Il cielo del mese

Il cielo di maggio 2026: L’arte e le stelle

In un percorso tra arte e poesia, andiamo a esplorare le costellazioni e gli eventi celesti del mese di maggio 2026

Come il “senso dell’arte” si è spostato dall’oggetto alla mente dell’artista, il “senso del cielo”, ovvero il contemplare la volta stellata, si sposta dall’oggetto celeste alla mente dell’osservatore e si costruisce attraverso la sua esperienza diretta. Il cielo rimane un oggetto fisico, studiato dall’astronomia e regolato da leggi precise, ma il suo significato emerge nella percezione, nell’interpretazione e nella sensibilità individuale. Non esistono più metodi univoci o pratiche dominanti: si può fare arte con qualsiasi linguaggio, così come si può leggere e scrivere il cielo attraverso molteplici sguardi. Il firmamento è talmente vasto da rendere praticamente impossibile definirne i confini, e ciò che ne percepiamo dipende interamente dal punto da cui lo osserviamo. Come l’arte, il cielo è letteralmente ovunque, e solo la validità dell’idea può rappresentare un appiglio a cui aggrapparsi per riconoscerne il senso. Come un colpo di pennello improvviso al centro della tela che rompe l’ovvio e introduce un’intuizione, così uno sguardo inatteso al cielo apre uno spazio di esplorazione sconosciuto, in cui nemmeno l’osservatore sa in anticipo cosa potrebbe incontrare, guidato più dalla percezione che dalla conoscenza.

Small worlds 1 kandinsky
Small worlds I (1922) di Vassily Kandinsky – via commons
In questo dialogo tra visione e interpretazione, le esperienze artistiche di Vincent Van Gogh e Wassily Kandinsky offrono due prospettive complementari, esplorando la luce e il colore in modi unici. Van Gogh utilizzava la luce naturale, come quella del cielo, per esprimere emozioni e sensazioni interiori, trasformandola in un’esperienza sensoriale ed emotiva prima che visiva. La luce, nei suoi lavori, non è solo fenomeno fisico, ma esperienza vissuta che non descrive, ma trasmette speranza, turbamento, bellezza precaria.
Kandinsky, invece, non era interessato alla luce in quanto tale, ma al colore come vibrazione dell’anima: ogni tono corrispondeva a uno stato interiore, a una risonanza spirituale. Nella sua arte astratta, il colore diventa mezzo per esplorare l’infinito, trasformando il cielo non in un paesaggio ma in una grammatica di sensazioni che trascende la realtà visibile, un campo di risonanza tra anima e cosmo.
Unendo questi due sguardi si delinea una polarità feconda: uno ci invita a sentire la luce nel corpo e nel quotidiano, l’altro ci conduce verso un’esplorazione interiore e trascendentale. In entrambi i casi, il cielo diventa punto di partenza per riflettere su come percepiamo la luce, la bellezza, il tempo — e su ciò che costruiamo nel vedere. La volta celeste, come un’opera d’arte, suscita curiosità per mondi e idee inaspettate, ci apre porte impreviste, ci invita ad affrontare il futuro senza sapere come sarà, ma con lo sguardo rivolto oltre. Ci pone domande, più o meno profonde, rimescolando la realtà che viviamo con elementi imprevedibili, fino a lasciarci interdetti. Per questo è spesso difficile comprenderne il senso, e per questo ci troviamo spaesati di fronte alla sua immensità.
Il cielo è in costante evoluzione — fisicamente, cosmologicamente, e nella nostra capacità di guardarlo — e noi siamo parte di questo divenire. Con l’arrivo della primavera, la stagione dei colori, l’arte del cielo si rinnova ogni giorno accendendo sfumature inattese. La luce torna a essere protagonista: non solo illumina, ma scolpisce, plasma lo spazio, lo rende visibile e vivo. È proprio in questa luce che il cielo diventa pittura mutevole, un’opera che cambia con le ore, come se il tempo stesso fosse il suo pennello, e la primavera ne fosse il pittore più generoso, definendo i contorni, accendendo i dettagli e trasformando lo sguardo in contemplazione. Questa capacità della luce di farsi linguaggio — emotivo, spirituale, scientifico — trova una svolta storica il 16 maggio 1960, quando il fisico Theodore Harold Maiman produsse per la prima volta luce coerente, monocromatica e collimata: il primo laser (a stato solido) al mondo, ottenuto da un cristallo di rubino, che emetteva luce rossa a 694,3 nm. Non era solo una scoperta: era l’inizio di una rivoluzione tecnologica che avrebbe trasformato la medicina, le telecomunicazioni, l’industria e l’astronomia. Ogni anno, il 16 maggio, l’UNESCO celebra questo momento con la Giornata Internazionale della Luce (International Day of Light), ricordando come essa sia un bene strettamente legato ai principi fondativi dell’organizzazione — educazione, uguaglianza, pace — e quanto ancora riservi per il futuro.

