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Harrison Schmitt: A caccia di sassi lunari

Harrison Schmitt nella tuta da astronauta – via commons
Il programma Apollo della NASA si sviluppò a partire dal 1961 fino al 1975. Vennero utilizzati quattro distinti razzi vettori: il Little Joe II, per voli sub-orbitali senza equipaggio; il Saturn I, sempre senza equipaggio ma destinato anche ai voli orbitali; Saturn IB per le orbite terrestri con e senza equipaggio; e infine il Saturn V impiegato anche per le missioni lunari.
Ogni missione del programma veniva identificata con una sigla fino alla AS204, rinominata Apollo 1 dopo la distruzione del modulo a causa di un incendio con conseguente morte dell’equipaggio, il 27 gennaio del 1967. Gli astronauti erano Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee.
Dopo il successo dell’Apollo 11 con l’allunaggio di Neil Armstrong e Edwin Aldrin, il programma proseguì fino all’Apollo 17, ultima missione che portò degli esseri umani sulla Luna. L’equipaggio era composto da Eugene Cernan, Ronald Evans e, soprattutto, da Harrison Schmitt, fino a ora primo e unico scienziato ad aver mai messo piede sul nostro satellite.

Un geologo sulla Luna

Laureatosi in geologia presso il Caltech nel 1957, passò alcuni anni in Norvegia, all’uniiversità di Oslo, per poi tornare in patria dove ottenne il dottorato in geologia presso l’università di Harvard nel 1964.
Lavorò per un breve periodo presso il Geological Survey’s Astrogeology Center di Flagstaff, in Arizona, svilupopando tecniche geologiche che sarebbero state successivamente utilizzate dagli equipaggi delle missioni Apollo. Venne quindi selezionato dalla NASA nel giugno del 1965 per far parte del primo gruppo di scienziati-astronauti: passò all’incirca un anno ad addestrarsi come pilota di jet per poi entrare nel gruppo degli addestratori degli astronauti. Il suo compito era istruire i componenti degli equipaggi a portare a termine osservazioni geologiche del suolo in orbita e sul modo corretto per raccogliere i campioni di roccia dal suolo della Luna. Inoltre dopo ogni missione con allunaggio, partecipava all’esame dei campioni riportati a Terra e aiutava gli equipaggi a stilare la parte scientifica del loro rapporto.
Nel marzo del 1970 Schmitt, che nel frattempo aveva ricevuto un addestramento specifico per la guida dei sistemi di atterraggio e guida lunari, venne selezionato come primo scienziato-astronauta a compiere un volo spaziale insieme con Richard Gordon jr. e Vance Brand come equipaggio di riserva per la missione Apollo 15. Questo implicava essere equipaggio titolare per l’Apollo 18. Quando a settembre 1970 la missione venne cancellata, insieme con la Apollo 19, i geologi lunari iniziarono a premere sulla NASA per riassegnare Schmitt su una delle missioni in programma, enfatizzando la necessità che un geologo professionista allunasse. Alla fine Scmitt venne riassegnato all’Apollo 17, prendendo il posto di Joe Engle come pilota del modulo lunare.
Ovviamente Schmitt raccolse campioni, in particolare quello classificato come Troctolite 76535, noto per essere

senza alcun dubbio il più interessante campione riportato dalla Luna.

Il sasso lunare di Schmitt è diventato la prova principale che la Luna possedeva un campo magnetico attivo nel suo passato.
Non fu, però, l’ultimo uomo sulla Luna, cedendo l’onore a Cernan, che era il comandante della missione.
Al suo ritorno, giocò un ruolo attivo nella documentazione dei risultati geologici delle missioni Apollo, diventando poi membro dell’Energy Program Office della NASA.

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Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l’Università della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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