Cronache dalla scuola

Essere nel posto giusto al tempo giusto

Riccardo Bevilacqua ci racconta di come è riuscito a realizzare il suo timelapse sulla cometa Atlas.
Foto della cometa Atlas di Jose de Queiroz e Michael Deyerler via Spaceweather

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me“: così recitava il filosofo tedesco Immanuel Kant, qualche secolo addietro. Lasciamo pure la seconda ai filosofi e soffermiamoci sul cielo, che ha così tanto da offrire. La sera del 2 aprile, mentre assieme ai miei compagni di corso ero intento a osservare delle supernovae da poco esplose, ho avuto l’opportunità di osservare la cometa ATLAS.
Quest’ultima, il cui nome completo è C/2019 Y4, è stata scoperta il 28 dicembre 2019 da ATLAS, ovvero un programma di ricerca per eventuali asteroidi che potrebbero interessare l’orbita del nostro pianeta. La cometa era presto salita agli onori della cronaca, perché dai modelli scientifici vi era un’elevata possibilità che potesse essere visibile anche ad occhio nudo.
Cosa sono, però, le stelle comete? Le comete sono dei corpi celesti di piccole dimensioni formate principalmente da gas ghiacciati e frammenti di roccia, il cui studio ha avuto recentemente un forte rilancio grazie alla missione Rosetta, di cui forse avete sentito parlare.
Per osservare ATLAS abbiamo utilizzato il telescopio del progetto SVAS dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste. È un telescopio Schmidt-Cassegrain da 14 pollici di diametro, che appartiene alla categoria dei telescopi detti catadiottrici, le cui unità ottiche sono composte cioè sia da lenti che da specchi. Al telescopio è stato collegato poi uno strumento chiamato CCD, un rilevatore che raccoglie i fotoni che compongono l’immagine. Il telescopio è a controllo remoto, così abbiamo potuto fare le osservazioni da casa, collegati via internet tra di noi e con il telescopio.
Arriviamo subito al momento clou dell’osservazione. Immaginate di avere appena terminato la ricerca delle supernovae e di essere in uno stato di trepidante attesa: finalmente stavamo per vedere la cometa – come sapete, non è una cosa che capita tutti i giorni!
Sapevamo che al momento dell’osservazione, ATLAS si sarebbe trovata in coordinate RA: 07h 40m 54s Dec: 68° 23′ 16”. Inizialmente abbiamo effettuato un’immagine con una breve esposizione di circa 30 secondi, per controllare che la zona di cielo selezionata fosse quella corretta.
Poi però abbiamo optato per ottenere un’immagine più suggestiva, cosicché anche gli ultimi romantici siano soddisfatti. Con un’apertura angolare sufficiente il telescopio, in maniera assolutamente autonoma, ha ottenuto 52 fotogrammi della cometa, con i quali si è ricavato poi uno splendido time-lapse.

Fun fact: la scia luminosa, formata sostanzialmente da polveri, non è diretta lungo la direzione dell’orbità della cometa ma verso il Sole!
Sfortunatamente, l’universo non ha tardato a mostrare la sua natura matrigna. Tutte le grandi attese che la cometa aveva attirato su di sé sono crollate nei primi giorni d’Aprile quando la luminosità della cometa ha iniziato a decrescere. A portare la cometa alla disintegrazione in 3 diversi nuclei, ci hanno pensato gli enormi stress dovuti all’emissione di gas via via maggiore.
Mi ritengo personalmente fortunato a essere riuscito ad osservare la cometa in uno degli ultimi istanti di massima luminosità.

La frammentazione della cometa Atlas fotografata dal Telescopio Spaziale Hubble via Ye Quanzhi su twitter e Astronomer’s Telegram

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