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Di carta in carta, la Luna

Recensione de La Luna – miti, scienze e mappe, edito in Italia da Einaudi, a cura di Matthew Shindell

La Luna sa che noi terrestri la teniamo d’occhio da sempre. E si comporta di conseguenza: cerca di passare inosservata. Del resto, si meriterebbe di essere considerata noiosa, conservatrice, tradizionalista e poco incline al cambiamento. E non è un parere, perché i dati sono oggettivi: da quando qualche specie di homo ha iniziato a camminare sulla Terra e a osservarla, è sempre rimasta uguale a se stessa, silenziosa e pudica. Non solo può testimoniarlo il poeta lunare per eccellenza, quel Giacomo Leopardi che tante volte l’ha interrogata e che mai ha avuto risposta: anche la scienza ce lo dice. Gli astronomi ci raccontano che piovono dallo spazio tonnellate di polvere e micrometeoriti e che la superficie lunare si innalza di appena un milionesimo di millimetro all’anno. E che, a causa del vento solare e delle radiazioni, la polvere lunare si solleva dalla superficie, si sposta, emigra. Ci raccontano anche che la Luna si sta allontanando da Terra di qualche centimetro all’anno: in un milione di anni, si tratta di qualche decina di chilometri. Ma che volete che sia per un satellite che ne dista, in media, 385 mila? Gli astronomi aggiungono anche che, ogni tanto, qualche meteorite più grande, di diversi centimetri di diametro, si schianta sul nostro satellite e produce addirittura dei lampi di luce rilevabili da Terra. Sono piccole cose, piccoli eventi: anche il più accanito sostenitore di Luna e dintorni, dovrà ammettere che sono comunque variazioni d’un niente rispetto al tutto.
Eppure, nonostante cerchi di non attirare attenzione, la Luna è stata e continua a essere uno dei nostri sogni (o incubi) prediletti. La Luna incarna mito e scienza, religione e poesia, musica e guerra. E follia, colonialismo, divinità, silenzio, seduzione, calendario, luce, ombra, falce, ciclo, fecondità, morte, conquista, senno, orizzonte, miniera, soglia.
La luna miti sciuenza mappe coverA raccogliere la sfida dell’ambiguità lunare e a rilanciarla, contribuisce l’opera La Luna – miti, scienze e mappe, edito in Italia da Einaudi, a cura di Matthew Shindell, storico della scienza e poeta, arricchendola di un ulteriore elemento di fascino: la mappa, la rappresentazione. Anche in questo caso, però, si parte da presupposti che potrebbero apparire poco attraenti e freddi, come la guerra – fredda, appunto – di cui è stata protagonista per un paio di decenni.
Nel contesto della Guerra Fredda, appena un anno dopo che Yuri Gagarin è divenuto il primo uomo a orbitare intorno alla Terra, pochi mesi prima del celebre discorso del presidente J. F. Kennedy, nel settembre 1962, la NASA chiede all’US Geological Survey (Usgs) di realizzare una mappatura della faccia visibile della Luna: l’allunaggio, così come la conquista dei territori, prevede sempre una fase preliminare di scrutinio e analisi delle opportunità. In termini brutali: la mappatura doveva preparare il terreno al possibile futuro allunaggio. È bene ricordare che l’Usgs, fondato nel 1878, è stato l’istituto che ha affiancato gli USA nella sua politica di espansione coloniale, nella mappatura dei territori via via acquisiti e delle loro risorse. Ed è l’Usgs che, qualche anno prima, aveva accompagnato l’amministrazione USA nella valutazione dei depositi di uranio sull’altopiano del Colorado a sostegno dello sviluppo dell’energia nucleare.
Le carte, 44 in tutto, furono realizzate da un team di 22 scienziati, con la fondamentale discesa in campo dei geologi, che affiancano gli astronomi, i planetologi in particolare. Realizzate a partire dal 1962 e fino al 1974, due anni dopo l’ultima esplorazione umana della Luna, le carte sono una testimonianza storica straordinaria di come la nostra conoscenza si sia ampliata in quegli anni. Alternandole con brevi contributi di artisti, scienziati, storici, antropologi, La Luna – miti, scienze e mappe ha l’enorme merito di presentarle al pubblico, riproducendo, in effetti, tutte quelle sfaccettature che rendono la Luna un oggetto principe dell’immaginario umano.

