Per la scuola

La scuola rende liberi

L'esperienza di un divulgatore tra i prigionieri di un carcere minorile
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Illustrazione di Nicolas Montet
Negli ultimi anni, mi è capitato diverse volte di finire in carcere. “Istituto Penitenziario per Minori“, per la precisione: e non essendo un minore, come potete immaginare, non ci sono andato da recluso, ma da educatore, da scrittore o da esperto di spazio e astrofisica.

Ho parlato con classi maschili, quasi sempre costituite da una grandissima maggioranza di ragazzi di origine straniera. Furti, aggressioni, violenze o semplice detenzione in attesa di giudizio. A Bologna e Milano, i ragazzi seguono dei corsi scolastici per la licenza media e di avviamento alla professione. La colomba pasquale e il panettone dell’Istituto Minorile Beccaria sono famosi per la loro bontà. Ragazzi di origine straniera, ma spesso nati in Italia o arrivati nel nostro paese da tanto tempo.

Parlare con questi ragazzi di che cosa possa mai fare un’astronauta come Samantha Cristoforetti sulla Stazione Spaziale è un’esperienza intensa, divertente e surreale. L’astronomia, le stelle, i pianeti, le lune, l’eclisse di Sole, sono un mondo che, per un certo periodo della loro breve vita, è stato chiaramente dimenticato – ma che viene di nuovo accolto nel volgere di un breve scambio di battute, non appena si stabilisce un contatto emotivo, anche solo con una risata.

In un attimo si assiste a una piccola e laica trasfigurazione: avviene nel momento preciso in cui vedi i loro sguardi che si illuminano. E lì capisci che qualche cosa è successo. Nessuna illusione, per carità. Questi ragazzi hanno sofferto immensamente, continuano a farlo e hanno fatto immensamente soffrire. Però, in certi occhi, in certi sguardi, in certi sorrisi, vedi con chiarezza come – attraverso i racconti di spazio e di stelle – stai parlando alla loro infanzia. Non quella reale, che per fortuna non conosco, ma quella che rende i bambini della terra simili gli uni agli altri. Quell’elemento “necessario”, che fa di una persona una persona e basta. Partono le domande sui buchi neri, sulla vita nell’universo, sul Big Bang. Le stesse domande di tutti.

Non appena dici loro che Samantha è stata nello spazio circa 6 mesi, qualcuno – alzando la mano – identifica immediatamente la somiglianza fra la condizione di reclusa nello spazio e quella di recluso sulla Terra. Dopo di che partono i commenti: Anche voglio i domiciliari nello spazio, Ma si può fumare?, Se fa ginnastica, allora è ok, Ma lei può uscire a prendere una boccata d’aria? e Quando esce di lì, che cosa farà?

E questa è la domanda cruciale. Questi ragazzi sanno di avere sbagliato, ma un certo mondo sbagliato è tanto familiare, da dare loro un senso di “casa”. Molti di loro sembrano, in primo luogo, prigionieri di se stessi e delle loro vite, più che delle mura di un carcere. Ecco perché la scuola, tanto per cambiare, gioca un ruolo cruciale: imparare è l’unico modo per vedere e trovare alternative. Vale per tutti noi. In bocca al lupo, ragazzi.

Apparso per la prima volta in SAPERE, giugno 2015, Dedalo editore e sul numero di febbraio 2015 di The BEKKA news, magazine a cura dei ragazzi dell’I.P.M. “Cesare Beccaria”, Milano

Scritto da

Stefano Sandrelli Stefano Sandrelli

Tecnologo dell'Inaf presso l’Osservatorio Astronomico di Brera. E' stato responsabile nazionale della Didattica e Divulgazione per l’Ufficio Comunicazione dell’INAF dal 2016 al 2020. Docente del corso “nuovi modi per comunicare l’astronomia” per il master MACSIS, Università Bicocca. Collaboratore della rivista Sapere, per la quale tiene la rubrica Spazio alla scuola. Dal maggio 2000 al dicembre 2015 ha curato per l’ Agenzia Spaziale Europea (ESA) oltre 500 puntate di una rubrica televisiva in onda da Rainews24 e RAI 3. Autore per Zanichelli, Einaudi e Feltrinelli.

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