People of Brera

Quali professioni sono necessarie in un centro di ricerca di astrofisica? Quali percorsi di studio bisogna seguire? Con quali motivazioni e obiettivi?

PEOPLE of BRERA nasce nel corso del progetto di alternanza scuola-lavoro “la comunicazione della scienza sul web”, con lo scopo di dare una risposta a queste domande per i ragazzi che devono decidere se intraprendere un percorso di studi in ambito STEM. È un percorso di confronto generazionale in cui un gruppo di studenti di IV superiore hanno intervistato le persone che lavorano all’interno dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera. Le interviste sono state registrate, trascritte e rielaborate sotto forma di brevi testi pensati per i social media (Facebook e Instagram) e correlate da fotografie  che contestualizzano  il testo al luogo di lavoro. Sono brevi spaccati di vita quotidiana e privata che ci permettono di scoprire il dietro le quinte di un centro di ricerca.

ILARIA

“Dopo le superiori non sapevo che cosa fare, però mi piaceva l’astronomia. Per questo l’ho scelta, ma anche perché non volevo avere rimpianti. Sapevo che avrei dovuto fare quello che mi piaceva e non quello che mi consigliavano gli altri. Così ho spedito il curriculum all’Osservatorio Astronomico di Brera e mi hanno chiamato. Sapevo che la ricerca scientifica non faceva per me anche perché a me piacevano anche lettere e filosofia, perciò ho deciso di dedicarmi alla divulgazione scientifica. Ho avuto la fortuna di scegliere il mio lavoro e la parte che mi affascina di più è trasferire a qualcuno delle conoscenze che non sapeva gli appartenessero. A volte è difficile fare da “ponte” tra gli scienziati e il pubblico ma quando ci riesci da una soddisfazione enorme. Purtroppo in Italia non vengono stanziati molti fondi per questo, ma noi ci proviamo lo stesso.”

MARIO

“Al liceo ero molto indeciso tra una materia letteraria e fisica. Alla fine ho scelto fisica. Negli ultimi due anni dell’Università ho incontrato un professore che teneva lezioni di fisica cosmica e ho capito che mi sarebbe piaciuto fare ricerca. Ho fatto un concorso per l’Osservatorio Astronomico di Brera. Non avevo studiato astrofisica, mi sono preparato studiando un librone da solo.
Quando ho iniziato a lavorare qui mi occupavo di orbite, dinamica, satelliti e asteroidi. Adesso curo il museo e la sua storia, studio cos’hanno fatto gli astronomi di Brera e come venivano usati gli strumenti. Quando inizi un percorso non sai mai dove ti porterà, ci sono molte cose interessanti con cui si viene a contatto un po’ per caso. Bisogna sempre guardare cosa succede lateralmente.”

MARCELLA

“Da bambina non mi sarei mai aspettata di diventare astronoma, inizialmente mi sono laureata in fisica all’Università degli Studi di Milano ma come dottorato di ricerca ho scelto quello di astronomia perché mi divertivo con gli amici a guardare il cielo.
Ora sono una ricercatrice, mi pongo delle domande e cerco delle risposte. Al momento studio le galassie. È un lavoro che mi lascia la libertà di studiare quello che mi interessa, ma comporta il sacrificio della giovinezza. Anni in cui la tua inesperienza porta a grandi intuizioni, ma in cui devi essere disponibile di andare all’estero e ad accettare posizioni precarie. Ha anche un valore aggiunto però, quello di viaggiare e di instaurare rapporti con altri astronomi per raggiungere grandi obiettivi.”