Una promessa che si rinnova

La luce, però, non è solo fenomeno fisico o categoria estetica: è anche una delle metafore più antiche del linguaggio umano. La resurrezione porta in sé questa stessa cosmologia interiore: il rialzarsi dopo una caduta, il trovare nuova luce dopo un periodo oscuro, il riconoscere in ogni perdita il seme di una nuova consapevolezza.
Il contrasto tra buio e luce, tra vulnerabilità e rinascita, è il ritmo ordinario dell’esistenza — lo stesso con cui il cielo cambia colore all’alba, con cui la primavera segue l’inverno. In questo senso, il cielo di maggio non è solo un’opera d’arte: è una promessa che si rinnova.
Questa luce, che viviamo come esperienza e simbolo, rimane anche un fenomeno fisico che possiamo descrivere e comprendere. Il colore è quell’aspetto delle radiazioni luminose che accompagna costantemente la nostra vita, spesso senza che ce ne accorgiamo. Eppure il colore non è una proprietà intrinseca degli oggetti: è il risultato di un incontro tra la luce, la materia che la riceve e il sistema visivo di chi guarda. È la mente a costruire quella percezione cromatica che diamo per scontata. Per comprendere il colore occorre partire dalla luce.

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La radiazione elettromagnetica

La luce è una radiazione elettromagnetica: un’oscillazione dei campi elettrico e magnetico che si propaga nello spazio, raggiunge la retina, si converte in segnale elettrico e viene infine interpretata dal cervello come colore, forma, profondità. Ciò che i nostri occhi percepiscono, però, è solo una piccola finestra su uno spettro molto più ampio: così come esistono suoni al di sopra e al di sotto della soglia udibile, esistono radiazioni elettromagnetiche al di là del visibile. Il tipo di radiazione è caratterizzato dalla sua frequenza, che distingue una radiazione dall’altra: all’aumentare della frequenza si passa dal rosso all’arancione, al giallo, al verde, al blu, al violetto, poi all’ultravioletto, ai raggi X e infine ai raggi gamma. Diminuendo la frequenza, si va dall’infrarosso alle microonde, fino alle onde radio, nelle quali rientrano le comunicazioni wireless e le trasmissioni televisive e radiofoniche. Tutto questo continuum è ciò che chiamiamo spettro elettromagnetico, di cui la luce visibile occupa una porzione minima.
Quello che ci rivelano gli occhi, dunque, non esaurisce ciò che esiste. Il nostro sistema visivo è straordinariamente sofisticato, ma anche selettivo e adattivo: esposto a una fonte luminosa costante, si adatta progressivamente a quella condizione cromatica, normalizzandola. È il meccanismo dell’adattamento cromatico, comune a tutti i sistemi percettivi, che ci permette di vedere i colori in modo stabile anche al variare della luce ambientale. Luce e colore sono un’interpretazione elaborata dei nostri sensi e questo prisma, che si rifrange in uno spettro, appartiene a tutti(1)Storm Thorgerson, famoso in particolare per le sue collaborazioni con i Pink Floyd – ndr senza distinzione, rendendo il cielo un’opera d’arte condivisa — e, come ogni esperienza di luce, una promessa che continuamente si rinnova. In fondo, siamo tutti opere d’arte: non perché siamo perfetti o finiti, ma perché, come il cielo, siamo in costante divenire — capolavori che cambiano con la luce.

