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Alla ricerca di civiltà extraterrestri

In Civiltà extraterrestri, Isaac Asimov affronta il problema della ricerca di vita, anche intelligente, nel nostro universo: un classico della divulgazione scientifica appassionante come un romanzo di fantascienza e approfondito a sufficienza da incuriosire il lettore.
La domanda è: siamo soli?
Gli esseri umani sono i soli a possedere occhi che sondino le profondità dell’universo? I soli a costruire congegni per estendere i sensi naturali? I soli a possedere menti che si sforzino di capire e interpretare quello che vedono e sentono?

È da queste domande che prende il via Civiltà extraterrestri, un classico della divulgazione scientifica scritto da Isaac Asimov, che Carl Sagan definì come “il più grande divulgatore dei nostri tempi“.
Asimov, noto soprattutto per i cicli fantascientifici della Fondazione e dei Robot, da ex-ricercatore (1)Si è laureato in chimica e biologia presso la Columbia University nel 1939 e abbandonò il campo della ricerca a causa di quello che oggi definiremmo “barone” ha anche scritto una serie di saggi scientifici, molti di questi dedicati all’astronomia e all’universo. D’altra parte l’astronomia, nella sua accezione moderna, è una delle discipline più ricche di contributi dalle altre scienze: l’osservazione delle stelle e il loro studio non si concentra solo sulla verifica dei moti dei corpi celesti, ma affianca a essi anche lo studio degli spettri elettromagnetici, che forniscono tutta una serie di informazioni sulla composizione chimica delle stelle. E oggi, grazie alla ricerca della vita extraterrestre, anche la biologia ha assunto un’importanza rilevante negli studi astronomici, in particolare portando alla fondazione dell’astrobiologia.

L’astrobiologia alla ricerca della vita

Il termine venne coniato dal microbiologo statunitense Joshua Lederberg negli anni Cinquanta del XX secolo durante la sua collaborazione con la NASA per la preparazione dello sbarco degli astronauti statunitensi sulla Luna, ma le prime idee astrobiologiche erano state introdotte già agli inizi di quel secolo in Man’s place in the universe di Alfred Russell Wallace, che formulò indipendentemente da Charles Darwin una teoria dell’evoluzione molto simile a quella dell’illustre naturalista.
Ad ogni buon conto all’epoca di Civiltà extraterrestri (1979), la ricerca di vita intelligente oltre i confini della Terra e del Sistema Solare era ancora agli inizi. D’altra parte, sebbene un presunto pianeta extrasolare era stato osservato nel 1917, il primo pianeta extrasolare propriamente detto fu osservato nel 1988 (poi confermato nel 2002), mentre fu del 1995 il primo pianeta extrasolare confermato. Le basi teoriche, le difficoltà, le domande che oggi si pongono i ricercatori sulle caratteristiche dei pianeti abitabili sono, però descritte già con grande chiarezza e precisione nel volume di Asimov e sono cambiate molto poco nel corso dei decenni.
In effetti è abbastanza naturale confrontare Civiltà extraterrestri con Origini di Neil deGrasse Tyson e Donald Goldsmith e ci si ritrova di fronte a un approccio al tempo stesso similare e differente.
Asimov, infatti, non solo parte dalla Terra e dalla situazione locale del pianeta, ma allarga l’orizzonte affrontando vari problemi, prima di tutto quello della nascita delle stelle e della formazione dei pianeti. Da biologo e chimico, poi, aggiunge quel qualcosa in più nell’approfondimento della scienza della vita, risultando nel complesso più chiaro e competente di Erwin Schrodinger nel suo classico Cos’è la vita?

Cos’è l’intelligenza?

Tra l’altro lo scrittore affronta anche la spinosa questione sull’intelligenza: interessante il confronto con gli altri esseri viventi del pianeta, che giunge alla conclusione come le possibilità per una specie di sviluppare un’intelligenza paragonabile a quella umana in grado di manipolare l’ambiente esterno sono legate al sottile equilibrio tra le dimensioni del cervello, le dimensioni del corpo e la stessa struttura fisica. Pur ammettendo, ad esempio, un’intelligenza molto sviluppata tra i delfini, ciò che li limita è proprio la loro impossibilità a modificare l’ambiente in cui vivono, mentre i grandi primati sono nel complesso limitati dal rapporto cervello/dimensioni del corpo o troppo piccolo o troppo grande rispetto al medesimo rapporto misurato per il genere umano.
L’esperienza come scrittore di fantascienza risulta poi preziosa quando Asimov affronta le possibilità sulla nascita di altre civiltà su mondi lontani. L’intreccio tra le condizioni di abitabilità di un pianeta con la vita media della stella centrale del sistema planetario costituiscono ingredienti essenziali per la creazione di vita intelligente e da qui di una civiltà vera e propria, che però per essere scoperta deve anche aver raggiunto almeno un grado pari al nostro se non superiore. Questo, ovviamente, porta il libro ad affrontare il tema dell’esplorazione spaziale, con varie e interessanti ipotesi che vanno dal viaggio con ibernazione, alla possibilità di affrontare le distanze cosmiche a velocità prossime a quelle della luce: in questo caso Asimov affronta con grande competenza i problemi e le controindicazioni di un viaggio del genere.

Colonizzare l’universo

Costruzione di un toro di Stanford – Illustrazione di Don Davis via commons

Esaltante, però, è la descrizione delle navi generazionali, che lo scrittore vede come naturale conseguenza della colonizzazione vera e propria del Sistema Solare. Questa passerebbe attraverso la colonizzazione della Luna e la costruzione di altre due colonie spaziali orbitali poste sulla stessa orbita del satellite intorno alla Terra. Tale proposta venne avanzata nel 1972 da Gerard Kitchen O’Neil, fisico americano (2)Vedi il suo libro Colonie umane nello spazio, che suggerì la costruzione delle colonie nei punti di Lagrange L4 ed L5. Da queste colonie iniziali non sarebbe, allora, difficile iniziare la colonizzazione del Sistema Solare, sia sfruttando le risorse della Terra e della Luna, sia quelle a disposizione nella fascia di asteroidi. E soprattutto sarebbe molto più naturale la partenza di una nave generazionale, poiché i coloni spaziali non si sentirebbero legati a un particolare pianeta.
È dunque un libro ricco di spunti, affrontando anche il problema delle bufale scientifiche (3)Come ad esempio in occasione della presunta scoperta dei canali di Marte, e che soprattutto lancia un messaggio di pace: Asimov, infatti, riteneva che una civiltà intelligente che ha raggiunto un livello tecnologico tale da superare i limiti del proprio pianeta e del proprio sistema stellare non può che essere pacifica, questo perché lo sforzo economico/energetico necessario per tale impresa può essere affrontato solo in una condizione di pace generalizzata. In effetti una specie che continua a restare litigiosa e bellicosa difficilmente potrà mai allargare i propri orizzonti.

Abbiamo parlato di:
Civiltà extraterrestri
Isaac Asimov
Traduzione di Paola Cusumano e Massimo Parizzi
Mondadori, 2013
288 pagine, brossurato – € 10,50
ISBN: 9788804638186

Note   [ + ]

1. Si è laureato in chimica e biologia presso la Columbia University nel 1939 e abbandonò il campo della ricerca a causa di quello che oggi definiremmo “barone”
2. Vedi il suo libro Colonie umane nello spazio
3. Come ad esempio in occasione della presunta scoperta dei canali di Marte

Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l’Università della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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