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Il grande annichilatore

In occasione dell'annuncio della foto di Sagittarius A*, ecco la recensione di un fumetto ambientato in orbita intorno al nostro buco nero!
Spazio esterno. Spirale galattica.
Al centro delle nostre vite, c’è una gravitĂ  cui nessuno può fuggire. Nel vuoto cuore dell’esistenza attende un bramoso, affamato vuoto.
Come un ragno accovacciato in una ragnatela di 200 miliardi di luci – nel centro marcio della galassia che chiamiamo casa – lì rimugina un buco nero supermassiccio.
La scienza lo chiama 1E1740.7 2942.Sagittarius A*
Ma è noto con un altro nome…
Benvenuti al Grante Annichilatore.

annihilator-coverCon questo inizio enfatico, accompagnato dal piĂą classico zoom cinematografico che conduce il lettore dalla rappresentazione artistica della via Lattea fino a pochi passi astronomici dal suo bordo, il porto di Sagittarius A*, inizia Annihilator, fumetto fantascientifico scritto da Grant Morrison e magistralmente illustrato da Frazer Irving.
Uscito originariamente nel 2014 per la Legendary, piccolo editore di fumetti, racconta la storia di Ray Spass, sceneggiatore hollywoodiano in crisi creativa e tormentato dal suo manager, che lo pressa per ottenere la sceneggiatura per una nuova serie di film, Annihilator, appunto. E anche la storia del personaggio ideato da Ray, Max Nomax, avventuriero e genio, portato in una prigione in orbita intorno proprio a Sagittarius A* poichĂ© ha portato avanti una ricerca proibita, quella per trovare una cura per la morte e ricongiungersi in vita con la sua amata deceduta. La particolaritĂ  della rutilante storia di Morrison è, però, che la storia di Nomax e quella di Ray si incrociano: il personaggio, infatti, alla fine del primo numero della serie originale, incontra il creatore nel mondo reale. Il fumetto, quindi, ruota intorno al confronto tra creatore e creatura, in una versione moderna e metaforica del Frankenstein di Mary Shelley. Il creatore, infatti, forte della sua malattia incurabile al cervello, cercherĂ  di convincere la creatura di non essere reale, ma un parto della sua mente lesionata dal cancro. Sono evidenti le domande, squisitamente carrolliane, che si pone lo sceneggiatore scozzese con questa sequenza: dove finisce la realtĂ  e dove inizia la fantasia? Fino a che punto l’immaginazione di un autore può influire sulla realtĂ  stessa, e viceversa, quanto della realtĂ  può influire sull’immaginazione dell’autore?
L’ispirazione carrolliana è poi confermata anche dall’ingresso di Nomax nella realtĂ  di Spass: attraverso la tana di un coniglio all’interno del giardino dello sceneggiatore hollywoodiano. In questo caso il senso della tana del coniglio viene ribaltato rispetto ad Alice nel paese delle meraviglie: mentre nel caso del romanzo di Lewis Carroll è la porta deformante che porta Alice in un paese di meraviglie, per Nomax è la via di fuga da un mondo di deformazioni gravitazionali.
E d’altra parte Sagittarius A* è, in un modo o nell’altro, il co-protagonista del primo episodio: rappresentato in maniera opprimente e inquietante da Irving, come uno spazio sferico completamente vuoto circondato da gas sospeso che lentamente cade verso l’orizzonte degli eventi, mentre piccolissima si vede la prigione orbitante di Nomax.

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Forse la rappresentazione di Irving non è precisa dal punto di vista scientifico, se la confrontiamo con la recente foto realizzata dalla Event Horizon Telescope Collaboration, o come il Gargantua di Interstellar, ma ottiene indubbiamente il suo scopo narrativo.
Irving, però, non si limita solo alle interpretazioni artistiche dello spazio. Per esempio, per le quattro pagine che raccontano l’acquisto di Spass della sua nuova casa, l’illustratore propone uno sviluppo orizzontale, tra J.H. Williams III e Gianni De Luca. Nella scena successiva, invece, il dialogo tra Spass e il suo manager è giocato all’inizio con primissimi piani su vari dettagli, come tazze, posacenere, mani, per poi allargarsi fino a un’inquadratura laterale dei personaggi.
Molto efficace, poi, l’epifanica orgia notturna di Spass, una composizione disordinata di vignette, istantanee che si sovrappongono, in netto contrasto con la struttura ordinata della pagina successiva, che porta alla presentazione della prima bozza della sceneggiatura al manager. L’ordine, però, è solo momentaneo: Spass perde i sensi, e il suo manager viene trasfigurato da Irving fino a diventare il personaggio di un fumetto di Bill Sienkewickz, mentre è evidentemente ispirata a Jim Steranko l’illustrazione in cui viene annunciato al protagonista l’inoperabile tumore al cervello che sembra condannarlo.
In ultima analisi Annihilator, partendo dalla semplice idea di voler essere una storia su Hollywood e le sue distorsioni, si trasforma in un’avventura squisitamente fantascientifica che unisce il sapore dei classici del genere con quel pizzico di esagerazioni tipiche del genere supereoistico.

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Abbiamo parlato di:
Annihilator
Grant Morrison, Frazer Irving
Legendary, 17 novembre 2020
224 pagine, brossurato, colore – $ 17.99
ISBN: 9781681160702

Recensione basata sull’articolo dello stesso autore pubblicata su Lo Spazio Bianco. Esiste anche una versione in italiano edita da italycomics.

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Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l’Università della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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