Le costellazioni del mese

La scienza astronomica, oggi come in passato, continua a catturare l’attenzione, unendo motivazioni apparentemente lontane ma profondamente intrecciate. L’osservazione di un cielo trapunto di stelle risale alla notte dei tempi, eppure la visione di questo straordinario tappeto di luci e la conoscenza diffusa dell’astronomia, che per millenni ha connesso l’uomo al cosmo, meritano di essere preservate. Il cosmo si accende solo quando appare l’uomo che sa non soltanto vedere quelle luci, ma interpretarle. Il cielo è un prisma pieno di colori, uno spazio che avvolge chi guarda da ogni direzione immergendolo in una dimensione insieme fisica e interiore.
Un cielo gocciolante di stelle è certamente uno degli spettacoli più stupendi che la natura possa offrire, e gli appassionati della volta celeste possono dilettarsi a riconoscere gli astri con un binocolo, un telescopio o con il solo potere degli occhi. È consigliabile iniziare con le posizioni delle stelle più luminose e delle costellazioni circumpolari, utilizzandole come riferimenti — come sosteneva John Herschel — per individuare, attraverso relazioni geometriche, quelle più deboli e più lontane dal Polo. Questo oceano celeste si distingue in orizzonti mutevoli: partendo dall’area a Nord, si possono osservare le costellazioni abituali in posizioni diverse al variare della stagione, del mese e dell’ora della notte. La prospettiva galattica che si presenta in questo mese primaverile, mentre le ore di luce si allungano, è sublime: un percorso nel cielo che passa dal Grande e Piccolo Carro, al Boote, ai Cani da Caccia, alla Corona Boreale, fino al Leone.
Anche questo periodo ha un fascino tutto suo. Io sono il narratore, scrive il poeta e matematico giapponese Kikuo Takano, ma sono anche colui che ascolta: un ascolto che non è mera ricezione, ma capacità di essere in sintonia con le cose, di viverle profondamente, e al contempo di farne emergere la verità, opponendosi all’assalto costante dell’inautentico. Solo così potremo mantenere aperta la nostra anima alla luce del mondo. In questa prospettiva, la contemplazione della volta celeste non è un atto passivo, ma un ascolto silenzioso che invita a entrare in sintonia con l’universo.

