Oltre l'orizzonte Arte e letteratura

La (rin)corsa alla Luna

La Luna, nata dalla Terra, ha avuto un'ottima idea: allontanarsi il più possibile dal nostro pianeta.

Aggiornato il 21 Luglio 2021

Bisognerebbe che la presenza del satellite non rimpicciolisse ma ingrandisse, aumentasse di peso e d’importanza ogni gesto umano, anche il più umile, e in tutti i lavori le lotte le ricerche si sentisse che l’era interplanetaria è cominciata. (…) In ogni cosa che si fa, dovremmo vedere un bambino che nasce (…)Italo Calvino

Ecco la sfida che Calvino accoglie: la Luna rappresenta il mondo ormai modificato dalla tecnologia, consumato dai consumi, che ha perso i suoi riferimenti classici. La letteratura, la poesia: sono in grado di risuonare con questo nuovo mondo, con questa rivoluzione e, al tempo stesso, di indicare la via per un mondo migliore? Un mondo nel quale facciamo le cose, tutte, con la stessa cura che riserviamo a un bambino che nasce, cioè la massima conosciuta da homo sapiens? In altri termini: siamo in grado di riportare l’era interplanetaria sulla Terra?
Prendiamo la Luna, per esempio. Nell’ottobre del 1957 viene lanciato il primo satellite artificiale, lo Sputnik sovietico; meno di quattro mesi dopo, a fine gennaio del 1958, arriva il primo satellite americano. Nel 1959, non solo c’è il primo impatto di un artefatto umano sulla superficie lunare, ma iniziano anche ad arrivare le prime immagini della faccia nascosta della Luna. D’un colpo le rappresentazioni di secoli, vere e mitiche, sono sostituite dalle nuove. E intendiamoci: la Luna è un esempio di come la rivoluzione tecnologica di questi anni sta cambiando profondamente il nostro rapporto con tutto quel che ci circonda e ci riguarda.

Le cosmicomiche

cosmicomiche_coverÈ da questa sfida che, grazie a Italo Calvino, nasce uno degli esperimenti letterari più interessanti del secondo Novecento italiano: Le cosmicomiche, termine che deriva dalla combinazione di due elementi, cosmico e comico. Cosmico evoca l’assoluto: sono racconti la cui materia è in grado di avere la grandezza del mito, mentre comico è invece la traduzione italiana di comics, temine inglese che indica le strisce a fumetti. Dunque racconti veloci e chiusi, ma grandi e profondi quanto i miti di generazione: un po’ come se Zeus e Atena finissero nelle strisce di fumetti. Una pazzia, a prima vista.
Ma è davvero una follia? Pensiamo ai miti greci, per esempio. Il mito classico è una fantasia di ordine superiore, che stabilisce relazioni fra figure e forme primordiali, come per esempio “la bellezza” e “la madre generatrice di vita”. È il caso per esempio della nascita di Afrodite dalle acque del mare, rese gravide da Urano. Tuttavia il mito non è vincolante né matematico, prevede la contraddizione, l’ambiguità, tanto che ambiguità e contraddizione ne diventano caratteristica fondamentale: Afrodite, secondo una diversa tradizione, è figlia di Zeus e Dione, divinità è vero, ma che la mettono al mondo in termini del tutto canonici e molto poco divini.
Questo il fascino del mito: da una parte ha la pretesa di raccontare un ordine superiore, un ordine che precede quello del più antico mondo storico. E dall’altra, come scrive Calvino, ogni interpretazione lo impoverisce e lo soffoca: coi miti non bisogna avere fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini. Contraddittori, visuali, umoristici, incoerenti, approssimativi, veloci. Comics.

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Little Nemo di Winsor McCay esplora il lato nascosto della Luna – via Comic Book Plus

Le Cosmicomiche sono, insomma, dei veri e propri esperimenti mitopoietici, cioè di generazione di una nuova mitologia, nei quali Calvino cerca di interiorizzare gli spunti scientifici all’interno della produzione letteraria: Le cosmicomiche hanno dietro di sé soprattutto Leopardi e i comics di Braccio di Ferro, scriverà anni dopo in Lezioni americane (Visibilità, 1988). Da questo momento fino al ’68, in parallelo con la corsa alla Luna delle due superpotenze USA e URSS, Calvino comporrà quasi tutte le cosmicomiche della sua produzione, eccetto un paio di racconti aggiunti nel 1984.
Non ci sono artifici linguistici o tecniche linguistiche particolari o capriole narrative, come invece accade nella sperimentazione dell’oulipo francese, al quale lo stesso Calvino aderirà più avanti. Si tratta invece di affrontare a viso aperto alcune narrazioni implicite nella scienza e farne elemento dell’immaginario poetico. In modo apparentemente semplice: La letteratura italiana, scrive Calvino a Giambattista Vicari, direttore della rivista Il caffè, sta attraversando un momento di trombonaggine generale. Il mio solo terrore è di essere in qualche modo confuso con i tromboni che imperversano.
Salvo poche eccezioni, una cosmicomica ha una struttura molto ben definita: in poche righe, staccate dal corpo narrativo, si riassume o si racconta un’ipotesi scientifica in termini divulgativi ma precisi e corretti. Segue poi un racconto, la cosmicomica propriamente detta, nel quale lo spunto iniziale viene abbandonato nel volgere di qualche giro di frase, per essere ripreso a vari livelli, secondo la fantasia creativa dell’autore.

