Oltre 150 tra ricercatori, insegnanti e professionisti della comunicazione, riuniti dal 10 al 13 maggio 2026 a Ischia. Un totale di quasi 200 contributi presentati tra talk e poster, centinaia di progetti didattici, giochi, mostre e altre attività. Questi i numeri della prima conferenza nazionale su Scuola e Ricerca, che mette per la prima volta allo stesso tavolo CNR, INAF, INFN e INGV — quattro enti con storie, missioni e stili profondamente diversi, ma uniti nella volontà di costruire il public engagement e la cultura scientifica del futuro. A guidare il comitato organizzatore inter-ente, Pierluigi Paolucci, fisico INFN e Presidente del Comitato di Coordinamento della Terza Missione dell’INFN, con cui abbiamo parlato del convegno.

Cosa può venire fuori da un incontro come questo? Quali sono gli obiettivi concreti?
Partiamo dal perché, che è ben rappresentato da un numero. Grazie al lavoro di 300 ricercatori e tecnologi e 18 progetti nazionali di terza missione, l’INFN da solo raggiunge circa 50.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado in un anno — circa il 3,6% del totale. Siamo ancora un piccolo punto nell’oceano. I quattro enti organizzatori hanno importanti punti in comune nelle loro attività per le scuole, cose da mettere a sistema, malgrado abbiano storie diverse, strutture diverse, approcci diversi. Unire gli sforzi e studiare una strategia comune può davvero fare la differenza. Qualunque sia il suo campo, il ricercatore è un vero e proprio mediatore culturale tra la scienza e la società per le future generazioni, e noi dobbiamo costruire le regole e gli strumenti perché questo funzioni davvero.
Gli obiettivi di questo convegno sono ben chiari. Primo: condividere tra gli enti e con le scuole tutto quello che facciamo, mettendo in evidenza quelle che pensiamo siano buone pratiche.
Secondo: rafforzare il ruolo culturale degli enti, spesso meno conosciuti delle università perché il loro ruolo educativo è forse meno evidente nella mente di un ragazzo.
Terzo: parlare di nuovi strumenti, nuove metodologie, nuovi linguaggi sia per gli insegnanti che per il pubblico.
Quarto: trovare un momento ricorrente in cui possano dialogare dirigenti scolastici, docenti, ricercatori e istituzioni — il dialogo non è sempre semplice.
In questa ottica di collaborazione, c’è chi teme — anche dall’interno — che collaborare per un obiettivo comune di restituzione verso la società significhi perdere la propria identità come ente. Come rispondi?
E’ vero che parliamo di quattro enti molto diversi tra loro, e le specificità nell’affrontare la terza missione sono emerse chiaramente, ma va sottolineato che tutti e quattro gli enti sono diffusi sull’intero territorio italiano e lavorano sempre in piena sinergia con le università riuscendo così a raggiungere un ampio bacino d’ascolto nel mondo scolastico di tutti i gradi.
Provo a riassumere. L’INFN, con i suoi settantacinque anni di storia radicata nella fisica di Enrico Fermi, la presenza al CERN e nelle grandi infrastrutture internazionali, e un approccio profondamente co-costruttivo con le scuole, mirato in particolare alle secondarie di secondo grado.
Il CNR con i suoi cent’anni di storia, una multidisciplinarietà unica che va dalla fisica alla filosofia, dall’economia alla medicina, e una presenza capillare in 18 regioni e 230 sedi che nessun altro ente ha.
L’INAF, che guarda alle nuove tecnologie con una vocazione naturale verso i più piccoli e una dimensione internazionale strutturale, dall’Unione Astronomica Internazionale al Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie.
L’INGV, infine, con la sua predisposizione naturale alla comunicazione del rischio — terremoti, eruzioni, pericoli naturali — che lavora ogni giorno per essere fonte autorevole contro le fake news su temi che toccano direttamente la vita dei cittadini.
In questo approccio di lavoro sinergico nel campo della terza missione, non dobbiamo assolutamente cedere la nostra identità, ma anzi metterla in evidenza ricordando che tutti noi abbiamo un’entità superiore, che è la Scienza, con la S maiuscola, che forse a volte diamo per scontata o dimentichiamo per egoismo o per egocentrismo. Siamo Enti Pubblici — lo dobbiamo ricordare — e dobbiamo contribuire fortemente e con passione alla formazione delle future generazioni. Credo che le singole specifiche identità degli enti vadano certamente mantenute – sono fonte di orgoglio e valore aggiunto-, ma che non possano impedire una forma di collaborazione strettissima.

