Eccoci qui! Si chiude un altro anno di Briciole Spaziali, la rubrica vietata ai maggiori di 14 anni, dedicata a chi ha voglia di parlare dell’Universo a proprio modo.

Essere state solleticate da tante Briciole saporite è stato davvero emozionante e conoscere le piccole menti che le hanno sparse, grazie alle interviste, ancora di più. Come spesso accade, sono proprio le domande e gli sguardi delle/dei più giovani a ricordarci qualcosa di prezioso, nel nostro lavoro e nella vita. Per questo abbiamo pensato di dedicare l’ultimo articolo dell’anno scolastico a ciò che abbiamo imparato dalle interviste che abbiamo fatto: scorrendo tra le righe, ci siamo rese conto che non stavamo più leggendo semplicemente delle interviste ma stavamo riscoprendo, attraverso i loro occhi, il motivo per cui abbiamo scelto di fare questo mestiere.
La curiosità del “non lo so”
Lorenzo vorrebbe assistere a una collisione stellare e vedere l’interno di un buco nero, Ludovica e Marco vorrebbero incontrare nuove forme di vita e Bruno si perde, e si ritrova, guardando il cielo.
Dietro sogni così, come dietro al nostro mestiere, c’è sempre la stessa splendida scintilla: la curiosità. È meraviglioso rendersi conto di quanto queste giovani menti siano ancora totalmente aperte all’esplorazione, alle domande e alla comprensione: sono l’espressione più pura di questa straordinaria capacità umana che è la curiosità, il porsi domande.
Per questo è importante sottolineare sempre che nessuna domanda è sciocca o inutile e che non bisogna mai vergognarsi di ammettere di non sapere qualcosa: da un “non lo so” nasce la voglia di conoscere, di aprire la propria mente e guardare oltre, anche dentro ai buchi neri. Forse è questo il motivo per cui vedono noi che facciamo ricerca come persone speciali: non perché abbiamo tutte le risposte, ma perché continuiamo a cercarle.
Una mente senza confini: Tra telescopi, arte e K-pop
Questa freschezza e questa apertura mentale è quella che porta le giovani menti curiose a non vedere confini, di nessun tipo.
C’è chi come Marco passa dal telescopio al pianoforte, chi come Isabella alterna libri di astronomia agli allenamenti e ancora chi come Amy mette le emozioni di uno sguardo al cielo nel disegno.
Arte e scienza si fondono, vita e stelle si fondono. La loro risposta al “cosa vuoi diventare da grande” è spesso indecisa su almeno due scelte, ed è giusto così: non c’è fretta di scegliere una sola strada quando il mondo è ancora tutto da esplorare.
Nella loro brillante ecletticità, ci hanno oltretutto fatto scoprire sport poco conosciuti come il twirling (riassumendo: un mix tra ginnastica ritmica artistica e danza) e il genere musicale per antonomasia delle nuovissime generazioni: il K-pop! Ma ne saprete sicuramente più di noi quindi è meglio se non ci esponiamo troppo.
La vera forza della ricerca
Le nostre giovani penne hanno individuato un altro ingrediente secondo loro fondamentale per fare scienza: la capacità di mettersi in discussione.
Qui abbiamo sorriso un po’, perché tendiamo a usare questo ingrediente molto meno di quanto dovremmo. Eppure, nella scienza come nella vita, sbagliare fa parte del processo: ogni esperimento che non conferma un’ipotesi, ogni risultato inatteso, ogni errore è un’occasione per capire qualcosa in più. Forse è questo che loro hanno intuito: fare ricerca non significa avere sempre ragione, ma continuare a mettersi in discussione. E non solo.
Mettersi in discussione confrontandosi con altre persone. Infatti l’altro ingrediente della ricerca, ci dicono, è la collaborazione.
Ebbene sì, l’unione fa la forza e uniti faremo grandi cose: arrivare su Marte, costruire strumenti sulla Luna per vedere ciò che non riusciamo a vedere da qui e risolvere i grandi misteri dell’Universo, dall’interno dei buchi neri all’esistenza dei buchi bianchi. Come si fa a non essere d’accordo? In fondo è proprio così che nasce la scienza di oggi: grandi idee che prendono forma grazie al lavoro di tante persone, spesso provenienti da paesi, culture e discipline diverse.
La competizione esiste e continuerà a esistere, ma forse dovrebbe assomigliare sempre di più a quella che immaginano loro: mettercela tutta per arrivare un pizzico prima per poi condividere non solo ciò che abbiamo trovato ma come lo abbiamo trovato.
Dall’IA agli extraterrestri: una ricetta per il futuro
Andando verso la chiusura del viaggio che ci hanno regalato le nostre giovani menti curiose, sottolineiamo un’altra cosa straordinaria, tipica della loro età: davanti a ciò che ancora non conoscono non reagiscono con paura.
Per esempio, quando si è parlato di tecnologia e di intelligenza artificiale: dal loro punto di vista, non è qualcosa da temere né da idolatrare, ma uno strumento da imparare a usare con consapevolezza. Una prospettiva semplice, concreta e molto più equilibrata di tante discussioni tra adulti. Come a dire: meno chiacchiere, agiamo di più.
Spinte da questa osservazione, abbiamo voluto usare proprio un’immagine generata con l’AI per illustrare questo nostro articolo.
Per non parlare del modo in cui immaginano un eventuale incontro con forme di vita extraterrestri: non un’invasione, non una guerra ma un’occasione per conoscersi. Qualcuno con cui confrontarsi, da cui imparare, a cui dire “guarda che bello questo posto! Assomiglia al tuo pianeta, non pensi?”. Forse è uno sguardo che crescendo tendiamo un po’ a perdere. Eppure è lo stesso sguardo con cui nasce ogni scoperta: quello che vede nell’ignoto non una minaccia, ma una possibilità.

Ecco qui, quasi senza accorgercene, abbiamo ricreato con loro la ricetta che rende possibile la ricerca: tanta curiosità, abbondante apertura mentale, una buona quantità di autocritica e collaborazione, una spolverata di fantasia e, per finire, un pizzico di desiderio di guardare all’ignoto senza paura.
In attesa di nuovi contributi, vogliamo ora chiudere con l’augurio che i nostri piccoli autori e piccole autrici fanno a tutti voi: credete in voi stessi, credete nei vostri sogni, non smettete mai di essere curiosi. Questo è il modo migliore per guardare la realtà mantenendo, però, sempre la meraviglia nei nostri occhi.
Grazie di averci regalato la scintilla che ci fa sorridere in quello che facciamo, ogni giorno.
Contributo per le Briciole Spaziali, rubrica vietata ai maggiori di 14 anni a cura di Anna Wolter, Adamantia Paizis, Mariachiara Falco, Maria Teresa Fulco e Martina Cardillo. L’iniziativa di questa rubrica nasce nell’ambito del Gruppo Storie dell’INAF.


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