Il cielo del mese

Il cielo di gennaio 2026: quando l’infinito si rende visibile

Il primo cielo del 2026 ci parla di stelle, pianeti e infinito nel segno di Leopardi, Blanqui e Piperno.
Ogni stella, qualunque stella, esiste un numero infinito di volte nel tempo e nello spazio, non in una soltanto delle sue forme, ma così com’è in ognuno dei momenti della sua esistenza, dalla nascita alla morte. E tutti gli esseri sparsi sulla sua superficie, grandi e piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennità. La Terra è una di queste stelle. Ogni essere umano è dunque eterno… Ma in fondo questa eternità dell’uomo attraverso le stelle è malinconica… Una dopo l’altra tutte queste terre sono immerse nelle fiamme del rinnovamento, per rinascere lì e ricadere in esse, il fluire monotono di una clessidra che si trasforma e si svuota eternamente. È qualcosa di nuovo che è sempre vecchio; qualcosa di vecchio che è sempre nuovo… fino ad ora il passato rappresentava per noi barbarie, e il futuro significava progresso, scienza, felicità, illusione!L'éternité par les astres di Auguste Blanqui

Gli astri, l’infinito e la memoria del pensiero

Franco piperno
Franco Piperno – via commons
Il cielo di inizio anno diventa occasione per riflettere sull’infinito cosmico non solo come oggetto di studio astronomico e quindi di spettacolo visivo, ma come spazio simbolico in cui si incontrano filosofia, letteratura e memoria e pertanto occasione di pensiero. Proporre un punto di osservazione che unisce astronomia e filosofia, ripensando l’esperienza degli astri come sorgente di stupore e di significato, oltre che di conoscenza scientifica, a un anno dalla scomparsa del fisico Franco Piperno, che spesso richiamava Blanqui e Leopardi come pensatori capaci di interrogare il senso dell’esistenza attraverso il cosmo. L’osservazione del cielo di gennaio si trasforma in un atto di continuità del pensiero e della ricerca di senso.
Il cielo di gennaio è uno dei più ricchi e profondi dell’intero anno, dove le lunghe e limpide notti invernali permettono allo sguardo di soffermarsi su costellazioni che da secoli accompagnano l’umanità nel suo interrogarsi sul senso dell’esistenza: Orione con la sua cintura perfettamente allineata, Sirio, la stella più luminosa del cielo, le Pleiadi, piccolo ammasso che sembra sospeso tra vicinanza e lontananza. È un cielo che invita naturalmente alla contemplazione e al pensiero dell’infinito.
Non è un caso che proprio l’infinito fosse un tema centrale nelle riflessioni di Giacomo Leopardi, per il quale l’uomo non può possedere l’eterno, ma solo tendervi, trovando in questa tensione una possibile forma di senso. Guardare il cielo non significa comprenderlo fino in fondo, ma accettare il limite e, al tempo stesso, superarlo con l’immaginazione e con il pensiero. In questo sguardo si cela un invito: rivolgere la mente oltre l’orizzonte immediato delle nostre vite, abbracciando con umiltà l’immensità del cosmo.
Auguste blanqui
Auguste Blanqui – via commons
L’infinito non è una risposta, ma una domanda permanente. Ed è qui che entrava in gioco Auguste Blanqui, autore di un’opera singolare, L’eternità viene dagli astri, che Piperno amava definire un testo pericoloso e necessario. Blanqui, meglio conosciuto come figura della storia politica francese del XIX secolo, immagina un universo infinito nello spazio e nel tempo, e proprio per questo ogni configurazione della materia è destinata a ripetersi all’infinito. Non esiste un progresso cosmico, ma un eterno ritorno delle stesse possibilità. Questa visione, pur non coincidente con l’astronomia contemporanea, ha un valore simbolico profondo e anticipa sorprendentemente alcune ipotesi moderne sul multiverso, non tanto per il suo valore scientifico, quanto per le sue conseguenze filosofiche ed esistenziali: l’universo non è un teatro statico, ma un processo in continuo divenire, in cui la nostra esperienza umana partecipa di un’infinità di possibilità. Se tutto si ripete, se ogni vita è già accaduta e accadrà ancora, allora l’infinito non consola, ma responsabilizza. L’uomo non è salvo per il fatto di essere piccolo nell’universo ma è chiamato a dare valore alle proprie scelte proprio perché immerse in una dimensione smisurata.
Il cielo di gennaio, con la sua apparente immobilità, diventa allora il luogo ideale per questa riflessione. Le stelle che osserviamo sembrano eterne, ma la loro luce è fragile, antica, in viaggio da tempi che superano la storia umana. In esse si riflette la stessa ambiguità che Blanqui e Leopardi avevano colto: l’eternità affascina e inquieta, promette senso e allo stesso tempo lo nega. A un anno dalla morte di Piperno, la sua passione per il cielo stellato continua a risuonare in chi osserva gli astri con mente curiosa e cuore aperto, osservare il cielo significa anche esercitare la memoria. Non una memoria nostalgica, ma una memoria attiva, che continua a interrogare. Piperno non cercava risposte definitive negli astri; cercava domande ben poste. E forse è proprio questo il lascito più autentico: imparare a guardare il cielo non per trovare certezze, ma per mantenere viva la tensione verso l’infinito. Come per Leopardi, come per Blanqui, non semplici riferimenti eruditi ma compagni di viaggio nel pensiero cosmico, l’importante non è afferrare l’eterno, ma orientare il pensiero verso di esso, con lucidità e umiltà. Il cielo non è un oggetto distaccato da noi: è uno specchio in cui proiettiamo domande fondamentali sulla nostra esistenza.
E forse la vera bellezza dell’astronomia non risiede nella misura precisa delle distanze o dei moti planetari, quanto nella capacità di trasformare ogni notte stellata in un’occasione per guardare oltre il visibile e, con umiltà, tendere verso l’infinito.
Il cielo di gennaio, freddo e limpido, ci ricorda che il senso non è una conquista, ma un cammino. E che, finché continuiamo a guardare le stelle ponendoci domande, il pensiero non muore davvero.