La sceneggiatura

Il cielo di maggio appare come un’anticipazione di quello estivo: le costellazioni tipiche dell’inverno sono ormai prossime al tramonto, mentre la Via Lattea estiva comincia ad emergere a Est, ancora tenue, come una promessa. Sdraiarsi sotto un cielo buio, nelle serate di maggio, ormai temperate, e attendere l’evolversi di un’ammirabile sceneggiatura significa assaporare l’estate che si avvicina.
Il cielo invernale, dominato dalla sagoma di Orione e ricco di brillanti stelle che, con il loro chiarore diffuso, illuminavano le fredde e secche notti, lascia spazio a una volta celeste meno ricca di stelle luminose, ma comunque densa di oggetti celesti di notevole interesse: la banda della Via Lattea si ritira temporaneamente dalle ore serali e le stelle luminose si diradano, rendendo il cielo più discreto, quasi introspettivo.
Circondati da un apparente disordine stellare, servendosi di una cartina celeste, l’osservatore in prima serata potrà dilettarsi tra diverse costellazioni — Boote, Cani da Caccia, Chioma di Berenice, Corona Boreale, Corvo, Leone, Idra, Sestante e Vergine — e ammirare, alla latitudine di 40 gradi, alcune stelle di prima grandezza: Sirio, nel Cane Maggiore, ormai bassa sull’orizzonte a Sud-Ovest; Capella nell’Auriga, a Nord-Ovest; Arturo nel Boote, alta a metà tra lo Zenit e l’Est; Procione, bianco-giallastra, nel Cane Minore a Sud-Ovest; Polluce nei Gemelli, bassa a Ovest; Spica nella Vergine, a Sud-Est; Regolo nel Leone, alta a Sud.
Nel corso della notte sorgeranno poi Vega nella Lira e Deneb nel Cigno, entrambe a Nord-Est, anticipando il grande triangolo estivo. Delle stelle invernali, solo Betelgeuse (rossastra) in Orione e Aldebaran (arancione) nel Toro restano visibili a inizio maggio, già basse all’orizzonte Ovest e prossime al tramonto.
È un cielo di passaggio, quello di maggio — e proprio in questo passaggio risiede la sua bellezza più sottile. La sua luce ha qualcosa di singolare: non è ancora l’abbagliante certezza dell’estate, né la timidezza dell’inverno. È una luce in transizione, sospesa, come se il mondo stesso stesse imparando a vedersi. Filtra, non invade. Accarezza le cose invece di definirle. Ed è proprio in questa qualità intermedia che si apre uno spazio raro: quello tra il visibile e l’invisibile. È in questo spazio che nasce anche il desiderio di appartenere a ciò che si osserva: butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno(2)da La donna cannone di Francesco de Gregori – ndr, gesto insieme folle e necessario, impulso di chi alza gli occhi al cielo non per sapere, ma per appartenergli.
L’astronomia, in fondo, nasce da qui. Non guarda semplicemente gli oggetti: misura la luce che da essi proviene. Ogni fotone è un messaggero, un frammento di racconto che attraversa il tempo. Quando osserviamo una stella lontana, non vediamo ciò che è, ma ciò che è stata. La luce diventa memoria. Il cielo diventa archivio. E forse è anche per questo che, guardando il cielo, si avverte qualcosa che sfugge alla misura: c’è una pace lassù oltre le stelle, e una luce che sa di eternità.(3)da Quanti anni ho di Zucchero – ndr

L’orizzonte Est

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Mappa della costellazione del Cigno – via Unione Astronomia Internazionale

“Muovendosi con gli occhi” verso Est, fa la sua comparsa l’asterismo del Triangolo Estivo, ancora basso sull’orizzonte, formato dalle costellazioni della Lira, del Cigno e dell’Aquila.
Nel Cigno, dalla caratteristica forma a croce, spicca la supergigante bianco-azzurra Deneb, distante più di 1600 anni luce. Nella piccola ma inconfondibile costellazione della Lira brilla invece Vega, stella bianco-bluastra a circa 25 anni luce dal Sole, la più brillante in apparenza del Triangolo Estivo. Verso Est si individuano anche le costellazioni di Ercole, della Corona Boreale e di Ofiuco, mentre a Sud domina la Vergine.
Seguendo la curvatura del timone del Grande Carro si raggiunge la brillante Arturo nel Boote, e proseguendo si incontra Spica nella Vergine. La costellazione di Ercole, situata tra la Lira e la Corona Boreale, è ben osservabile nei mesi estivi. Ofiuco, il cui nome dal greco antico significa colui che porta il serpente, si estende lungo l’equatore celeste, in una regione che lo rende osservabile da quasi tutte le aree della Terra, tranne quelle polari.

L’orizzonte Nord

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La mappa della costellazione dei Cani da caccia – via Unione Astronomica Internazionale

Volendo “toccare le stelle” intorno allo Zenit prevalgono le figure dell’Orsa Maggiore, del Boote e dei Cani da Caccia con Cor Caroli, una delle più graziose stelle doppie facilmente risolvibile con un telescopio di piccole dimensioni.
A Nord anche il Dragone, a ridosso dell’Orsa Minore, si presenta in buone condizioni di osservabilità ed è una delle costellazioni più estese della volta celeste. Da questa regione ben alta nel cielo, prolungando verso Sud l’arco segnato dal timone del Grande Carro si possono facilmente individuare la luminosissima stella arancione Arturo (la regina della primavera) della costellazione del Boote e la bluastra stella Spica nella Vergine.
Arturo è una gigante arancione distante circa 37 anni luce dalla Terra ed è tra le stelle più brillanti nel cielo boreale che si lascia ammirare in tutto il suo splendore in queste notti di primavera.
Partendo da due stelle contigue del corpo del Grande Carro, Phecda e Megrez, e prolungando il loro allineamento in direzione Sud si può ritrovare la stella Regolo (piccolo re), per molti secoli conosciuta come “Cuore del Leone”, una delle più luminose nel cielo notturno primaverile.
Il grande mestolo, così viene chiamato dagli anglosassoni l’asterismo del Grande Carro, domina le parti più alte del cielo e ci aiuta a ritrovare la Stella Polare, mentre la costellazione di Cassiopea, dalla parte opposta al Grande Carro rispetto alla Polare, con il suo gruppo di stelle dalla caratteristica forma di W si trova bassa sull’orizzonte.