ALBERTO

“Quando arrivò il momento di fare una scelta universitaria, ero piuttosto convinto di iscrivermi a chimica, ma quasi per caso sono capitato alla presentazione del dipartimento di fisica e ne sono rimasto affascinato. La professione dell’astrofisico, d’altronde, sembrava anche una giusta via di mezzo tra la fisica eccessivamente teorica e quella sperimentale. Attualmente mi occupo di individuare e studiare, tramite gli avanzati strumenti che abbiamo a disposizione nella nostra era, oggetti che in qualche modo possono essere definiti “esotici” e che allo stesso tempo creano parecchio scalpore anche tra il pubblico medio: i buchi neri supermassicci, in particolare quelli che risalgono ad un momento estremamente prossimo all’origine dell’universo. Uno degli aspetti positivi di questo lavoro è l’assenza di vere e proprie frontiere nazionali: si è quotidianamente in contatto con collaboratori esteri, con i quali si riesce a comunicare senza difficoltà grazie alla meravigliosa lingua scientifica.”

STEFANO

“L’astronomia consente di unire diversi campi del sapere. Si utilizzano molte scienze come fisica, chimica e biologia, ma anche discipline storiche, filosofiche e umanistiche. A me è sempre piaciuto tessere insieme elementi diversi, per questo dopo il dottorato in Astronomia ho fatto un master in comunicazione della scienza a Trieste. Ora sono responsabile nazionale della divulgazione e della didattica dell’INAF. Il mio lavoro consiste nel raccontare anche a chi non è esperto come si svolgono le attività tecnologiche e di ricerca in campo astronomico. Il pubblico è molto sfaccettato, spazia dai bambini agli anziani, ciascuno di noi è infatti pubblico generico in tutto ciò di cui non è esperto. Purtroppo dentro gli enti di ricerca ci sono pochi strumenti di valutazione di queste attività e poca cultura condivisa. Uno degli obiettivi del mio lavoro è quello di aiutare gli astronomi a comunicare le proprie ricerche a tutti quelli che non sono astronomi o sono astronomi di settori differenti rispetto alla comunità di riferimento. L’astronomo è come un “esploratore” e chi lavora con lui, come me, ne condivide le scoperte e gli entusiasmi.”

PAOLA

“La mia passione per l’astronomia ha avuto inizio durante gli anni del liceo. Così, quando arrivò il momento di scegliere a cosa dedicarmi nel mio futuro, sapevo già cosa fare. Una lunga serie di concorsi mi hanno portato a lavorare in questo osservatorio, che amo sia dal punto di vista lavorativo sia umano. Qui mi occupo dello studio degli AGN, i nuclei galattici attivi, quelle galassie che hanno nel loro nucleo un buco nero super massivo, estremamente luminoso e compatto. L’aspetto del mio lavoro che trovo più entusiasmante è la possibilità di imparare di continuo, di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo e, dopo tanti sforzi, di mostrarlo a una grande comunità (virtuale, ma non solo) di astronomi di tutto il mondo.”

CLAUDIA

“La fisica era un po’ il mio punto debole. Mentre la matematica mi risultava facile, la fisica la dovevo studiare molto. Per questo, forse, mi è venuto il pallino dell’astrofisica e mi sono iscritta alla facoltà di fisica. Ho iniziato a Roma, poi questo lavoro mi ha portata a Cambridge e Zurigo. Ora sono a Brera, poi vedremo. Sto osservando con il telescopio ALMA il gas freddo emesso dalle galassie. Ne studio la densità, la massa, la distribuzione, l’origine, i meccanismi che ne controllano la proprietà. Su questo sto scrivendo un articolo. Ho scoperto un vento talmente potente che spazza fuori il gas dalla galassia”.

SILVIA

“Quando ero piccola volevo fare l’astronauta. Poi ho scoperto di essere troppo bassa e che avrei dovuto fare la carriera militare. Perciò ho deciso di buttarmi su qualcosa che riguardi sempre il cielo rimanendo con i piedi per terra. Quindi, dato che la mia carriera da astronauta era già conclusa, ho deciso di studiare astrofisica. Qui all’Osservatorio Astronomico di Brera sono una dottoranda che studia i quasar ad alto redshift, quelle galassie lontane con al centro un buco nero.”

