Cronache dalla scuola

Il divertimento è una cosa seria

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Così Antoine-Laurent de Lavoisier potrebbe riassumere le nostre vite: continue ed inevitabili trasformazioni che ci porteranno a risultati diversi. Ed è così per tutti, per quanto delle volte possiamo provare ad opporci. Il tempo va in una sola direzione, e i momenti più belli passano, diventando un ricordo che possiamo rivivere solo con la mente e con i sogni.
Il liceo per me è stato un’oscillazione continua tra alti e bassi, tra momenti in cui pensavo che avrei fatto strada e altri in cui avrei voluto mollare tutto e arrendermi lì, seduta stante; una delle poche cose che ho apprezzato di ciò che ha detto Aristotele è che, nella vita, che ci sia o meno una soluzione a un problema, non bisogna preoccuparsene. Con l’aumentare del passato e l’accorciarsi del futuro diventa infatti fondamentale darsi sempre un’altra possibilità di rinascita in modo tale da non lasciare spazio e tempo ai rimpianti.
Fino a un anno fa ero davvero in crisi, non tanto per la maturità, che calava come una mannaia sul collo di un condannato, ma perché il Liceo, cioè il mio mondo, stava per finire. Sarà che sono una persona abitudinaria e che i cambiamenti radicali per me sono un trauma da affrontare con molta delicatezza, ma io non riuscivo proprio a vedere una vita diversa da quella che trascorrevo. Nonostante molti mi dicessero che avrei adorato l’università, io allora non ci credevo. Come si fa ad avere fiducia nella cosa ai nostri occhi più incerta e instabile dell’universo, cioè il futuro?
Una volta iniziata l’università, ho capito quanto voltare pagina, ogni tanto, faccia davvero bene. E che quelle persone, che tanto insistevano su quanto sarebbe stata più bella la nuova vita che stavo per iniziare, avevano ragione.
Innanzitutto mi sono resa conto che vivere, in generale, in ogni situazione, deve essere anche divertimento. Il che non vuol dire prendere le cose con superficialità, ma semplicemente con uno spirito più sereno. Questo per dire che dobbiamo, a tutti i costi, fare ciò che ci piace, anche se non viene apprezzato dagli altri; se non siamo noi a credere in ciò che vogliamo, chi mai crederà in noi stessi?
Faccio un esempio: per cinque anni sono stata convinta di voler fare medicina. Anche all’orale di maturità, quando il presidente di commissione mi chiese “e ora cosa farai?” io gli risposi che avrei provato il test a settembre. Passata la classica settimana di letargo post-maturità in cui non si riesce a fare altro se non mangiare, dormire e vergognarsi di se stessi perché il gatto di casa, in confronto, è molto più attivo, mi domandai se quella fosse davvero la mia strada. Per capirci: ho passato gli ultimi due anni di liceo a leggermi cose in più di fisica, a frequentare i corsi di astronomia a scuola, a farmi delle mie teorie; non ero brava, ero solo appassionata e curiosa. E mi divertivo, perché la fisica è una di quelle cose che in qualsiasi situazione si può applicare alla realtà che ci circonda, senza mai estraniarci e alienarci da essa. E perché mai volevo fare medicina? Ancora oggi non lo so. Sta di fatto che non feci il test a settembre, e mi iscrissi, in un primo momento senza dirlo ai miei, a ingegneria meccanica, che concilia le mie due vite parallele: la fisica e le macchine. Euclide non mi voglia male, ma ora credo di essere riuscita a far incontrare due rette parallele. Per il semplice motivo che mi diverto e quindi non trovo pesante studiare certi argomenti, per quanto magari possano essere complicati. Certo, se mi chiedete di risolvere un integrale per sostituzione qualcosa ve lo tiro dietro, però ci siamo capiti.
La morale è: fate quello che vi piace. Non ascoltate i genitori, gli amici, e non lasciatevi influenzare troppo dal giudizio degli altri. Ve lo dice una ragazza che fa ingegneria meccanica, e che si sente spesso dire “ma qualcosa di più femminile non potevi farlo?“.
Se sono ciò che sono ora, incuriosita da ciò che mi aspetta e desiderosa di vedere come andrà avanti la mia vita, è grazie anche a questi anni passati al Nievo. Che poi uno dice “cinque anni sono tanti, anche troppi!“, ed è la stessa cosa che ho pensato anch’io quando ero in prima superiore. Ma il tempo purtroppo precipita, soprattutto quando non ci si annoia; ci trascina con sé senza che noi ce ne accorgiamo, e, pur passando lentamente, ci porta con una velocità impressionante a distanze che prima ci sembravano lontanissime.
Quello che so è che a scuola mi sono divertita molto, grazie anche a tutte le persone che ho incontrato e che hanno contribuito a farmi vivere questa splendida esperienza, che spero sia tale anche per tutti voi.

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