Particolare delle mappa geologica del Quadrangolo Giulio Cesare della Luna.
Particolare delle mappa geologica del Quadrangolo Giulio Cesare della Luna. MAP I – 510 (LAC-60).

Realizzate a colori vividi, le carte lunari narrano del tentativo e dello sforzo umano di rappresentare la sovrapposizione di terreni di età e origine diverse. Questi studi permisero di elaborare in maniera sistematica la cronologia della storia geologica della superficie lunare, secondo il medesimo principio applicato sulla Terra: quando si osservano più strati di roccia o sedimenti depositati sulla superficie, lo strato più vecchio sarà sul fondo e quello più recente in cima. È un principio semplice e fecondo, ma non scontato, la cui applicazione si vede cambiare di carta in carta, man mano che la mappatura lunare procede. Mentre prima dell’epoca spaziale, l’unica esplorazione possibile lunare era infatti quella telescopica, a partire dai primi anni ’60 i geologi poterono contare sempre più sulle immagini delle missioni robotiche: prima le Ranger (1961-1965), poi le Lunar Orbiter (1966-1967) e, infine, le Surveyors (1966-1968), le prime ad allunare. Le immagini si fecero sempre più dettagliate e, contestualmente, le mappe dell’Usgs si arricchirono di dettagli, di particolari, di sfumature, tanto da non sembrare neanche del medesimo progetto: si confronti, per esempio, la mappa della Aristarchus (1965) con quella di Maurolycus (1972). L’evoluzione è tale che i geologi dell’Usgs non riescono neanche a fornire una legenda valida per tutte le mappe: sono costretti a cambiare colori e sfumature per stare al passo delle necessità di rappresentazioni sempre più dettagliate.
Il tocco umano è talmente evidente che, di carta in carta, rischia di sfumare persino il sentore della Guerra Fredda. Le mappe tendono ad assumere una sfumatura epica, come nella falsa narrazione del far west. Per fortuna Suzanne Kite, compositrice e artista performativa e visiva della tribù degli Oglàla, una delle sette tribù Lakhóta, ci riporta a Terra: queste carte servono non solo come strumenti di navigazione, ma anche come manufatti del colonialismo, che incarnano il complesso intreccio fra potere, conoscenza e territorio.
In altri termini: quando un dito ci indica la Luna, guardiamo la Luna e perdiamoci nella sua bellezza. Ma non dimentichiamo mai le intenzioni di ce la sta mostrando.

Link utili

Abbiamo parlato di:
La Luna - Miti, scienza e mappe
Matthew Shindell (a cura di)
Traduzione di Daniele A. Gewurz
Einaudi, 2024
256 pagine, cartonato – € 56
ISBN: 9788806265397

Recensione pubblicata ne L’indice dei libri del mese, dicembre 2025

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Scritto da

Stefano Sandrelli Stefano Sandrelli

Tecnologo dell'Inaf presso l'Osservatorio Astronomico di Brera, dirige l'Office of Astronomy for Education Center Italy dell'International Astronomical Union. Già  responsabile nazionale della Didattica e Divulgazione per l'Ufficio Comunicazione dell'INAF dal 2016 al 2020, è Docente del corso "nuovi modi per comunicare l'astronomia" per il master MACSIS, Università  Bicocca. Collabora con le riviste Sapere e Focus Junior, per le quali per la quale tiene rubriche mensili. Dal maggio 2000 al dicembre 2015 ha curato per l' Agenzia Spaziale Europea (ESA) oltre 500 puntate di una rubrica televisiva in onda da Rainews24 e RAI 3. Autore per Zanichelli, Einaudi e Feltrinelli.

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