Cronache dalla scuola

Il suono dei libri a primavera

In questo periodo di isolamento sociale, Elena Barosso si interroga sulla differenza tra un libro di carta e un audiolibro.
Copertina della prima edizione di Dracula – via commons
In questo periodo mi ritrovo spesso a fare lunghe camminate nel mio giardino, percorrendo su e giù una lunghezza di quindici metri, per un totale di cinquanta minuti di attività. Chiamo questa azione “ziopaperonare“, perché mi sento un po’ come uno Zio Paperone che, pensieroso, cammina su e giù per il suo ufficio scavando il percorso sul pavimento. Mumble mumble… Credo di non aver mai fatto cose più noiose di questa, ma bisogna sapersi adattare al periodo. Inoltre, non potendo sempre telefonare a qualcuno, ho pensato a lungo, nel corso delle prime ziopaperonate, a cosa potessi fare nel frattempo, così, su consiglio di un amico, ho provato ad iniziare un audiolibro, in particolare Dracula, di Bram Stoker.
Una nota: ho l’ossessione di scrivere e appuntarmi cose ovunque, tant’è che, prima di comprarmi un’agenda, scrivevo tutto su dei post-it che poi attaccavo allo scaffale sopra la scrivania, ma, alla minima folata di vento proveniente dalla finestra aperta, volavano ovunque. Un po’ come la Sibilla che Enea incontra nel VI libro dell’Eneide, che scriveva le profezie su delle foglie di palma che poi venivano mischiate dal vento che entrava nella sua grotta.
Bene, tra le tante cose che mi appunto ci sono anche tutti i libri che leggo in un particolare anno, e in questo momento su un foglio sono scritti vari titoli, sotto il nome di “libri letti nel 2020”.
Ieri, finché ascoltavo Dracula, mi sono distratta per buona parte della lettura per via di un dubbio: il libro in questione lo potrò scrivere nella lista, oppure no? E a quel punto mi sono chiesta: ascoltare un audiolibro equivale a leggere quello stesso libro?
Premesso che da un sondaggio che ho fatto sul mio umile profilo Instagram risulta una vittoria del NO per il 72%, ho ricevuto delle argomentazioni parecchio interessanti, che vanno a toccare aspetti diversi della stessa questione. Lascio aperta la domanda a tutti coloro che mi leggeranno, ma riporto anche alcune delle opinioni che ho ricevuto, cercando di cucirle tra loro, un po’ come facevano i rapsodi nell’antica Grecia (dal greco rhápto “cucire, saldare” e oidé “canto”).
C’è chi risponde che sì, sono la stessa cosa. O meglio: sono solo due punti di vista diversi di una stessa azione. L’ascolto può infatti essere più suggestivo della semplice lettura, per via dei toni impiegati e delle emozioni trasmesse all’ascoltatore, che può così può immedesimarsi e cogliere particolari che magari leggendo non noterebbe nemmeno.
C’è chi analizza a fondo la questione: la risposta è NO, ma non un “no” categorico. Le differenze ci sono, ma le due azioni non sono totalmente differenti. La lettura coinvolge un’area del cervello diversa da quella coinvolta dall’ascolto, e in particolare la prima tocca sì la memoria verbale, ma anche quella visuo-spaziale, che è diversa da quella uditivo-verbale; per alcuni è vantaggiosa una e per altri l’altra ai fini dell’apprendimento. La lettura inoltre permette ai singoli di collocare le parole nello spazio, di trovare il tempo per immaginarne il significato, di tornare indietro, di sottolinearle, cosa che non avviene con l’ascolto. Poi il risultato delle due azioni confluisce comunque in una sorta di magazzino dove ne è racchiuso il significato. Non a caso, per far apprendere i contenuti a chi, per esempio, è dislessico, una delle soluzioni è quella di leggergli i testi. Altri preferiscono avere un appoggio visivo per apprendere, perché non riescono a seguire i discorsi verbali. Per cui è chiaro che, dal punto di vista dell’apprendimento – e delle informazioni che poi entrano in testa – un processo può risultare più qualitativo dell’altro, ma non c’è una strategia migliore o peggiore, perché si deve andare a guardare anche alle esigenze.
È proprio a partire da quest’ultima frase, e cioè che la differenza tra le due azioni dipende dalle esigenze, che riporto un’argomentazione più letteraria. Un’opera infatti andrebbe fruita per come il suo autore l’ha concepita. Ci sono insomma scritti che si prestano di più ad una lettura visiva e altri ad una lettura uditiva. Si possono citare le opere di Omero, per esempio, che sono adatte proprio ad essere raccontate ad un pubblico, magari con l’accompagnamento della lira, proprio come facevano gli aedi e i rapsodi nell’antica Grecia. Insomma, avevano ideato gli audiolibri già da un bel po’.
E pensando alla lira e ai canti, concludo riportando un’opinione più musicale: in una argomentazione si sostiene che tra il leggere un libro e ascoltare l’audiolibro ci sia la stessa differenza tra il suonare uno strumento ed ascoltarlo. Un libro, insomma, è uno strumento che racconta una storia attraverso la voce di chi lo legge: a seconda che sia la tua, di voce, o quella di un altro, le cose certo, sono differenti, ma la bellezza rimane. D’altronde non si possono suonare tutti gli strumenti del mondo!

Scritto da

Categorie