Il cielo e la sua sceneggiatura

Giacomo leopardi
Giacomo Leopardi – via commons
L’invito di Giacomo Leopardi a rapportarci all’infinito come meta a cui tendere per una vita di “senso”, più che come a un orizzonte da conquistare, trova un sorprendente punto di contatto con il pensiero di Auguste Blanqui, che nel cielo stellato individua la dimensione dell’eternità. Pur partendo da prospettive molto diverse, entrambi riconoscono nell’infinito cosmico un’esperienza decisiva per interrogare il senso dell’esistenza umana.
Queste visioni, pur diverse, sono in stretto legame con l’osservazione del cielo stellato, che ci invita a guardare oltre noi stessi, a perderci nell’immensità dell’universo, come se ogni stella fosse un frammento di un mistero senza fine. Per Leopardi, l’infinito non è un oggetto di conoscenza, ma una tensione interiore: nasce dal limite, dall’impossibilità di vedere tutto, e proprio per questo apre lo spazio dell’immaginazione e del desiderio. La contemplazione del cielo notturno, con la sua vastità silenziosa, diventa allora un’esperienza (intellettuale ed esistenziale) in cui l’uomo prende coscienza della propria finitezza e, nello stesso tempo, della propria capacità di andare oltre se stesso con il pensiero.
L’universo, secondo la visione di Blanqui, è infinito nello spazio e nel tempo; di conseguenza, ogni combinazione possibile della materia è destinata a ripetersi all’infinito. Gli astri non sono soltanto lontani corpi celesti, ma i segni visibili di un’eternità impersonale, in cui nulla è davvero unico e tutto è già accaduto e accadrà ancora. Osservare il cielo stellato significa così confrontarsi con due dimensioni dell’infinito: quella leopardiana, che alimenta il senso e la profondità dell’esperienza umana, e quella blanquiana, che la mette alla prova, privandola di ogni facile consolazione. In entrambi i casi, però, l’infinito non è qualcosa da afferrare, ma una realtà verso cui tendere con consapevolezza. Abbracciare l’infinito come fonte di ispirazione significa riconoscerlo non come qualcosa da possedere, ma come una spinta a vivere una vita orientata verso il mistero, la bellezza e la profondità.
Il cielo di gennaio, ricco di stelle brillanti e costellazioni profonde, offre un’occasione privilegiata per questo confronto. Nelle notti limpide dell’inverno, lo sguardo può perdersi tra gli astri del cielo imbrillantato, seguendo una luce che ha attraversato anni, secoli, millenni. È in questo gesto semplice, alzare gli occhi e osservare, che astronomia e filosofia si incontrano. La nostra ambizione, come quella degli astronomi e dei pensatori, non deve essere quella di possedere l’infinito, ma di riconoscerlo come orizzonte di senso. In questa tensione, fatta di limite e di desiderio, di rigore scientifico e di stupore, si colloca forse la forma più autentica di saggezza: sapere che l’universo non è fatto per essere dominato, ma contemplato e interrogato.
Nel nuovo anno, le luci del cosmo non si spegneranno, infatti si inizia con un cielo ricamato di stelle come quello natalizio. Le costellazioni invernali risaltano e ci regalano una visione esclusiva allo Zenit del cielo stellato. La rassegna celeste, fra lo Zenit e il Sud, è dominata dall’asterismo composto dalle brillanti stelle Sirio, Procione, Polluce, Capella, Aldebaran e Rigel che compongono l’Esagono (o Circolo) Invernale.

