anche studi alchemici, rendendo la struttura uno dei centri di ricerca più importanti d’Europa. L’osservatorio aveva un grande quadrante murale posto su una delle pareti lungo la linea nord-sud utilizzato per misurare l’altitudine delle stelle che passavano per il meridiano. Questo, insieme con molti altri strumenti d’osservazione, fu dettagliatamente descritto da Brahe nel suo testo del 1598, Astronomiae instauratae mechanica.
Nel 1594, anno di ambientazione dell’indagine di Galileo e Keplero, il fisico italiano si trovava a Padova da due anni come professore di matematica della locale università, mentre Keplero aveva accettato ad aprile il posto di insegnante di matematica e astronomia presso la scuola protestante di Graz. Considerando che la vicenda è ambientata nel novembre di quell’anno, risulta un po’ difficile, almeno relativamente all’astronomo tedesco, riuscire a incastrare in qualche modo il soggiorno a Uraniborg, per quanto sia noto che furono proprio le osservazioni di Brahe svolte presso questo illustre osservatorio a consentirgli di sviluppare le tre leggi sul moto dei corpi celesti che portano il suo nome.

Galilei e Kepler a spasso per il villaggio di pescatori sull’isola di Hven. Illustrazione di Stefano Carloni via Zona BéDé

Dettagli storici a parte (siamo di fronte a un’opera di finzione, quindi sono concepibili alcune licenze da parte degli autori), la vicenda si sviluppa tra Uraniborg e il paese di pescatori dell’isola: le morti tra gli abitanti delle due comunità proseguono in serie alimentando la diffidenza reciproca, allargando così il contesto socio-politico che ne Il nome della rosa era ristretto al monastero benedettino del romanzo di Eco. Le atmosfere opprimenti, però, si mantengono immutate, così come la caratterizzazione di Galileo ricorda molto da vicino quella di Guglielmo da Baskerville. In fondo entrambi i personaggi si ritrovano a sfidare convinzioni consolidate sulla filosofia aristotelica, uno nella vita reale l’altro semplicemente sulle pagine di un romanzo.
D’altra parte Kepler si rivela molto più attento e riflessivo di quanto non fosse Adso da Melk e meno conflittuale nel suo rapporto con Galileo rispetto a Paracelso nei confronti di Copernico. E’ abbastanza noto, infatti, che i due astronomi nutrissero un profondo rispetto reciproco, nonostante si scrivessero molto poco e fosse soprattutto Keplero a manifestare tale vicinanza di idee e intenti. Inoltre il Galileo di Blengino si rivela molto più distaccato e molto meno arrogante rispetto a quello di Paolo D’Antonio, sebbene c’è da dire che anche il contesto narrativo, molto più ristretto rispetto a una biografia, necessita di un approccio specifico molto vicino a una sorta di proto-CSI.
Anche in questo caso il contesto storico risulta ben delineato: siamo nella parte finale dell’esperienza di Uraniborg, caratterizzata da rapporti non esattamente ottimali con la popolazione locale, ma soprattutto con il regno di Danimarca, che di lì a poco avrebbe chiuso definitivamente i cordoni della borsa.

Da parte sua Stefano Carloni compie un buon lavoro nella rappresentazione delle ambientazioni e dei personaggi, in particolare gli scienziati disegnati fedelmente a partire dai ritratti dell’epoca. L’inchiostrazione marcata risulta nel complesso efficace a rendere le atmosfere oscure delle vicende, e in particolare quelle opprimenti e a tratti inquietanti de La bestia dell’isola. Ottimo, infine, l’apporto ai colori di Franck Isambert, grazie a una scelta di colori e luci sempre adatta all’ambiente e alle atmosfere in cui si svolgono le varie scene.
Un volume consigliato sia agli amanti del genere giallo storico sia agli appassionati di scienza, grazie all’ottima rappresentazione grafica e narrativa dei protagonisti.

Abbiamo parlato di:
I sapienti
Luca Blengino, Stefano Carloni, Franck Isambert
Traduzione di Fabio Amelia, Arancia Studio
Star Comics, novembre 2017
112 pagine, brossurato, colore – 11,00 €
ISBN: 9788822606174

1 Comment

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  • Bella recensione! Un volume che, secondo me, non va letto tutto d’un fiato, ma assaporato come si fa con un buon libro, data la fitta trama e disegni molto curati.

Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l’Università della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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