Personaggi Margherita Hack 100

Come Margherita Hack ha cambiato l’immagine dell’astrofisica in Italia

Margherita Hack è stata una scienziata molto brava e capace, una direttrice appassionata, una eccezionale divulgatrice. Ha cambiato il modo in cui il pubblico vedeva l'astrofisica e ha avvicinato molti ragazzi e ragazze alla scienza.

Per chi era adolescente e giovane negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, l’astronomia era legata in modo molto chiaro a Margherita Hack. Posso parlare di quegli anni con la certezza dell’esperienza personale, ma credo che la cosa sia andata avanti ancora per molto, fino a che lei è riuscita a fare interventi in pubblico.
C’erano altri divulgatori eccellenti e autorevolissimi, ma lei era proprio un’astrofisica ed era donna, forse il primo caso in cui la lingua italiana si è confrontata in modo quotidiano con l’ambivalenza del termine “astrofisica”, come disciplina e come lavoratrice in quell’ambito di conoscenza.
Il 12 giugno 2022 Margherita Hack avrebbe compiuto 100 anni e molti la ricordano in questi giorni, con i suoi mille volti, di scienziata, di attivista politica, convinta opinionista su temi etici e sociali. Noi vogliamo provare a raccontare come Margherita Hack ha cambiato la divulgazione della scienza, stravolgendo il panorama esistente e creando nuovi modi di raccontarla.
Ne parliamo con Fabio Pagan, giornalista scientifico di Trieste, che era lì quando Margherita è arrivata come Direttrice dell’Osservatorio e ha visto nascere la sua figura pubblica di divulgatrice e l’ha vista evolversi, mentre lui, giovane redattore di giornale, lavorava per costruire la sua professionalità specifica nella scienza.

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Fabio Pagan e Margherita Hack

Come hai conosciuto Margherita e che impressione ti ha fatto la prima volta?
L’ho conosciuta quando arrivò a Trieste dopo aver vinto il concorso da Professore Ordinario, per prendere il posto di Direttore dell’Osservatorio Astronomico. Era il 1964 e Margherita non era ancora un personaggio pubblico. Partecipai al suo primo incontro pubblico al Circolo della Stampa di Trieste. La conoscevo di nome, perché anni prima aveva scritto il libro “Nebulose e Universi isola” con Giorgio Abetti. Quel nome straniero, abbinato a una donna, coautrice di un libro con Abetti, mi aveva incuriosito.

Sei stato spesso chiamato a raccontare di Margherita in questo periodo.
Ho ripetuto con piccole modifiche episodi, aneddoti, storie, ricordi, cercando di non fare di Margherita un “santino” perché, come tutte le persone, aveva dei lati eccezionali e anche dei lati discutibili. Ho sempre cercato di non idealizzarla. A volte ho sentito dire è una scienziata che meritava il premio Nobel. Lei sarebbe stata la prima a mettersi a ridere di una frase così.
Una volta mi disse: È da un po’ che mi cercano dappertutto, per fare presentazioni, parlare di cose dell’astronomia, di cose in cui credo anche fuori dell’astronomia, della mia vita o di politica. Mi trattano come una specie di dea, una specie di idolo. Da una parte mi fa piacere che mi cerchino per raccontare queste cose, però mi da fastidio come poi mi abbracciano e mi sbaciucchiano, anche perché disse testualmente io non sono una grande scienziata.