AGNESE

“Il corso per archivisti mi ha aperto un mondo. Forse lì è nata la passione sia per le scritture antiche sia per gli stessi oggetti: le lettere, i diari… Prima seguivo un percorso di studi storici, ma avevo lasciato perché era più teorico e io sono sempre stata una persona molto pratica. Il mio è un lavoro abbastanza solitario, in cui non devi essere geloso. All’interno degli archivi scopri cose talmente belle che vorresti tenertele per te: la vera sfida è di dare agli altri quello che tu hai fatto “nascere” affinché lo possano studiare. Senza gli archivi alcune ricerche non le puoi fare: ripeti quello che hanno fatto gli altri o, peggio ancora, parti dai preconcetti.” 

GINEVRA

Sono un’astrofisica osservativa e studio le galassie tramite le radiazioni X. Quando decisi di iscrivermi all’Università ero indecisa tra una facoltà scientifica o una umanistica. Scelsi fisica e ora la sceglierei nuovamente. Mi ha dato molte soddisfazioni e ancora oggi continua a divertirmi. Dopo la tesi ho iniziato a lavorare in un centro di ricerca statunitense, dove mi occupavo di satelliti per l’astronomia X, poi mi sono spostata in Germania e infine a Brera.  Spesso la gente contesta la ricerca scientifica in astrofisica, sostenendo che i finanziamenti investiti sarebbero più utili qui sulla Terra. In realtà tutto ciò che studiano gli astrofisici, prima o poi avrà una ricaduta, come è stato per le reti wifi, i sensori ccd, e tante altre innovazioni portate dalla scienza.”

FABIO

Ho studiato statistica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ho svolto la mia tesi in Svezia. Sono arrivato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera perché affascinato dall’applicazione dei metodi statistici all’astrofisica. La mia giornata tipo è al computer, al momento mi sto scrivendo un programma.
Durante il mio percorso ci sono stati molti ripensamenti. Al giorno d’oggi se si intraprende una strada non vi è certezza che non vi siano deviazioni: bisogna scegliere sempre ciò che ci appassiona.

ROBERTO

Sin da bambino ho avuto una passione per l’astronomia. Quando avevo 6 anni, svegliai mio papà nel cuore della notte perchè stavo leggendo un’enciclopedia sull’argomento. Ho coltivato questo interesse durante tutti gli studi: ho intrapreso un corso di laurea di fisica e astrofisica a Roma, ho poi seguito una specializzazione nello stesso ambito e ho ottenuto un dottorato in astronomia. Ora passo la mia giornata davanti al computer per studiare i buchi neri super massicci e i quasar.
Per fare questo lavoro consiglio di imparare il più possibile dalle persone con cui si collabora e di utilizzare le critiche in modo costruttivo. Può sembrare una banalità, ma è molto importante perché le cose da imparare sono tante e spesso non c’è occasione di approfondirle prima di metterle in pratica.”

Queste storie sono scaturite dalla curiosità di:

Nicolo Gobbo, Giorgio Garofalo, Alberto Vaglietti e Lorenzo Monti (IIS Ettore Majorana – Cesano Maderno)
Aurora Ruggeri e Tommaso Gavioli (LS G. Marconi – Milano)
Francesca Bevilacqua e Thuy Lan Ritondale (IIS B. Russell – Milano)
Giulia Galvan e Kirolos Sharoubim (IIS Cremona LS Zappa – Milano)
Martina Zucchelli e Gabriele Losi (IIS Cremona LS Vittorio Veneto – Milano)
Boris Kiossev e Mario Ismaili (IIS Curie SRaffa)
Yakoub Benchaib (Istituto Tecnico Industriale G. FELTRINELLI – Milano)
Lorenzo Ravizzoni (IIS Bachelet – Abbiategrasso)
Simone Bressanin (IIS Bachelet – Abbiategrasso)
Alessio Donà (IIS Italo Calvino)
Carmelo Narsete (IIS Italo Calvino)

Il progetto è stato ideato e realizzato da Laura Barbalini (INAF-Osservatorio Astronomico di Brera) con la collaborazione di Mario Carpino (INAF-Osservatorio Astronomico di Brera) e si ispira alla famosa pagina Facebook “Humans of New York“. Si ringraziano tutti i ricercatori, dottorandi e dipendenti dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera che lo hanno reso possibile.