Cronache dalla scuola INAF Covid-19 e luce ultravioletta Interviste PCTO

Covid-19: Intervista ad Andrea Bianco

Aggiornato il 18 Giugno 2021

In questa serie di articoli vi proponiamo cinque videointerviste con trascrizione condotte dalle studentesse Sofia Longhi ed Eleonora Codara ai ricercatori e ai tecnologi dell’Osservatorio di Brera nella sede di Merate nell’ambito di un progetto PCTO di comunicazione della scienza via web. Le interviste vogliono aprire una finestra sui progetti legati al Covid-19 nati e in fieri nel nostro osservatorio.
Oggi vi presentiamo l’intervista ad Andrea Bianco, intervistato dalla studentessa Sofia Longhi che ha frequentato la classe 3Bs al Liceo M.G. Agnesi di Merate (LC) – Tutor scolastico: Prof.ssa Lorella Villa – Tutor OAB: M.Rosa Panzera.

Ciao a tutti sono Sofia e sto svolgendo un progetto di alternanza scuola-lavoro presso l’Osservatorio Astronomico di Brera con sede a Merate. Ho frequentato la terza scientifico al liceo Maria Gaetana Agnesi di Merate.
Oggi intervisteremo Andrea Bianco. Grazie per essere qui con noi Andrea.

La prima domanda che volevo farti è: Qual è il tuo ruolo all’interno del progetto di inattivazione del coronavirus coi raggi ultravioletti?

Ciao Sofia. Il mio ruolo in questo progetto, che capirai è abbastanza atipico per un osservatorio astronomico, riguarda soprattutto un aspetto tecnologico, legato alla gestione dell’illuminazione UV. In esperimenti di questo tipo c’è ovviamente anche una parte medica e biologica che riguarda come trattare e misurare il virus.
C’è però anche tutta la parte di illuminazione, cioè come illuminare il virus, che intensità fornire, quale dose prendere in esame, che lampada usare, come tarare la lampada.
Io mi sto occupando sostanzialmente di questa parte del progetto, affinché la misura che si andrà ad effettuare, che è quanto virus è rimasto dopo l’illuminazione, sia affidabile.
C’è anche tutta una serie di questioni legate alla stabilità della sorgente, se il mezzo in cui è sospeso il virus assorbe parzialmente gli UV o meno, piuttosto che come viene posizionato il campione del virus, se prende una parte uniforme di luce.
Questo è quello che faccio io insieme ad altre persone all’osservatorio.
Più in generale mi occupo dello studio di questi sistemi ultravioletti per la disinfezione di oggetti e di ambienti.
Ci siamo un po’ lanciati – parlo al plurale perché siamo un gruppetto di persone dell’osservatorio coinvolte – in questa nuova sfida, portando sostanzialmente le nostre conoscenze di ottica, di fisica e ingegneristiche.

Immagino che voi non maneggiate direttamente il virus, quindi cosa utilizzate per gli esperimenti?

Hai perfettamente ragione. Il virus, soprattutto il Sars-Cov2, essendo così pericoloso può essere maneggiato solo in particolari laboratori e all’interno dei laboratori in particolari aree.
In realtà noi collaboriamo con l’università di Milano, in particolare con il dipartimento che ha i laboratori all’ospedale Sacco di Milano. Lì c’è un’area in cui è possibile maneggiare questi virus; loro hanno ricevuto il virus dall’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma che, se ti ricordi, è stato il primo che lo ha maneggiato.
Il gruppo con cui lavoriamo ha un’esperienza molto lunga soprattutto col virus dell’HIV, quindi ha tutte le competenze per maneggiare il virus e saperlo trattare.
Quando noi col nostro sistema provato e tarato – per la taratura in realtà ci aiuta anche l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, con cui stiamo collaborando – andiamo al dipartimento, facciamo vedere in un laboratorio normalissimo come funziona la lampada, decidiamo tutti i parametri e dopo di che il nostro lavoro è finito: le persone del laboratorio, che hanno la preparazione adeguata, fanno tutti i test.
Noi aspettiamo con trepidazione i risultati!
La pericolosità del virus è una delle ragioni per cui non si può fare il test sul virus in posti diversi.
Non si può contaminare una superficie in un ospedale o in un laboratorio e valutare se il virus si riesce a disattivare.
In questo caso si dovrebbero utilizzare altri virus, magari virus che attaccano le piante o animali e quindi non sono pericolosi per l’uomo e possono essere presi come riferimento.

Come si fa effettivamente a disattivare il virus utilizzando questi raggi UV?

Il meccanismo è un meccanismo chiamato endogeno.
I raggi ultravioletti di tipo C, che hanno una lunghezza d’onda compresa tra i 100 e i 280 nm, vengono assorbiti direttamente dagli acidi nucleici del virus.
Quelli provenienti dal sole fortunatamente sono bloccati dallo strato di ozono (sono dannosi anche per l’uomo).
Il coronavirus è un virus di tipo RNA ed è quindi l’RNA del virus che assorbe la radiazione ultravioletta.
Una delle cose che capita fortunatamente con abbastanza frequenza è che avvengono delle reazioni fotochimiche che mutano l’RNA rendendolo inattivo e quindi il virus non è più in grado di replicare.
La radiazione ultravioletta, che viene assorbita direttamente dall’acido nucleico, lo modifica in modo permanente dal punto di vista chimico; il virus non è più in grado di replicare e quindi prima o poi morirà.
Per valutare se il virus è stato disattivato si verifica se posto su delle cellule è in grado di replicarsi e infettarle.
Quando la replicazione virale è stata inattivata il virus non ha più la possibilità di agire.
Questo meccanismo è valido proprio perché gli acidi nucleici assorbono gli UV-C in modo molto efficiente. Se usassimo gli ultravioletti di tipo A o B, che sono quelli che arrivano a terra anche dal sole, non verrebbero assorbiti in modo efficace e quindi non disattiverebbero in modo efficiente il virus.
Poiché tutte le cellule hanno base RNA e DNA, e quindi anche le cellule di cui siamo fatti, i raggi ultravioletti C hanno un’elevata pericolosità perché aumentano il rischio di tumori alla pelle in modo considerevole e infatti le dosi massime che si possono assorbire di UV-C giornalmente sono molto basse.
Per gli UV-C questa efficacia molto alta verso il virus si traduce anche in una pericolosità per noi.
Quando si effettuano questi trattamenti UV-C le persone tipicamente non sono presenti nell’aria di decontaminazione.

Grazie mille per essere stato con noi e per aver preso parte a quest’intervista.
Grazie, buona giornata!

Scritto da

eduinaf_avatar_autori Maria Rosa Panzera

Osservatorio Astronomico di Brera

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