Winter exagon
L’esagono invernale (linea continua) e il triangolo invernale (linea tratteggiata) – via commons

Da Est ad Ovest una “fila” di oggetti celesti Giove, Urano, Luna, Saturno, Nettuno che danza come seguendo un’antica tecnica di ricamo. Il gigante dorato Giove, all’opposizione, è visibile nella costellazione dei Gemelli, anche a occhio nudo: appare verso Est nelle prime ore della sera e si sposta poi più a Sud nel corso della notte e sarà l’oggetto più brillante nel cielo del mese. Saturno brilla nella costellazione dell’Acquario ed è osservabile nel cielo serale, mentre Nettuno, nella costellazione dei Pesci, è visibile in prima serata. Urano, infine, si colloca nella costellazione del Toro ed è osservabile la sera e durante la prima parte della notte. Urano e Nettuno richiedono comunque l’uso di strumenti ottici, come binocoli o telescopi per essere apprezzati in modo ottimale nel loro splendore lontano. Gli altri pianeti Mercurio, Venere e Marte restano nascosti dalla luce del Sole, impegnati in congiunzioni silenziose, pronti a tornare e unirsi nuovamente alla danza nelle notti future.

Fasi lunari gennaio2026

La Luna, mutevole e capricciosa, il 3 gennaio si avvicina a Giove, regalando un piccolo incontro celeste: la sua luce argentea sfiora quella dorata del gigante, un duetto visibile a chi sa osservare. È il primo plenilunio dell’anno e il nostro satellite brillerà nella costellazione dei Gemelli, apparendo come un disco luminoso e rotondo nel cielo notturno. Il disco lunare, come un faro notturno, resterà pieno per diversi giorni, e con un binocolo o un telescopio è possibile osservare crateri come Tycho, piccoli dettagli che trasformano la superficie in un paesaggio affascinante.
Il 10 gennaio segna l’Ultimo Quarto, seguito dalla Luna Nuova del 18 gennaio, perfetta per osservare oggetti del cielo profondo senza la luce lunare. Il 14 gennaio invece offrirà un incontro suggestivo con la splendente Antares, il cuore rosso della costellazione dello Scorpione, creando un affascinante panorama celeste, mentre il 20 gennaio la cometa C/2024 E1 (Wierzchos) raggiungerà il perielio, visibile solo dall’emisfero australe, come un viaggiatore silenzioso che attraversa il cielo lontano.
Nel nostro emisfero, la cometa periodica 24P/Schaumasse sarà visibile nei primi giorni dell’anno, raggiungendo il suo massimo di luminosità. La sua posizione apparente nel cielo la porterà a trovarsi poco a Sud della stella Arturo nella costellazione del Boote, offrendo un utile punto di riferimento per osservarla. Nel novilunio del 18 gennaio, la Luna apparirà completamente scura e quindi solitamente invisibile a occhio nudo mentre il 26 del mese, al Primo Quarto della sua orbita sarà posizionata ad angolo retto rispetto al Sole quando, vista dalla Terra, apparirà mezza illuminata e visibile nel cielo. Verso la fine del mese, una Luna sottile si avvicina a Saturno, visibile in prima serata nella costellazione dell’Acquario. Un incontro suggestivo dove il pianeta dagli anelli appare come una piccola luce dorata accanto alla falce lunare, uno scenario delicato e poetico, perfetto per l’osservazione a occhio nudo o con un binocolo.
A fine mese la Luna, nella fase di gibbosa crescente, occulta le Pleiadi settentrionali attraversando, con la sua traiettoria apparente, il “cielo” dove si trovano queste enigmatiche stelle.
Non sono, però, solo i pianeti e la Luna a muoversi in questo cielo da ammirare con occhi curiosi: nel cuore dell’inverno, le fugaci meteore delle Quadrantidi tracciano scie di luce tra le stelle, piccoli lampi che attraversano la notte in un attimo, testimoni silenziosi di polveri e detriti che viaggiano nello spazio da millenni, ricordandoci che il cielo non è mai immobile.
Non ci resta che alzare lo sguardo verso il cielo stellato, nello spettacolo del firmamento, dove lo sguardo si perde senza alcuna percezione di distanza, eppure tutto sembra perfettamente organizzato secondo un impeccabile ordine. In questo scenario, cerchiamo di trovare risposte alle infinite inquietudini dell’uomo del suo tempo. Guardare è scrutare il passato e accettare che la nostra conoscenza si costruisca per approssimazioni successive. Non per smarrirci, ma per ritrovare, nella vastità cosmica, una misura più autentica del nostro posto nel mondo.