L’orizzonte Sud

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L’ammasso globulare di Omega Centauri visto dall’Osservatorio di La Silla dell’ESO – via commons

Orientandosi nella sfera celeste, verso Sud, è ben evidente la parte più settentrionale della costellazione del Centauro, visibile per intero nell’emisfero australe e osservabile solo in parte dalle nostre latitudini a inizio estate. A partire dalle medie latitudini boreali, avendo a disposizione un cielo meridionale libero da ostacoli, è possibile osservare il celebre e popolatissimo ammasso globulare Omega Centauri, il più luminoso della volta celeste ed anche uno dei più vicini, distante solo circa 17000 anni luce dal Sole.
Il Centauro è una delle costellazioni australi più brillanti ed estese del cielo notturno e comprende Alpha Centauri (circa 4,4 anni luce dalla Terra), fisicamente associata alla nana rossa Proxima Centauri, celebre per essere la stella più vicina alla Terra dopo il Sole. Alta nel cielo tra Sud-Est e Sud spicca la luminosa Arturo (il Guardiano dell’Orsa) che sorge nella costellazione del Boote, mentre dalla parte opposta si individua la stella Regolo nel Leone, bianco-bluastra, intercettabile a partire dalle stelle Megrez e Phecda del Grande Carro e riportando verso Sud il segmento che le unisce per circa dieci volte.
A Sud-Est fa la sua comparsa la parte più settentrionale dello Scorpione, con la rossa stella Antares, cuore della costellazione, e il gruppo indistinto di stelle luminose della costellazione australe del Lupo, visibile dalle nostre latitudini ma molto basso sull’orizzonte.
Verso Sud sopra l’orizzonte, le costellazioni della Vergine, dove è possibile ammirare la brillante stella Spica, e poco più ad Ovest la Chioma di Berenice, tra il Leone e Boote verso lalto del cielo. In basso sull’orizzonte a Sud-Ovest, si sviluppa l’estesa costellazione dell’Idra, non facile da individuare anche per la scarsa luminosità delle sue stelle, ma che in primavera ha il miglior periodo di osservabilità.
Più in alto sembrano poggiarsi su questo lungo serpente strisciante, l’antica costellazione del Corvo, dalla caratteristica forma a vela, e quella piccolissima del Sestante, in cui è possibile identificare con i soli occhi la gigante bianco-azzurra Alpha Sextantis, appena percepibile in condizioni di cielo particolarmente pulito.

L’orizzonte Ovest

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Ammasso del Presepe (M44). Crediti Valeriano Antonini (Associazione AstronomiAmo)

Ponendo lo sguardo verso Ovest, le costellazioni del Cancro, dei Gemelli e di una parte dell’Idra si abbassano sempre più sull’orizzonte, mentre verso Nord-Ovest restano ancora visibili regioni dell’Auriga e di Perseo. Il cielo porta via la costellazione del Cancro, la meno luminosa dello zodiaco, contenente l’ammasso stellare del Presepio, detto anche Alveare o M44, osservabile se l’inquinamento luminoso lo consente.
Tramonta anche la coppia dei Gemelli, che si tengono per mano – dove si trovava il Sole al solstizio d’estate nell’antichità – tra le costellazioni principali dello zodiaco. Le sue stelle brillanti, Castore dalla luce bianco-bluastra e Polluce dalla caratteristica tinta giallastra, sono facilmente riconoscibili e individuabili con una linea congiungente Megrez e Merak del Grande Carro (prolungando di circa quattro volte la loro distanza). Con loro declina velocemente anche Auriga, il Cocchiere, individuabile grazie a un singolare allineamento di stelle a forma di pentagono irregolare, e la luminosissima Capella, la Capretta, dalla caratteristica luce giallognola.
Più a Nord tramontano infine il Toro e Perseo, dove brilla Algol, la celebre stella del diavolo. Il sorgere della parte settentrionale dello Scorpione verso Sud-Est, costellazione che raggiungerà la massima altezza nel mese di luglio, corrisponde al tramontare dalla parte opposta della costellazione di Orione e del Cane Maggiore.

