Scoperte Luna e Lune

Osservare la Luna e le lune

Ci sono corpi celesti che donano una dinamicità al cielo tale da non costringerci a rassegnarci ai tempi astronomicamente lunghi dell’universo. Questa variabilità è tipica di corpi molto vicini a noi, come la nostra Luna della quale vediamo variare posizione e sembianze notte dopo notte. Ma non è tutto: in alcuni periodi particolari avremo la possibilità di osservare anche altre lune del Sistema Solare, le stesse che vennero scoperte da Galileo Galilei più di quattro secoli fa e che orbitano intorno al pianeta Giove.
Ma torniamo all’osservazione della nostra Luna e a cosa ci può insegnare: chi si occupa essenzialmente di profondo cielo, galassie e stelle lontane, non nutre una particolare simpatia per la nostra Luna visto che la sua presenza è senz’altro sinonimo di cielo più chiaro e meno contrastato che impedisce le osservazioni, quando si ricercano corpi celesti distanti e deboli. Ma è fuor di dubbio che proprio la Luna sia l’oggetto celeste che più di tutti affascina il grande pubblico al telescopio o anche ad un semplice binocolo. Si può mostrare anche la galassia più remota, ma la sua apparenza come “macchia sfocata lì al centro” molto spesso non incontra i favori del pubblico, se non si ha tempo di far capire appieno quale sia il viaggio percorso dalla luce osservata. Con la Luna, invece, non si sbaglia mai e sera dopo sera si riesce a ottenere una visione sempre differente.
Grazie ai suoi moti e alla ripetitività delle fasi lunari è possibile osservare porzioni differenti del nostro satellite naturale e programmare al meglio le osservazioni, per imparare cose nuove.

Il terminatore

Proprio come durante le più calde giornate estive andiamo alla ricerca dell’ombra, così dobbiamo fare per l’osservazione della Luna. Non possiamo cercare l’ombra dei palazzi quando i raggi del Sole cadono a picco sugli stessi, visto che in tal caso l’ombra non si genera, e proprio allo stesso modo dovremo andare a cercare le ombre lunari quando il Sole è radente alle varie longitudini del nostro satellite. Esiste, quindi, una zona chiamata terminatore che rappresenta il punto in cui dal giorno si passa alla notte sul nostro satellite. Sulla Luna non esiste una atmosfera e il passaggio giorno-notte non viene quindi mediato dal gas che respiriamo, con i suoi effetti di dispersione della luce: la notte cala quindi in modo repentino. Qui, dove il giorno lascia spazio alla notte, i crateri lunari vengono colpiti dalla luce radente del Sole e proprio questo è in grado di esaltarne i contorni e i contrasti, fornendo la possibilità di osservare i bordi dei crateri stessi ma anche le catene montuose nonché i picchi che dominano la parte centrale della maggior parte dei crateri lunari. E questi crateri ci raccontano la storia della Luna poiché abbiamo modo di osservarli sotto vari aspetti: ce ne sono di più grandi al cui interno sono presenti crateri più piccoli e sicuramente più recenti; ce ne sono molti riempiti dalla lava e quindi risalenti a una epoca in cui l’interno della Luna era più caldo e fuso rispetto a quanto non sia ora. Ci sono addirittura crateri allineati, a indicare un bombardamento da parte di asteroidi frammentati che hanno colpito il nostro satellite quasi all’unisono ma in punti differenti. La Luna da questo punto di vista è un libro che conserva traccia degli impatti subiti ed è fondamentale anche per studiare la storia degli impatti subiti dalla Terra, data la vicinanza e l’impossibilità di uno studio diretto sul nostro pianeta, negato da una struttura che tende a muoversi e a rimarginare le cicatrici.