Torniamo alla conferenza. Come nasce questa prima edizione e cosa vi aspettate di portare a casa già da questo primo appuntamento?
L’idea, dopo aver fatto un piccolo workshop a Roma nel 2025, era quella di fare un confronto — ma non tanto guardandolo dal punto di vista degli enti di ricerca, quanto principalmente dal punto di vista della scuola. Chiedere a noi di raccontare quello che facciamo, e alla scuola di raccontare quello che fanno loro, quello che fanno con noi, confrontarsi per capire come possiamo migliorare. Perché siamo convinti che possiamo sempre migliorare. L’iniziativa è promossa sia dal Ministero dell’Università e della Ricerca che da quello dell’Istruzione e del Merito — è la prima volta che si affronta il tema della scuola in relazione con gli enti di ricerca in modo organico.
L’obiettivo concreto è creare una rete stabile di collaborazione tra enti e scuole, anche se ci si vede una sola volta l’anno e poi lavorare a progetti nazionali condivisi dai quattro enti E poi, in un futuro più a lungo termine, un protocollo nazionale scuola-ricerca nell’ambito della terza missione. Non è facilissimo mettere d’accordo due ministeri e tante istituzioni — però ci dobbiamo provare. Prima di dire che è impossibile, dobbiamo trovare i modi e i linguaggi corretti e procedere per piccoli passi. . Da questo primo convegno vogliamo portare a casa degli atti pubblicati, in modo che rimangano delle indicazioni scritte su come andare avanti.
Guardiamo le cose più dall’alto. Su quali convinzioni si fonda la terza missione, e in particolare la volontà di restituire alle scuole gli argomenti e lo spirito della ricerca?
Ci sono tre convinzioni che ci spingono come personale degli enti di ricerca che si occupano di didattica e divulgazione. La prima: crediamo nel valore della scuola, cioè nel suo ruolo formativo non solo per la parte educativa, ma proprio come motore di crescita. Sono la scuola e le famiglie, almeno nella parte iniziale della vita dei ragazzi e delle ragazze, a tentare di formare non solo una cultura, ma anche una consapevolezza e un senso civico.
La seconda: crediamo nella scienza e nella società, crediamo che nella vita di tutti quanti noi la scienza abbia un peso non piccolo. E bisognerebbe avere fiducia nella scienza. Abbiamo affrontato un periodo complicato, quello del Covid, in cui abbiamo capito che non è sempre così.
La terza: dovremmo essere consapevoli che la scuola, la ricerca, la scienza in generale sono una missione pubblica. Quello che vogliamo raccontare ai ragazzi che vengono da noi da quando hanno 4-5 anni — quindi sono quasi tabula rasa — è importantissimo che sia definito dallo Stato. Questa sembra una cosa banale, ma negli ultimi periodi è chiaro che non è così.

Veniamo alle prossime edizioni. Ci sono cose che sicuramente volete ripetere? Sono state identificate delle criticità, cose che vorrete modificare nei prossimi anni?
Intanto speriamo che questa sia solo la prima di una lunghissima serie di conferenze annuali, sempre più partecipate dagli insegnanti e, in un futuro, perché no, anche dagli studenti. Già in questa prima edizione i quattro enti di ricerca hanno veramente lavorato insieme e siamo riusciti a essere abbastanza inclusivi. La provenienza dei partecipanti copre quasi tutta Italia. Gli abstract e i poster sono distribuiti in proporzione alla dimensione degli enti. Tra i partecipanti ci sono anche università, scuole, società e comunicatori. Gli argomenti trattati sono numerosissimi. E le parole più usate nei titoli? Chiaramente scuola e ricerca, ma ci sono anche STEM, gioco, scienza, engagement, escape room, esplorare, educazione. Penso che sia davvero un ampio panorama.
Infine, la domanda da un milione di dollari: cosa possono fare gli enti di ricerca per migliorare concretamente la scuola e quindi la società?
Dopo aver avuto la possibilità di confrontarmi con i due Ministeri di riferimento sono sicuro di poter affermare che abbiamo il pieno sostegno di entrambi perché si possa costruire un sistema nel quale tutti gli enti di ricerca possano contribuire sempre di più alla formazione e alla crescita delle future generazioni. Siamo già un grande supporto alla scuola nella formazione specifica dei docenti, nell’orientamento degli studenti e possiamo sicuramente contribuire ad introdurre sempre di più la scienza moderna nei libri di testo, seguendo le nuove direttive del MIM. E’ un peccato che al momento gli Enti di Ricerca siano poco presenti nei tavoli ministeriali dove vengono definite le linee guida e i programmi. Ed è proprio dai docenti presenti alla conferenza che è emerso il consiglio di proporre, in un prossimo futuro, che i ricercatori possano sedere a fianco dei pedagogisti. È chiaro che al momento quest’idea è ancora molto lontana.
Questa prima edizione del congresso segna però un primo passo per unire gli sforzi enormi che fanno gli Enti di Ricerca al fine di creare delle future generazioni consapevoli del ruolo della scienza nella società moderna.



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