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Alieni: C’è qualcuno là fuori?

"Alieni. C'è qualcuno là fuori?" è una ricca raccolta di saggi sul tema della vita nell'universo curato dall'esperto divulgatore Jim Al-Khalili ed edito in Italia da Bollati Boringhieri: un libro di buona qualità nel fornire una dettagliata visione di insieme di una materia attuale e affascinante.

Jim Al-Khalili, docente di fisica teorica all’Università del Surrey, in Inghilterra, è anche un valido divulgatore scientifico e autore di diversi volumi, tradotti in italiano dallo stesso editore, dedicati all’illustrazione degli aspetti più intriganti delle nuove frontiere della fisica e della biologia quantistica.
In questo Alieni, Al-Khalili si riserva il ruolo di curatore, introducendo personalmente il tema dell’opera ma lasciando a illustri colleghi e colleghe il compito di sviscerare ogni possibile sfaccettatura – dalle più condivise alle più controverse nell’ambito della comunità scientifica – della ricerca della vita nell’universo. Si tratta, quindi, di un’esposizione per così dire “corale” (gli autori coinvolti, oltre allo stesso curatore, sono ben diciannove), ma va sottolineato che questo fatto non si traduce, come a volte succede in circostanze simili, in un collage disordinato di testi non sempre omogenei e di complicata fruizione per il lettore. Viceversa, vuoi per l’interesse intrinseco dei temi trattati, vuoi per l’indubbia competenza degli autori nel fare scienza, ma anche nel saperla raccontare in maniera comprensibile, si tratta di un’opera che si fa leggere molto bene dal lettore non specializzato ma curioso di conoscere gli sviluppi più recenti di questa materia così appassionante.
Al-Khalili introduce l’argomento partendo, ed era abbastanza inevitabile, dal quesito argutamente posto da Enrico Fermi: “Dove sono?“, che pone in evidenza l’apparente conflitto filosofico esistente tra un’idea di cosmo che si immagina traboccante di vita anche intelligente e il fatto obiettivo che finora non se ne è trovata traccia al di là di ogni possibile dubbio.
Da questo primo, inequivocabile assunto di base, prende inizio il percorso ideato dal curatore, che vede esperti di ogni possibile branca della scienza coinvolta in questa affascinante ricerca dare il proprio contributo per delineare lo stato dell’arte delle nostre conoscenze in materia.
Ciò che ben presto si evidenzia è che in questo campo non vi sono poi tante certezze, a cominciare da una precisa formulazione del concetto stesso di vita e di quale tipo di organismi viventi gli scienziati si aspettano (o sperano, o si illudono …) di trovare nello spazio profondo. E quello della definizione della vita in sé è soltanto il primo, fondamentale, interrogativo messo in evidenza dagli interventi contenuti in questo libro, per procedere poi immediatamente all’esame di concetti ancora più sofisticati e al limite della trascendenza, come l’intelligenza e la coscienza. Fermo restando, e questa è forse l’unica certezza, che non è il caso di alimentare particolari aspettative riguardo alla scoperta di forme di vita intelligente dalla connotazione morfologica simile alla nostra, perché molto probabilmente gli organismi che prima o poi (o forse …) scopriremo nel cosmo saranno del tutto diversi anche dal più ardito volo di fantasia che mai essere umano abbia potuto concepire.
Può apparire sorprendente, per il lettore curioso ma non addetto ai lavori, che non tutti gli scienziati si aspettino in verità di trovare un cosmo così rigoglioso e brulicante di vita come la veneranda equazione di Drake ha sempre dato l’idea che potesse essere e come la scoperta quasi quotidiana di esopianeti dalle caratteristiche apparentemente compatibili con la vita potrebbe far pensare. Tutt’altro, ci sono scienziati favorevolmente predisposti a questa eventualità, ma anche altri che hanno un approccio ben più pessimistico.
A questo approccio pessimistico contribuiscono, fra le altre, anche considerazioni legate alla ristretta (su scala cosmica) fascia temporale di sviluppo contemporaneo che potrebbe consentire un contatto tra due civiltà evolute tra esse compatibili, intendendo ai fini della compatibilità un insieme di peculiarità evolutive e di sviluppo tecnologico che rendano possibile questo contatto. In tale ottica appare molto interessante quanto sostenuto da più di un autore di questa antologia relativamente ai prevedibili sviluppi evoluzionistici delle società biologiche nella direzione dell’intelligenza artificiale. Se la trasformazione da esseri senzienti di tipo biologico a esseri ugualmente senzienti ma di tipo meccanico costituisce, come parecchi pensano, il destino ultimo delle civiltà tecnologiche, è evidente che per una civiltà ancora allo stato biologico come la nostra potrebbe essere molto difficile comunicare con una civiltà più anziana, evoluzionisticamente parlando, e quindi più avanzata, di tipo robotico. Una società di questo genere potrebbe avere imperativi scientifici e culturali diversi rispetto ai nostri e forse comunicare con esseri biologici potrebbe risultarle non così “interessante” come sarebbe invece per noi stabilire finalmente un contatto con qualsiasi altra eventuale civiltà evoluta esistente nell’universo.