Sciami meteorici

Quando le correnti di meteoroidi incontrano la Terra ed entrano nell’atmosfera, si vaporizzano e danno origine alle meteore. Provenendo da specifiche correnti di detriti, creano un effetto ottico per cui sembrano irradiarsi da una precisa zona del cielo, detta radiante. Si parla così di sciame di meteore, denominato in base al punto del cielo da cui sembrano avere origine le tracce luminose.
Anche nel mese di maggio la Terra attraversa diverse di queste nubi di detriti lasciate da comete o da asteroidi in disgregazione, tra cui ricordiamo la pioggia di meteore delle Eta Aquaridi, non molto numerose ma estremamente luminose e veloci.
La pioggia, prodotta dai granelli di polvere lasciati dalla cometa 1P/Halley e attiva tra il 20 aprile e il 21 maggio, raggiunge il picco nella notte tra il 5 e il 6 maggio, quando si potranno osservare in media 10-30 meteore all’ora alle nostre latitudini. Per l’osservazione si consiglia un luogo buio dopo le 24:00: le meteore sembreranno irradiarsi a gran velocità (circa 65 km/s) dalla costellazione dell’Acquario, ma possono brillare ovunque nel cielo, soprattutto nelle ore che precedono l’alba, preferibilmente in una notte senza la Luna.
Guardare le meteore significa ricevere messaggi antichi: quei granelli che solcano il cielo sono frammenti della cometa 1P/Halley, detriti disseminati lungo la sua orbita e che la Terra incontra ogni anno. Sono tracce di una storia che affonda le radici nella formazione del Sistema Solare, la stessa conservata nelle condriti, i meteoriti più primitivi, risalenti a circa 4,56 miliardi di anni fa. L’astronomia studia proprio questi segnali, utilizzando la luce per ricostruire l’evoluzione dell’Universo e comprendere il nostro posto al suo interno.