Confesso che anche io da piccola la veneravo come genio inarrivabile.
Margherita era diventata astronoma un po’ per caso. Lei avrebbe fatto volentieri la carriera sportiva: faceva salto in alto e in lungo ed era piuttosto promettente. Le piaceva scrivere e al momento di scegliere il corso di Laurea si era iscritta a Lettere, ma è durata un giorno. Poi si è iscritta a Fisica insieme a una sua amica americana. Ha rifiutato una tesi compilativa in elettrostatica (troppo poco pratica per il suo gusto), provando invece a chiedere una tesi di astrofisica all’Osservatorio di Arcetri. Si è laureata con 101/110.
Lei parlava molto tranquillamente di questo. Diceva: Ho fatto onestamente il mio lavoro, ho dato dei contributi piuttosto importanti nel campo dell’evoluzione stellare e della spettroscopia. Ho lavorato sempre con grande onestà e dedizione. Considero il mio merito principale quello di avere trasformato completamente l’Osservatorio Astronomico di Trieste che quando sono arrivata, nel 1964, era veramente poca cosa, l’ultima ruota del carro tra gli osservatori in Italia. L’ho trasformato in un centro di livello internazionale, con un sacco di gente in gamba,  tantissimi giovani, creando rapporti di collaborazione con la città e con le altre istituzioni di ricerca cittadine.
Un’altra spinta fondamentale che Margherita diede all’astrofisica italiana fu quella di stimolare i suoi colleghi a utilizzare i primi satelliti astronomici americani ed europei.
E sicuramente il suo è un contributo fondamentale nell’ambito della divulgazione dell’astronomia.

Hai definito Margherita Hack una pop star della scienza: come lo è diventata?
Divenne un personaggio pop negli anni. Già il fatto che fosse una donna la differenziava dagli altri scienziati, quasi tutti uomini. Inoltre, lei era la Direttrice di un Osservatorio Astronomico, la sola in Italia, una della pochissime al mondo.
A Trieste Margherita aveva capito subito che era importante che l’Osservatorio che dirigeva si agganciasse alle altre istituzioni scientifiche della città: cominciò a organizzare conferenze e convegni di astrofisica anche in collaborazione con il nascente Centro Internazionale di Fisica Teorica.
Ma a quell’epoca anche le conferenze rivolte al pubblico erano molto formali, non si usciva mai dal seminato. Nessun riferimento alla fantascienza o a teorie non comprovate. E anche lei era molto formale.
Si è sciolta quando ha cominciato a essere chiamata per interagire in dibattiti, più che in conferenze.
Lei su questo era bravissima, tirava fuori il personaggio che aveva dentro, le sue battute in fiorentino. Era brillante, anche a 80 anni scatenava l’applauso. Da questo punto di vista aveva cambiato tutto: gli incontri erano diventati dibattiti, in cui trovavano spazio anche le sue convinzioni politiche, sociali, etiche, che coinvolgevano molto il pubblico.

Rispondendo all’intervistatore della Rai che nel 1985 le diceva qualcuno teme che la cometa di Halley possa portare sfortuna, lei esordì con queste sono tutte balle!.
Margherita usava un linguaggio quotidiano anche quando parlava di cose di scienza: questo spiazzava chi era abituato a un modo di esprimersi molto aulico e formale da parte degli scienziati. Da questo punto di vista ha rotto le convenzioni.
Per noi giornalisti era preziosa, una divulgatrice sul pezzo, sempre disponibile a fornire dichiarazioni e opinioni. Lei, come anche Franco Pacini in quegli stessi anni, ha reso l’astronomia più popolare. Lei in particolare, perché era la prima e ancora l’unica donna che in pubblico parlava di queste cose.

Margherita è stata pioniera in molti ambiti della divulgazione scientifica, anche come scrittrice.
All’inizio scriveva testi specialistici, via via sempre più divulgativi. Molti erano testi molto belli e piacevoli, con anche riferimenti e storie personali. Alcuni di questi meritano di essere considerati piccoli “classici” della divulgazione astronomica in Italia.
Scriveva moltissimi articoli anche per quotidiani come il Nuovo Corriere di Firenze, il Giorno di Milano, il Corriere della Sera e l’Unità.
Una delle più grandi novità in ambito di divulgazione della scienza di cui lei è stata protagonista è la rivista “l’Astronomia”, nata nel 1979 a Como, co-fondata con Corrado Lamberti, giovane fisico, insegnante di scuola superiore, grande appassionato di astronomia, che aveva trovato una finanziatrice per la rivista.
Lamberti aveva una vera e propria venerazione per Margherita, che volle come direttrice editoriale della rivista.
Anche io andai alla presentazione della rivista a Como, dove mi aveva invitato Margherita (nei primi numeri erano presenti vari miei articoli).
All’inizio era un progetto artigianale, ma fatto con molta cura e passione. Lamberti era precisissimo e Margherita era come sempre supportata nella scrittura dal compagno Aldo, che le suggeriva argomenti da approfondire, mettendo dei “pizzini” nelle riviste dove pensava che Margherita avrebbe potuto trovare qualcosa di interessante, oppure procurando riferimenti e racconti letterari (di Primo Levi, di Moravia) per arricchire gli scritti.
La rivista è andata avanti fino al 2002, poi Lamberti e la Hack hanno litigato con la proprietà, hanno fondato subito una nuova rivista, Le stelle, ma i tempi erano cambiati e nel 2008 uscirono dalla rivista. Lamberti ha continuato a occuparsi di divulgazione, a volte però tirava letteralmente i remi in barca, dedicandosi alla pesca sul lago, che amava moltissimo.