Il libro, al di là di queste fondamentali questioni di astrobiologia, con ampie implicazioni di natura filosofica, illustra anche dettagliatamente – e non potrebbe essere altrimenti ‒ l’evoluzione nelle tecniche di ricerca della vita extraterrestre.
Per quanto riguarda l’esplorazione del Sistema solare, la tecnologia dei futuri lander e rover marziani dovrà essere migliorata al fine di effettuare nel terreno scavi un po’ più in profondità di quelli fatti finora, mentre forse le più fondate speranze di trovare qualche tipo di forma di vita, anche a livello primordiale, restano ancorate ai promettenti ecosistemi di alcuni dei satelliti di Giove e Saturno. Per quanto riguarda invece lo spazio esterno, alla classica ricerca di segnali radio tipica del SETI e dei suoi derivati si affianca ormai da tempo anche un’indagine sempre più sofisticata sugli esopianeti, volta fra le altre cose a identificare nelle loro atmosfere la presenza di gas che permettano lo sviluppo della vita o che indichino l’esistenza di residui dell’attività metabolica di organismi viventi.
Il libro dedica spazio anche ad altri argomenti che, sebbene basati soprattutto sulla fantasia, risultano comunque non meno appetibili per lo studioso, in particolare sul versante sociologico, che desideri farsi un’idea del modo in cui cinema e letteratura hanno immaginato gli alieni e il possibile nostro primo contatto con essi.
La letteratura si caratterizza sicuramente per un approccio più ragionato, e non a caso, visto che molti scrittori di saghe fantascientifiche risultanti nella descrizione di ambienti e razze extraterrestri sono o erano anche scienziati. Gli esempi di eccellenza citati nel capitolo a cura di Ian Stewart sono tutti in tal senso ben indicativi e condivisibili: mi sentirei soltanto di aggiungere, per completezza, l’ottimo ciclo dell’Heritage Universe di Charles Sheffield (altro esempio di scrittore con solide radici nella fisica e nella matematica).
Il cinema e la TV, anche a causa della necessità di mantenere sotto controllo il budget previsto per gli effetti speciali, non hanno invece quasi mai brillato, salvo poche valide eccezioni (un film come 2001: Odissea nello spazio, per esempio, mette d’accordo tutti su cosa sia la buona fantascienza sullo schermo), nel delineare alieni credibili che non sembrino, come di fatto il più delle volte sono, attori o attrici con qualche appendice posticcia attaccata con la colla.
Tanto per non farsi mancare nulla sul piano sociologico, il libro contiene anche un paio di interventi su un tema sempre attuale come l’ufologia e il filone complottistico ad essa connesso. Devo dire che questi contributi mi sono sembrati forse la parte meno ispirata di un testo per altri versi eccellente, perché non fanno molto per andare oltre il classico stereotipo popolare ufo = extraterrestri, mentre in realtà esistono avvistamenti di oggetti volanti non identificati effettuati da persone credibili e non influenzabili che rivestono un oggettivo interesse e che richiederebbero proprio alla scienza un esame più obiettivo e privo di preconcetti. Mettere insieme nello stesso calderone – come avviene nel capitolo 3 – la mitologia ufologica più inconsistente, come l’affare Roswell o le favole dell’Area 51 (molto utili, peraltro, a lasciar libere le autorità governative di testare prototipi d’avanguardia mentre tutti si affannano a parlare di improbabili retroingegnerie aliene) e un caso interessante come quello degli avvistamenti multipli effettuati nel 1980 nella foresta di Rendlesham, in Inghilterra, da personale militare addestrato significa, a mio modestissimo parere, rischiare seriamente di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.
A parte queste considerazioni, se si vuole secondarie, ci resta un libro meritevole di lettura e di meditazione, perché davvero di buona qualità nel fornire una dettagliata visione di insieme di una materia attuale e affascinante, con fondamentali implicazioni per il futuro della nostra specie e del mondo in cui viviamo, per unico o non unico che esso possa essere nell’universo.

Articolo pubblicato sul Giornale di Astronomia #3, 2017 e ripubblicato con l’autorizzazione della direzione del Giornale di Astronomia; copyright by SAIt e Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma

Abbiamo parlato di:
Alieni. C'è qualcuno là fuori?
Jim Al-Khalili (a cura di)
Bollati Boringhieri, 2017
242 pagine, brossurato – 22,00 €
ISBN: 9788833928210

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Scritto da

eduinaf_avatar_autori Marco Orlandi

INAF Osservatorio Astronomico di Bologna

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