Esaltazione dei dettagli al terminatore. Crediti: Valeriano Antonini

Il Plenilunio e la trappola della “SuperLuna”

Detto questo, è chiaro come il momento peggiore per osservare la Luna sia proprio la fase di Plenilunio (Luna Piena), quando il satellite si trova totalmente dietro la Terra rispetto al Sole e la sua superficie ci appare totalmente illuminata. È questo il momento per passare da osservazioni di dettaglio a osservazioni paesaggistiche, visto che osservare la Luna piena nella fase di levata è uno spettacolo unico: la presenza di atmosfera terrestre più densa negli strati bassi dona al nostro satellite un colore tendente al rosso e una deformazione apparente tale da far rimanere senza fiato. Questo, contrariamente alla tendenza divulgativa recente, si verifica per ogni Plenilunio dell’anno e non soltanto per alcuni: da qualche anno si assiste a una spinta mediatica verso il fenomeno della così detta “Super Luna”, indicando con questo termine la fase di Plenilunio che ricade in prossimità del perigeo (punto di maggior vicinanza alla Terra). A tutti gli effetti, un occhio umano non si può accorgere della ridotta differenza di diametro del nostro satellite da un Plenilunio all’altro, ma la spinta emotiva tende a convincere le persone a far caso alla levata della Luna. Ottima cosa, ma questa spinta deve esserci ogni mese e non soltanto durante la Luna piena di perigeo, poiché lo spettacolo appare del tutto identico. Molto spesso si associa anche un colore alla Luna piena, parlando di Luna di fragole, Luna blu o altro: non ci sarebbe nulla di male, se molto spesso a questi articoli non fossero legate immagini che vedono il nostro satellite colorato con il Photoshop. Il colore del nostro satellite è sempre identico e l’origine di questi aggettivi serviva ad associare il plenilunio al mese: per esempio la Luna di fragole identifica il plenilunio di giugno, la Luna Rosa quella di aprile. La Luna Blu invece denota la seconda luna piena di un mese.
La Luna regala spettacoli fantastici, ma i suoi colori sono molto prevedibili e sono sempre gli stessi: arrossisce al suo tramonto e alla sua levata per gli stessi motivi che dipingono di rosso alba e tramonto del Sole, e quindi per effetti legati all’atmosfera. Tutto il resto lasciamolo stare: l’astronomia è bella di per sé, senza bisogno di inventare.

Crediti: Valeriano Antonini

Il Plenilunio serve anche a riconoscere le strutture macroscopiche della Luna, come i principali mari e i principali crateri: l’invito è quello di individuarli e imparare a battezzarli attraverso la seguente mappa. Si può partire dalle zone più evidenti, come le macchie scure che è facile osservare e che corrispondono al Mare Serenitatis, Tranquillitatis e Fecunditatis per passare a strutture meno note ma altrettanto importanti come l’Oceanus Procellarum e il Mare Imbrium, o il più piccolo ma evidentissimo Mare Crisium. Queste strutture sono facilmente riconoscibili anche ad occhio nudo ma basterà un binocolo per andare a caccia anche dei principali crateri, come Aristarchus e Copernicus.

Il Novilunio e le montagne lunari

Durante la fase di Novilunio, invece, la Luna è presente nel cielo molto vicina al Sole e questo ci impedisce di osservarla. Ma non sempre. A volte i due astri sono talmente vicini che la Luna si sovrappone prospetticamente al Sole dando vita a un transito sul disco solare che per noi si traduce anche in una eclisse di Sole, parziale o totale che sia. Durante questa veloce fase è possibile osservare la silhouette del nostro satellite, se si può contare su una ripresa ad alta definizione, stagliata contro il chiarore del Sole. Ovviamente in questo caso valgono tutti gli accorgimenti introdotti durante la [trattazione del Sole](link al cielo del mese di giugno), visto che l’osservazione diretta della nostra stella è dannosa per la nostra vista.