L’orizzonte est

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Dettaglio della costellazione dell’Orsa Maggiore che mette in evidenza il Grande Carro – rielaborazione dalle mappe IAU
“Oltre le nuvole” a est, nel cielo, si ammira la costellazione del Leone (dove splende Regolo, stella dalla forma appiattita a causa della rapida rotazione propria), che può essere intercettata a partire dalle stelle Megrez e Phecda della costellazione del Grande Carro, individuando la sua stella principale Regolo sulla parte Sud-Ovest; con una linea congiungente Megrez e Merak intercettano le stelle Castore e Polluce nella costellazione dei Gemelli.
Nel cielo brilla Procione, al centro della piccola costellazione del Cane Minore, che sorge prima dell’altra “stella del cane” cioè Sirio, la stella più luminosa del cielo nella costellazione del Cane Maggiore.
A Nord del cacciatore Orione splende la luminosissima stella Capella nella costellazione dell’Auriga (a forma di pentagono irregolare) che a occhio nudo appare di colore giallognolo.
A Sud-Est la costellazione dell’Idra, priva di stelle di una certa entità, che si estende a forma di serpente ma non facile da individuare per la scarsa luminosità delle stelle che la compongono, dove spicca Alphard (la solitaria) una gigante di colore arancione distante circa 177 anni luce dalla Terra.
Alte a Nord-Est la costellazione della Lince e, a Sud di questa, le costellazioni del Cancro e la coppia dei Gemelli che si tengono per mano.

L’orizzonte nord

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La mappa della costellazione dell’Auriga – elaborazione grafica dalla mappa dell’Unione Astronomia Internazionale

“Volgendo lo sguardo” allo Zenit troviamo la costellazione dell’Auriga, a Nord della quale spicca la debole costellazione della Giraffa e non mancano ovviamente in questo spazio celeste Cassiopea, Cefeo, Drago, l’Orsa Minore e l’Orsa Maggiore, costellazioni circumpolari che completano lo scenario celeste. L’asterismo dal Grande Carro, dalla forma di ciotola con un manico, si alza verso le parti più alte del cielo e ci aiuta a ritrovare la stella Polare (a circa 430 anni luce dal Sole) mentre dalla parte opposta, lungo il ramo della Via Lattea, le costellazioni di Cefeo, dove si può scorgere la stella variabile Delta Cephei, molto nota tra gli astrofili, e più a Sud di Cassiopea, con il suo un gruppo di stelle dalla caratteristica forma di W.
Basso sull’orizzonte, fra le Orse e la casetta di Cefeo, si scorge la costellazione del Drago dal corpo sinuoso che si avvolge come una specie di serpentone arrotolato e con una lunga coda tra le stelle del cielo. Le stelle più luminose sono Etamin, una gigante arancione, Al Dhibain Prior e Rastaban (testa del Drago).