La Luna

Fasi lunari maggio2026

La mezza mela d’oro che misura il nostro tempo(4)Da Luna di José Hierro – ndr fin dall’antichità ha caratterizzato, con la sua luce, le notti delle civiltà umane, come una lampada capace di offrire sicurezza. Spettatrice silenziosa dei destini degli uomini, la Luna appare diversa da ogni luogo della Terra a seconda della sua posizione lungo l’orbita, mostrando una superficie totalmente, parzialmente o per nulla illuminata dalla luce del Sole. L’osservazione del cielo profondo è più favorevole quando l’intensa luce lunare non illumina la volta celeste, impedendo di scrutare anche i dettagli più deboli del firmamento.
Il nostro satellite naturale, con la sua luce argentea, brilla nel cielo già dai primi giorni del mese: il primo maggio si trova nella fase di Luna piena, dal lato opposto della Terra rispetto al Sole. Il disco lunare sembrerà completamente pieno sia la notte prima che quella dopo tale evento, anche se, tecnicamente, la fase di piena dura un solo istante. In tale fase la Luna domina il cielo, circondata da una corona di luce che irradia raggi verso l’infinito(5)da La luna nell’arte di Michele Leuce – ndr, risultando visibile per tutta la notte: sorge al tramonto a est e tramonta all’alba della mattina successiva.
Il 4 maggio sarà in congiunzione con la supergigante rossa Antares, della costellazione dello Scorpione, mentre il giorno successivo raggiungerà l’apogeo. Nei giorni seguenti la porzione illuminata diminuisce lentamente fino all’ultimo quarto del 9 maggio.
Il 13 maggio la Luna sarà in congiunzione con Saturno, mentre Nettuno si troverà nella stessa regione di cielo, osservabile solo con telescopio. Due giorni dopo comparirà il pianeta rosso Marte.
Il 16 maggio si verificherà la fase di Luna nuova: il satellite sarà tra la Terra e il Sole e apparirà completamente scuro (invisibile a occhio nudo in quanto troppo vicino al Sole), offrendo le condizioni ideali per l’osservazione del cielo profondo.
Il 17 una sottile falce lunare adornerà il cielo mattutino, trovandosi nella stessa regione di Mercurio, dell’ammasso stellare delle Pleiadi e del lontano Urano. Nello stesso giorno la Luna sarà anche al perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra. Nonostante questa elegante “cornice”, lo spettacolo sarà purtroppo quasi impossibile da osservare: tutti questi astri si troveranno infatti molto vicini al Sole nel cielo, immersi nelle luci dell’alba.
Nel corso del mese incontrerà anche altri oggetti notevoli: brillerà, in congiunzione, con Venere il 19 maggio; il 20 maggio con Giove e la stella Polluce; il 21 maggio con l’ammasso del Presepe e il giorno successivo splenderà nelle vicinanze della stella Regolo.
Il 23 maggio sarà al primo quarto, quando la Luna appare illuminata per metà e forma un angolo retto con il Sole rispetto alla Terra.
Il 27 maggio sarà in congiunzione con la stella Spica. Infine, l’ultimo giorno del mese la Luna sarà nuovamente piena e in congiunzione con la splendente Antares.
Lasciamoci trasportare dallo stupore di osservare la Luna, sospesa in un cielo punteggiato di stelle. La sua luce notturna ha alimentato nei secoli la fantasia di artisti, poeti e scrittori e la curiosità degli scienziati, accompagnando lo spettatore in un viaggio celeste in cui la Luna diventa una guida “artistica”, capace di condurre attraverso un paesaggio di emozioni e visioni uniche, incantando con la sua bellezza eterna il nostro vicinato cosmico.

I pianeti

Le configurazioni celesti di maggio che vedono protagonisti i pianeti offrono come sempre spettacoli straordinari. I pianeti, pur così diversi tra loro, sono accomunati dalle leggi dello spazio e dal fatto di orbitare tutti intorno al Sole, la nostra stella. Visualizzare l’inconcepibile vastità nella quale ci troviamo e immaginare come il mistero e lo stupore possano cogliere l’osservatore che ammira la volta celeste in una notte primaverile, è uno stimolante viaggio nel Sistema Solare, dove i pianeti danzano tra le stelle e compongono un dipinto artistico sempre diverso.
Il mosaico celeste inizia a comporsi già all’inizio del mese, quando in tarda notte, Nettuno, il pianeta più freddo e ventoso del Sistema Solare, si troverà nella costellazione dei Pesci e sarà osservabile solo con telescopio o fotografie a lunga esposizione. Il 13 maggio sarà in congiunzione con la Luna illuminata al 17%.
Basteranno i soli occhi per osservare la luminosa Venere, stella della sera, visibile dopo il tramonto ad Ovest, mentre attraversa la costellazione del Toro per poi passare ai Gemelli a fine mese.
Il pianeta rosso Marte, i cui studi sulla geografia di superficie si devono all’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli, sarà visibile prima dell’alba, basso sull’orizzonte, attraversando le costellazioni dei Pesci e dell’Ariete. Il 14 maggio sarà in congiunzione con la Luna, illuminata al 5%.
Il 13 maggio si potranno ammirare nella stessa porzione di cielo due splendide congiunzioni: Luna-Nettuno e Luna-Saturno, entrambe visibili in direzione Est/Sud-Est, basse sull’orizzonte del cielo mattutino, nelle ore che precedono l’alba.
Il 17 maggio saranno visibili poco prima dell’alba verso Est le congiunzioni Luna-Mercurio e Luna-Urano, con Mercurio che incontra anche le Pleiadi.
Il 18 maggio Mercurio sarà in congiunzione con Urano, ancora osservabile al mattino verso Est, sebbene ormai vicino al Sole. Il 19 maggio la congiunzione Luna-Venere e Luna-Giove il giorno successivo.
Giove, il gigante sempre in tempesta, sarà visibile a Ovest dopo il tramonto, nella costellazione dei Gemelli, inconfondibile in prima serata. Apparirà luminoso e imponente nella volta celeste anche Saturno, il pianeta degli anelli, uno dei protagonisti del cielo di maggio, inizierà ad essere visibile nella tarda notte fino al sorgere del Sole, nella costellazione della Balena.
Urano, il gigante ghiacciato, sarà osservabile già a inizio mese subito dopo il tramonto del Sole, per poi diventare invisibile a causa della congiunzione con il Sole del 22 maggio.
Mercurio, pianeta dalle temperature estreme, gelido di notte e caldissimo di giorno, sarà visibile prima dell’alba nella prima parte del mese. Attorno al 14 maggio diventa invisibile, per tornare visibile a fine mese dopo il tramonto del Sole, sempre basso sull’orizzonte in direzione Ovest.
Per proteggere la cultura e la bellezza di una notte stellata, nel 2002 scienziati e astronomi di tutto il mondo hanno lanciato un appello all’UNESCO e all’ONU affinché il cielo notturno venisse riconosciuto patrimonio dell’umanità. Forse basterebbe, però, insegnare all’uomo a ritrovare un contatto con la natura del cielo notturno incontaminato che permette il godimento e la contemplazione del firmamento. Un monitoraggio circumpolare della volta celeste inteso come una vera e propria “caccia alle costellazioni naturali perdute”, soffocate dalla luce artificiale che avanza.