La luce cinerea

Altro momento favorevole per l’osservazione e per la ripresa della Luna si ha in uscita dalla fase di Novilunio, quando il nostro satellite si presenta come una sottile falce con la “gobba a ponente”. In questi casi, la geometria che lega le posizioni di Terra, Sole e Luna è tale per cui la radiazione che colpisce il nostro pianeta viene riflessa e va a colpire anche la parte lunare che non riceve la luce diretta del Sole. In questo caso, chiamato “chiaro di Terra”, è quindi il nostro pianeta che illumina debolmente tutto il disco lunare, consentendoci di osservare non solo il falcetto illuminato dal Sole ma anche il resto della Luna, seppure in modo molto più debole. Questo effetto, chiamato “luce cinerea”, è osservabile a occhio nudo e trova la maggiore esaltazione nelle immagini riprese tramite una fotocamera.

Luce cinerea. Crediti: Valeriano Antonini
Luce cinerea. Crediti Stefano Capretti

Le altre lune

La nostra Luna viene indicata con l’iniziale maiuscola: è il suo nome e la maiuscola serve a distinguerla dalle altre lune, termine con il quale vengono genericamente indicati i satelliti dei pianeti. “Satellite” è un termine che viene utilizzato per ogni corpo celeste che orbita intorno a un altro più massiccio e diverso da una stella. Un esempio possono essere i satelliti artificiali o quelli naturali che orbitano intorno ai pianeti fino a quelli che orbitano intorno alle galassie. Sono corpi la cui natura è molto differenze, andando da oggetti come la Luna a galassie come M110 intorno alla galassia di Andromeda, ma in genere con il termine “luna” si intende proprio un satellite come la nostra Luna, in orbita intorno a un pianeta come la nostra Terra.
La prima volta che Galileo volse il proprio cannocchiale verso Giove notò quattro puntini, disposti parallelamente all’equatore del pianeta e la cui posizione variava a distanza di ore: era la prima prova osservativa che non tutto orbitasse intorno alla Terra ed era la scoperta dei quattro satelliti che ancora oggi chiamiamo “galileiani”: Io, Europa, Callisto e Ganimede. Questi satelliti sono facilmente visibili anche con un semplice binocolo e infatti il cannocchiale di Galileo possedeva solo una trentina di ingrandimenti. La visione che potrete avere sarà molto simile alla seguente:

Giove e i suoi satelliti. Crediti: Albino Carbognani

Visti da Terra, quindi, i satelliti di Giove verranno osservati molto spesso tutti insieme, a destra o sinistra rispetto al pianeta, mentre in determinate occasioni verranno visti passare sul disco del pianeta (transito) oppure passarvi dietro (occultazione). Anche le ombre giocano un ruolo importante: quando un satellite passa in transito, viene preceduto o seguito dalla propria ombra proiettata sul disco planetario (il distacco dell’ombra dal satellite dipende dalla posizione rispetto al Sole), mentre quando viene occultato subisce una eclisse in fase di entrata o di uscita (anche qui dipendendo dalla posizione del Sole). Tutti questi fenomeni – noti come PHEMU o mutui fenomeni dei satelliti di Giove – sono visibili, ad eccezione dei satelliti eclissati, quindi durante un transito è possibile osservare anche il passaggio del cono d’ombra.

Scritto da

eduinaf_avatar_autori Stefano Capretti

Nato a Roma nel 1975, svolgo la mia professione di informatico con la fortuna di averla potuta applicare alla progettazione e allo sviluppo di diverse unità di volo e di Terra di satelliti e costellazioni satellitari, italiani e non, con particolare riguardo alla efficienza e sicurezza dei sistemi di telemetria e controllo. Appassionato di astronomia, preferibilmente visualista, mi occupo di divulgazione da circa dieci anni, dapprima in solitaria e attualmente come presidente dell’Associazione AstronomiAmo, per la quale curo in particolare il sito web, la libreria di calcolo di effemeridi, le relazioni con il pubblico e le dirette streaming.

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