Protagonista delle cosmicomiche è sempre un personaggio, Qfwfq, difficile da definire, perché di lui non si sa nulla. Non è nemmeno detto che sia un uomo (…) si deve calcolare che ha più o meno l’età dell’universo.Calvino dalla prefazione a Le Cosmicomiche

Qfwfq è irrappresentabile: a volte è corporeo, a volte astratto, a volte bambino o pesce, e soprattutto è la quintessenza della inattendibilità. Il peggior testimone possibile: da lui non avremo mai una visione coerente del cosmo né della sua storia. A sentire lui, è stato protagonista di tutto: dal Big Bang alla formazione del sistema solare, dalla mitosi cellulare alle enormi, spaventose galassie infestate da buchi neri giganteschi. Ed è pronto di volta in volta ad avallare con le sue memorie d’infanzia o di giovinezza ipotesi contraddittorie o addirittura opposte. Comics, appunto. Miti.
Ogni avventura inizia con Qfwfq alle prese con un teorema, una congettura, un’ipotesi della scienza moderna, spesso contemporanea, pronto a giurare sulla sua verità e a raccontare episodi più o meno credibili che si sono verificati proprio perché le cose, a quell’epoca, andavano in quel modo. E non importa se nel racconto che segue, le cose, a quell’epoca, sembrano andare in modo del tutto opposto. Qfwfq incarna la molteplicità dell’indagine scientifica, che considera ipotesi diverse nello stesso momento. E d’altra parte, quando Qfwfq parla ha lo stesso potere evocativo di un vecchio nonno che rafforza le tradizioni della famiglia, con le sole armi della propria oralità e delle immagini che ne scaturiscono.
Un personaggio omerico di un’epoca di disincanto e di consumo; un Ulisse che perde completamente l’epicità di Omero e la drammaticità di Dante. Ogni epoca ha gli eroi che merita: a noi tocca Braccio di Ferro.

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La prima apparizione di Popeye, in Italia Braccio di Ferro, sul Thimble Theatre di Elzie Segar (17 gennaio 1929)
Nelle Cosmicomiche (…) il punto di partenza è un enunciato tratto dal discorso scientifico: il gioco autonomo delle immagini visuali deve nascere da questo enunciato. Il mio intento, era dimostrare come il discorso per immagini tipico del mito possa nascere da qualsiasi terreno: anche dal linguaggio più lontano da ogni immagine visuale come quello della scienza d’oggi. Anche leggendo il più tecnico libro scientifico o il più astratto libro di filosofia si può incontrare una frase che inaspettatamente fa da stimolo alla fantasia figurale (…) ne può scaturire uno sviluppo fantastico tanto nello spirito del testo di partenza quanto in una direzione completamente diversa.Calvino in Visibilità

Discutibile, certamente. E nel prossimo – e ultimo – episodio di questa breve serie, faremo proprio questo: discuterne. Vedremo che le reazioni, anche in ambito letterario, saranno tante, provocatorie, irritanti, ma anche profondamente divertenti.

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Scritto da

Stefano Sandrelli Stefano Sandrelli

Tecnologo dell'Inaf presso l’Osservatorio Astronomico di Brera. E' stato responsabile nazionale della Didattica e Divulgazione per l’Ufficio Comunicazione dell’INAF dal 2016 al 2020. Docente del corso “nuovi modi per comunicare l’astronomia” per il master MACSIS, Università Bicocca. Collaboratore della rivista Sapere, per la quale tiene la rubrica Spazio alla scuola. Dal maggio 2000 al dicembre 2015 ha curato per l’ Agenzia Spaziale Europea (ESA) oltre 500 puntate di una rubrica televisiva in onda da Rainews24 e RAI 3. Autore per Zanichelli, Einaudi e Feltrinelli.

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