L’orizzonte sud

Triangolo invernale akira fujii
Triangolo Invernale. Foto di Akira Fujii via commons

“Spostando lo sguardo” verso sud, nel cielo domina ancora la costellazione di Orione e del suo seguito: l’asterismo del Triangolo invernale composto dalle brillanti Sirio, Procione e Betelgeuse. Del gigante del cielo invernale si possono apprezzare le tre stelle allineate Mintaka, Alnilam e Alnitak, la Spada di Orione (formata dalle tre minute stelle e dalle nebulose M42 e M43), lo scudo alzato e il bastone nell’altro braccio pronto a colpire il Toro.
Proseguendo lungo la linea della cintura si arriva alla costellazione del Cane Maggiore e quindi alla bianco-bluastra Sirio e completano questo stupendo quadrante celeste le stelle Betelgeuse in Orione e Procione nel Cane Minore.
A Sud di Orione (ai suoi piedi) la piccola costellazione della Lepre, inseguita nel cielo dal Cane Maggiore, la cui testa si trova appena sotto la brillante bianco-bluastra Rigel (circa 44.000 volte più luminosa del Sole).
Partendo proprio da quest’ultima è facilmente visibile e riconoscibile presentandosi come un gruppo di deboli stelle dalla forma di una lepre. Sebbene poco brillante risaltano agli occhi le stelle Arneb e Nihal che completano il mosaico celeste.

L’orizzonte ovest

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Mappa della costellazione dell’Eridano – rielaborazione grafica dalla mappa dell’Unione Astronomica Internazionale

“Ponendo lo sguardo verso ovest si estendono alte nel cielo la costellazione del Toro, dove brilla la stella arancione Aldebaran (nelle vicinanze le sette sorelle delle Pleiadi), e di Perseo con la famosa stella doppia Algol (la stella demone) nota per le sue variazioni di luminosità già dai tempi antichi. In questo riquadro celeste si scorge quanto resta delle costellazioni autunnali, il Grande Quadrato di Pegaso seguito da Andromeda, dai deboli Pesci e dalla Balena.
A Sud-Ovest di Orione, si sviluppa la lunga e tortuosa costellazione di Eridano, con la sua stella più luminosa Achernar (dall’arabo la fine del fiume), azzurra distante circa 144 anni luce dal Sole.
Sempre verso ovest, più a destra della costellazione, si trovano le costellazioni dell’Ariete, tra i Pesci e il Toro, e quella del Triangolo che risultano ben visibili nel campo celeste; Hamal, distante circa 60 anni luce dalla Terra, è la stella più luminosa dell’Ariete. Tracciando una linea ipotetica congiungente le stelle di Andromeda e dell’Ariete, ovvero Hamal e Alamach, si individua a metà strada di tale percorso la piccola costellazione del Triangolo con le sue tre stelle principali molto ravvicinate fra loro Beta Trianguli, Mothallah e Gamma Trianguli e pertanto, anche se non molto luminose, più visibili.

Pianeti

Dopo aver brindato al nuovo anno, non ci resta che alzare lo sguardo al cielo e lasciarci incantare dalle meraviglie di questo primo mese del 2026: cogliere ogni scintilla, ogni movimento, ogni incontro celeste come un dono dell’inverno. Il cielo notturno sarà un palcoscenico dinamico che vedrà danzare i pianeti tra le miriadi di stelle e dove i diversi fenomeni celesti incanteranno gli spettatori. Quando gennaio stende il suo cielo freddo e limpido, i pianeti cominciano a raccontare le loro storie antiche e silenziose. In questo gesto semplice e antico, possiamo ritrovare le riflessioni di Leopardi, per il quale contemplare l’infinito non significa dominarlo, ma riconoscere la propria limitatezza e aprirsi al desiderio e alla meraviglia. Allo stesso modo, Blanqui, invita a immaginare un universo infinito in cui ogni configurazione possibile si ripete: ogni stella, ogni pianeta osservato diventa così testimone di un disegno più grande, vertiginoso e silenzioso. Osservare i pianeti nel rigido cielo d’inverno non è dunque solo un atto scientifico, ma è un’esperienza che fonde poesia e scienza, emozione e ragione, un invito a confrontarci con l’immensità dell’universo e con la bellezza che si svela a chi sa osservare con cura e meraviglia.
Per quanto riguarda le posizioni planetarie, al centro del palcoscenico notturno c’è Giove, il gigante sempre in tempesta, che il 10 gennaio (in quei giorni proveremo a raccontarvi il cielo in una diretta instagram: seguiteci sul nostro profilo – NdR) raggiunge l’opposizione e brilla per tutta la notte tra le stelle della costellazione dei Gemelli.

