Personaggi

Un ricordo di Riccardo Giacconi

Ricordiamo la figura di Riccardo Giacconi con un sentito articolo di Anna Wolter dell'Osservatorio Astronomico di Brera
Riccardo Giacconi durante il suo discorso per “The next 50 years“. Milano 3 ottobre 2012. Foto di Gabriele Ghisellini
Riccardo Giacconi è stato un gigante dell’astronomia, un grande scienziato e un grande manager, e non posso non provare orgoglio nell’averlo conosciuto. Sono già state raccontate le sue grandi imprese, e non devo testimoniare io della sua importanza, non solo nell’inventare l’astronomia X ma anche nel portare molte delle “buone pratiche” cresciute in quel campo anche in quello dell’astronomia ottica, nei suoi anni come Direttore Generale dell’ESO durante i quali fu progettato e costruito il VLT. Gli incontri con Riccardo sono sempre stati proficui, e anche il mio primo vero lavoro scientifico è stato su un progetto che lui aveva fortemente voluto: una indagine – la più ampia e profonda per un lungo periodo di tempo – di sorgenti “casuali” del cielo X, realizzata con i dati del primo satellite per astronomia X dotato di un telescopio, cioè con le prime vere immagini del cielo ad alta energia. Non sempre sono stati facili, quegli incontri: non potrò mai dimenticare il giorno in cui, davanti a tutti i partecipanti a un congresso, accusò me, la più giovane ma l’unica presente in quel momento del nostro gruppo di ricerca, di aver ottenuto risultati sbagliati, che oltretutto avevano l'”ardire” di andare in direzione opposta a quel che lui fortissimamente voleva. Non penso di averlo convinto all’epoca – operazione non facile! – ma so che mi sono difesa bene, e l’articolo che riportava quei dati è stato non solo molto citato ma anche confermato nei suoi risultati negli anni successivi.
Tutti noi dobbiamo a lui, e ai suoi mentori, Bruno Rossi e Beppo Occhialini, il mestiere che facciamo. Dobbiamo a lui una finestra sull’universo, ma anche una visione di come fare scienza, in modo moderno e collettivo. Con regole rigide ma anche con un traguardo alto, importante anche se lontano.
Il legame di Riccardo con Milano è stato importante. Non solo l’Università in cui ha studiato, ma anche, brevemente, insegnato. Il suo inizio e la sua conclusione. La sua ultima partecipazione ufficiale a un congresso astronomico fu nel 2012, a uno dei meeting organizzati per le celebrazioni dei 50 anni di astronomia X, ufficialmente nata nel 1962 e glorificata con il suo premio Nobel del 2002. Nell’incontro, in cui si auspicavano fasti per i prossimi 50 anni di astronomia X, Riccardo era l’ospite d’onore, riconsciuto “padre dell’astronomia X”.
Due furono i maggiori congressi quell’anno: a settembre a Mykonos – un cielo blu come sa solo essere in Grecia, esaltato dalle case bianchissime – Riccardo ricorda quali scelte tecniche portarono al volo Aerobee del 1962.
A Milano, in ottobre, ci concede una sorta di riassunto della sua carriera. L’articolo che descrive il suo intervento è esplicito nell’intento: fare chiarezza su alcune controversie del passato e esprimere speranza nel futuro della disciplina. Lo dice fin dalle prime righe. La lezione principale è scandita dai titoli dei paragrafi: “Learn Think Plan and Do“. E ricordo perfettamente, e l’ho anche subito sfruttato come chiusa per alcune mie conferenze, il suo augurio, anzi, il suo imperativo:

We must however ensure that the new generation of astronomers will have the opportunity to learn – think – plna and do.

Lo ha sempre sentito come compito suo e deve essere il suo lascito, deve diventare compito nostro: permettere ai giovani, alle nuove generazioni, di avere uno spazio per imparare e per pensare, ma anche per fare progetti e per lavorare con le proprie mani, di essere protagonisti di se stessi.

Ascolta il podcast di Radio3 Scienza con Anna Wolter che ricorda Riccardo Giacconi.

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Scritto da

Anna Wolter Anna Wolter

Si laurea all’Università degli Studi di Milano. Lavora quindi presso l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Cambdrige, MA (USA). Ora è Prima Ricercatrice all’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera ove si occupa di astronomia extragalattica multibanda, utilizzando di preferenza dati di alta energia. Studia in particolare nuclei attivi di galassie e sorgenti ultraluminose nella banda X in galassie esterne. Ha fatto parte del Comitato Direttivo della Divisione D (Alte Energie) dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU). Dall’inizio di questo secolo dedica una frazione importante del suo tempo all’insegnamento e alle attività divulgative per vari tipi di pubblico. È correlatrice di varie tesi di Laurea presso le Università degli Studi di Milano. Ha tenuto più di 100 conferenze per il pubblico generico e altrettante per le scuole. Responsabile per la Lombardia delle Olimpiadi Italiane di Astronomia. Dal 2010 rappresenta l’Italia nella Rete di Divulgazione Scientifica dell’Osservatorio Europeo Australe (European Southern Observatory, ESO).

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