
Le motivazioni per il declassamento erano tutte valide, ma alla fine si giunse a una definizione di compromesso che forse fotografa molto meglio Plutone e altri oggetti simili, come il suo “satellite” Caronte: quella di pianeti nani. I fumetti di cui vi faccio oggi un veloce excursus risalgono, invece, alla cosiddetta golden age del fumetto supereroistico, quando ancora Plutone era considerato un pianeta a tutti gli effetti.
I demoni di Plutone

Iniziamo con Wonder Comics, albo a fumetti edito dalla Better Publications sin dal 1944. Dopo i primi numeri, in cui il personaggio di punta era Grim Reaper, supereroe ideato da Richard Hughes, a partire dal n.9 viene sostituito in copertina da Wonderman.
Non era, e non sarebbe stato il primo personaggio con questo nome. Il Wonderman della Better aveva esordito su Complete Book of Comics and Funnies n.1 datato agosto del 1944. Dei suoi creatori si conosce solo il disegnatore, Bob Oksner, ma nulla sullo sceneggiatore.
Ad ogni buon conto, sul n.11 Wonderman va su Plutone, abitato da una razza di esseri che assomigliano ai demoni della tradizione occidentale. Quando il supereroe giunge sul lontano oggetto cosmico, lo trova ricoperto di neve e con un cielo completamente nero, sintetizzando in questo modo due caratteristiche che non avevano bisogno di essere osservate direttamente per essere dedotte: le temperature estremamente basse e la scarsa quantità di luce che lo raggiunge. Nonostante ciò, però, sulla sua superficie Wonderman si imbatte una città futuristica abitata dai suddetti demoni plutoniani.

La saga prosegue poi sul numero successivo, un po’ su Plutone, un po’ sulla Terra, un po’ sul Sole! In questo albo, infatti, veniamo a conoscenza che il Sole, proprio come ne La storia vera di Luciano da Samosata, è abitato e che i suoi abitanti riescono a spostarsi all’interno del Sistema Solare grazie a speciali cannoni che li trasformano in getti di energia, un po’ come i veri getti di energia emessi dal nostro Sole.
Sul n.13 si torna nuovamente su Plutone, per poi, sui numeri successivi svilupparsi la sfida tra Terra, Plutone e Sole anche su altri pianeti del sistema solare.
Plutone, il misterioso
Planet Comics è stata una testata relativamente longeva, per quanto aiutata dalla cadenza di uscite non esattamente regolare. Edita dalla Fiction House, il suo primo numero era datato gennaio 1940 e proseguì le pubblicazioni fino all’inverno del 1953, quando chiuse i battenti dopo 73 numeri.
Caratterizzata da storie di stampo fantascientifico, con spesso in copertina delle belle astronaute in pericolo salvate da astronauti nerboruti, ebbe come serial principale Flint Baker and the Space Rangers. Ed è proprio a una storia di questa serie, The Planetary Adventures of Flint Baker on Pluto, che andremo a rivolgere la nostra attenzione.

Pubblicata sul n.3 , la storia, scritta da Herman Bolstein, ci propone una visione di Plutone piuttosto fantasiosa, ispirata soprattutto dal mistero che tale corpo celeste rivestiva. Il pianeta, infatti, venne rappresentato da (forse) Bob Powell come un oggetto roccioso e desertico abitato da una razza di anfibi umanoidi. La parte inferiore del loro corpo, infatti, richiama la coda dei rettili, dotata però di due piedi palmati, che ritroviamo anche al posto delle mani. La parte superiore per i tratti del viso e la colorazione ricorda, invece, il modo in cui venivano rappresentati all’epoca i cinesi, che nella letteratura pulp e dunque anche nei fumetti della golden age da essa derivati non rivestivano ruoli particolarmente edificanti.
Questo è un interessante esercizio di stile abbastanza tipico degli sceneggiatori di fumetti dell’epoca che ideavano o gli alieni una volta fissate le caratteristiche del pianeta, o il viceversa, molto simili a quanto viene proposto di fare in Progetta il tuo alieno e Identikit di un alieno, due attività didattiche presenti su astroEDU.
È primavera anche su Plutone!
Sempre da Planet Comics, in particolare dal n.19 arriva l’ultima storia di questo piccolo excursus, Spring comes to Pluto, episodio del serial Penguin Pudding, divertente commedia fantascientifica.
Protagonista è Norge Benson, che da un po’ soggiorna su un Plutone, rappresentato come completamente innevato, un po’ come una specie di unico e immenso Antartide (non a caso troviamo anche animali molto simili a quelli che circolano sui nostri poli). La storia in questione, disegnata da Al Walker e forse scritta da Olaf Bjorn, racconta dell’arrivo della primavera su Plutone dopo oltre 2 miliardi e mezzo di anni!

Se consideriamo che il periodo orbitale di Plutone è di quasi 250 anni, questo lasso di tempo risulta un po’ eccessivo, ma d’altra parte un fumetto umoristico, per quanto di fantascienza, può permettersi questa e altre iperboli.
La storia, poi, è un divertente susseguirsi di gag che in qualche modo richiamano (e dunque forse hanno ispirato) le storie di Don Rosa, sia quelle disneyane sia quelle extra-disneyane.
C’è da dire che in effetti Plutone in alcuni momenti della sua orbita, si ritrova più vicino al Sole rispetto a Nettuno, ma in ogni caso non sarebbe così vicino da scatenare uno scioglimento né parziale né esteso come quello mostrato da Walker dei suoi ipotetici ghiacci. Questi ultimi, però, come abbiamo scoperto grazie ai dati raccolti dalla sonda New Horizons, sono costituiti per il 98% da ghiacci d’azioto, con tracce di monossido di carbonio e metano. Questi stessi elementi costituiscono anche la tenue atmosfera che si trova intorno al pianeta, e che dunque non sarebbe respirabile, ma anche in questo caso, come si sa, i protagonisti di un fumetto devono in qualche modo riuscire a respirare normalmente anche sui pianeti alieni!




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