Giove 9gennaio2026
Giove la sera del 9 gennaio 2026 – realizzata con Stellarium web

È un faro che guida lo sguardo dei curiosi, luminoso e stabile, una presenza maestosa che sembra danzare lenta tra le stelle Polluce e Castore. Con un binocolo o un piccolo telescopio, si possono scorgere i suoi quattro satelliti (Io, Europa, Ganimede e Callisto) che girano vorticosi, come piccoli ballerini legati al loro gigante, talvolta nascosti, talvolta in piena luce, in una coreografia millenaria.
Il 3 e il 31 gennaio la Luna si avvicina al pianeta in un romantico incontro, aggiungendo un tocco di magia al cielo invernale. La sua luce argentea accarezza quella dorata del pianeta, creando un breve duetto visibile a chi sa alzare lo sguardo e lasciarsi trasportare tra le stelle.
Non lontano, il pianeta degli anelli, Saturno si muove con calma nell’Acquario a Sud-Ovest, visibile nelle prime ore della sera come un elegante danzatore che preferisce la penombra. Urano (il gigante ghiacciato sdraiato), nel Toro appena a sud delle Pleiadi, e Nettuno (il gigante ghiacciato blu), nei Pesci e vicino a Saturno, sono pianeti timidi: deboli a occhio nudo, attendono chi porterà binocolo o telescopio per rivelare la loro luce discreta, quasi un segreto sussurrato tra le stelle.
Mercurio, il pianeta dall’atmosfera assente rispetto a quella della Terra, sarà troppo vicino al Sole per essere osservato agevolmente nelle ore mattutine o serali, perché si trova in congiunzione con il Sole e quindi molto basso sull’orizzonte durante il crepuscolo.
Venere, le cui nubi nascondono un paesaggio aspro battuto da piogge acide, attraversa la congiunzione superiore all’inizio del mese, quindi per diversi giorni attorno a quella data è difficile da individuare subito dopo il tramonto a causa della sua vicinanza al Sole nel cielo; verso fine mese in certi casi può tornare visibile nel crepuscolo serale molto basso a ovest.
Il rossastro Marte, il pianeta in cui tutto si arrugginisce, si trova anch’esso troppo vicino al Sole (vicino alla congiunzione) e non è facilmente osservabile nel cielo notturno durante l’intero mese.
Visto che gli eventi astronomici di rilievo non mancano, non resta che lasciare spazio all’affascinante osservazione dei pianeti nel cielo che crea una connessione armoniosa e unificante con gli altri oggetti della volta celeste. Ricordiamoci che se la luce tremola, è una stella, al contrario invece si tratta di un pianeta. Così, gennaio offre uno spettacolo silenzioso ma colmo di poesia: ogni sera invita a sollevare lo sguardo, a lasciarsi catturare dalla bellezza discreta del cosmo e a riconoscere che anche nel silenzio, il cielo è testimone di un’eternità impersonale e vertiginosa. Qui l’individuo appare al tempo stesso irrilevante e necessario, dove ciò che sembra eterno è in realtà dinamico, e ciò che appare lontanissimo e inafferrabile è, in realtà, intimamente legato alla nostra esistenza.

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Scritto da

Eduinaf avatar autori Stefano Cidone

Laureato in Astrofisica presso l’Università della Calabria. Insegnante di Fisica e Matematica in Istituti d’Istruzione Superiore e attualmente al Polo Tecnologico "Donegani-Ciliberto" di Crotone. Presidente del Circolo Astrofili "Luigi Lilio" di Torretta (KR) e Socio dell'Associazione Astrofili Savelli, dove svolge un'attività di educazione e promozione della scienza e di divulgazione dell’astronomia.

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