Notte Stellata Van Gogh
Notte stellata di Vincent van Gogh – via commons

Il cielo è patrimonio dell’umanità, dobbiamo preservarlo imparando a camminare su di esso con leggerezza. La maestosità della volta celeste è una pratica usuale che da sempre ha ispirato l’arte più profonda. Van Gogh, arrivato ad Arles nel febbraio del 1888, si cimentò più volte nella rappresentazione en plein air di cieli notturni, cercando nelle stelle qualcosa che le parole non riuscivano a dire. Nel settembre di quell’anno, in una lettera alla sorella Wil, scrisse: Spesso ho l’impressione che la notte sia più ricca di colori se paragonata al giorno.
Wassily Kandinsky, qualche decennio più tardi, teorizzò ciò che Van Gogh aveva già sentito con il pennello: nel suo Lo spirituale nell’arte sostenne che ogni colore produce una vibrazione interiore, un effetto sull’anima simile a quello di una nota musicale.
Un cielo stellato, con il suo blu profondo e i suoi punti di luce, è già di per sé la forma più pura dell’arte astratta — quella che precede ogni pennellata umana. Forse all’uomo non è dato toccare il soffitto celeste né raggiungere le stelle, ma può sempre rivolgere lo sguardo verso quel vuoto nero punteggiato di luce, ascoltarne la vibrazione silenziosa e ritrovare, mai stanco di tanta bellezza, qualcosa di essenziale attraverso queste opere artistiche straordinarie di cui è composto, e continuare a sognare ad occhi aperti.

Note

Note
1 Storm Thorgerson, famoso in particolare per le sue collaborazioni con i Pink Floyd – ndr
2 da La donna cannone di Francesco de Gregori – ndr
3 da Quanti anni ho di Zucchero – ndr
4 Da Luna di José Hierro – ndr
5 da La luna nell’arte di Michele Leuce – ndr

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Scritto da

Eduinaf avatar autori Stefano Cidone

Laureato in Astrofisica presso l’Università della Calabria. Insegnante di Fisica e Matematica in Istituti d’Istruzione Superiore e attualmente al Polo Tecnologico "Donegani-Ciliberto" di Crotone. Presidente del Circolo Astrofili "Luigi Lilio" di Torretta (KR) e Socio dell'Associazione Astrofili Savelli, dove svolge un'attività di educazione e promozione della scienza e di divulgazione dell’astronomia.

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