Facciamo un confronto tra il panorama della divulgazione scientifica che ha conosciuto Margherita Hack e quello attuale?
È completamente diverso, non è paragonabile. Allora c’erano alcuni astronomi che facevano divulgazione ma si contavano davvero sulle dita di una mano. Margherita spiccava tra tutti perché le piaceva, perché era capace di raccontare e perché era donna.
Poi c’era un gruppo ancora piuttosto ridotto di giornalisti scientifici che facevano questo lavoro nei quotidiani, nelle riviste, come il sottoscritto. Alcuni lo facevano con il ruolo di giornalista scientifico all’interno della propria testata, altri come me l’hanno fatto a fianco del lavoro in altri ambiti redazionale (interni, cronaca, ecc.), con sacrificio, rubando tempo al tempo libero. Nel tempo il mio giornale, Il Piccolo, mi ha lasciato spazio e questo ha fatto sì che io mi sia potuto creare una professione a latere, la mia vera vocazione. Come me ce n’erano al massimo una ventina.
E poi, c’erano personaggi come Piero Angela, che era amico di Margherita e che tra le altre cose, nel 1989, l’aveva coinvolta nella nascita del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.
Oggi è completamente diverso: gli scienziati fanno spesso (e a volte anche un po’ troppo) le star della divulgazione, alcuni molto bene, alcuni meno. Ci sono i divulgatori che lavorano sui media moderni e sui social, i cosiddetti “divulgers”, anche bravi e creativi, che però fanno un lavoro diverso da quello che facevamo noi. I redattori come quelli della mia generazione stanno un po’ sparendo perché nei giornali non è richiesto quel ruolo. Moltissimi sono i free lance, con livelli di formazione e competenza molto vari.

Torniamo a Margherita Hack: una scienziata molto brava e capace, una Direttrice appassionata, una eccezionale divulgatrice. Era orgogliosa del suo lavoro, lo faceva con passione e onestà. Un modello per le ragazze che immaginavano di poter diventare anche loro delle astronome (come ci diceva Lorenzo Gasparrini nell’intervista Non possiamo essere tutte Marie Curie… E va bene lo stesso).
Margherita ha messo passione in tutti gli ambiti in cui si è impegnata. Anche per questo stata importante come simbolo per vocazioni scientifiche (oggi diremmo STEM), soprattutto femminili. Un po’ quello che adesso è Samantha Cristoforetti per lo spazio e l’astronautica.
E lo è stata fino alla fine: era una star per il pubblico e questo le dava una grande carica, anche quando la salute ha cominciato a essere malferma. Era caricata dalla gente, dal fatto di poter parlare, sentiva molto il rapporto con i pubblici più disparati, traeva linfa da loro e finché ha potuto lo ha fatto.
Per i ragazzi e le ragazze degli anni ‘80 e ’90 e per molti altri dopo, Margherita Hack era una naturale espressione del mondo della ricerca astrofisica. Avendo una visione d’insieme solo parziale, in quegli anni era facile per loro pensare che una donna dirigesse un osservatorio astronomico, che gli scienziati e le scienziate parlassero in televisione e che lo facessero con tale semplicità e schiettezza.
Non era ovvio allora e non è tanto ovvio neanche oggi.
Una gran fortuna per chi ha vissuto quel tempo in cui lo sembrava.
E un piacere poterlo ricordare e rifletterci su.

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Scritto da

Stefania Varano Stefania Varano

Istituto di Radio Astronomia, Bologna

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