L'astronomo risponde Osservare il cielo

Il Grande Carro

Ciao, vorrei avere delle informazioni sull’Orsa Maggiore e il Grande Carro.

Alex
Mappa della costellazione dell’Orsa Maggiore – via commons
La costellazione dell’Orsa Maggiore è quella più nota e più facilmente riconoscibile nel cielo del nostro emisfero, mentre il Grande Carro, anche detto Aratro, è un asterismo, ovvero una configurazione di stelle che ricorda un oggetto.
L’Orsa Maggiore è la terza costellazione in ordine di grandezza e alle nostre latitudini (> 41 gradi) è una costellazione circumpolare, ovvero che non scende mai sotto l’orizzonte. La sua caratteristica principale è il gruppo di sette stelle chiamato Grande Carro, ma ne comprende molte altre.
5 di queste 7 stelle fanno parte di un gruppo cinematico, ovvero si muovono tutte nella stessa direzione perchè originariamente facevano parte di un ammasso aperto (questa peculiarità non si verifica in genere per altri asterismi) e sono relativamente vicine le une alle altre (entro qualche decina di anni luce) e rispetto al Sole (circa 80 anni luce – fonte Enciclopedia Britannica). Alpha ed Eta non fanno parte del Gruppo e sono lontane più di 100 anni luce da noi.
La linea immaginaria che congiunge le due stelle Merak e Dubhe (la parte posteriore del Carro) punta in direzione della stella polare e per questo le due stelle vengono chiamate Puntatori. Il timone del carro punta invece verso la costellazione di Boote. Inoltre Alcor e Mizar formano una famosissima coppia di stelle (doppia visuale) visibile al telescopio.
Nella direzione dell’Orsa maggiore si possono vedere molte galassie, ma soltanto con un telescopio.
Ci sono due sciami meteorici che si originano dalle parti dell’Orsa Maggiore: le Ursidi (picco intorno a 21-22 dicembre quest’anno) e le nu Ursae Majorids (picco intorno a 15 maggio).

La costellazione dell’Orsa Maggiore tratta dal Prodromus Astronomiae di Johannes Hevelius – copia custodita presso l’Archivio dell’Osservatorio Astronomico di Brera

Al Grande Carro vennero date nei secoli molte interpretazioni diverse.
Come tutte le altre costellazioni, anche il Grande Carro ruota attorno a un punto del cielo (il Polo Nord celeste, vicino alla stella polare) nel corso della notte. I romani chiamarono le stelle del Grande Carro i Septem Triones, cioè i sette buoi, proprio a causa di questa rotazione, che ricorda il movimento dei buoi durante l’aratura. Di qui deriva la parola “settentrione” per indicare il nord.
I Greci videro in queste stelle la figura di un’orsa. Gli Egiziani vi videro un ippopotamo, i Galli un cinghiale mentre per gli Arabi esse rappresentavano un feretro e gli inglesi la chiamano “la casseruola”. Per gli irochesi, infine, la costellazione rappresenta la ciaccia contro l’orsa Nyah-Gwaheh, leggenda legata al passaggio dall’estate all’autunno.
Infine il grande pittore Vincent van Gogh ha immortalato con grande precisione la costellazione nel quadro Notte stellata sul Rodano.

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Scritto da

Luca Lionetto Luca Lionetto

Laureato in Fisica con una tesi in Cosmologia,volontario di Servizio Civile nazionale presso la sede INAF di Padova, Luca Lionetto è aspirante divulgatore, avido lettore e appassionato di giochi da tavolo.

Antonio Maggio Antonio Maggio

Astronomo Associato presso l’Osservatorio Astronomico di Palermo, si interessa di radiazione ad alta energia proveniente da cromosfere e corone stellari, attività stellare di origine magnetica e meccanismi di interazione tra stelle e pianeti gioviani caldi in sistemi extra-solari. Fa parte del Gruppo di Programmazione ed è docente per il “Piano Lauree Scientifiche” dell’Universitaà di Palermo. Attualmente e’ coordinatore nazionale del progetto dell’INAF "Astronomia e Società, tra tradizione e innovazione tecnologica", finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR).

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