Scoperte

A cavallo della cometa

Approfondiamo alcuni aspetti delle comete e della panspermia trovando come gancio la musica degli Ayreon.

Si potrebbe considerare il progetto musicale Ayreon di Arjen Anthony Lucassen come una sorta di superband del progressive metal mondiale. In ognuno dei concept album del brand Ayreon Lucassen propone un cast differente e studiato appositamente per la storia che il musicista olandese vuole raccontare. Generalmente di genere fantascientifico. In particolare quest’oggi ci soffermeremo su 01011001, settimo album in studio del progetto, e su una delle canzoni del doppio cd.

La storia

Suddiviso in due cd, 01011001, rappresentazione binariua del numero ASCII della lettera Y, narra la storia dei Forever, gli abitanti acquatici proprio del pianeta Y, che hanno scoperto il segreto della longevità. Il problema è che, insieme con un grande progresso tecnologico, i Forever hanno anche sviluppato una forte dipendenza dalle macchine, perdendo la capacità di provare emozioni. Così, grazie al passaggio ravvicinato di una cometa con il loro pianeta, i Forever decidono di spedire il loro DNA sulla Terra, che si trova in rotta di collisione con il sasso celeste. Questa, dopo aver causato l’estinzione dei dinosauri (la quinta estinzione), conduce alla nascita del genere umano. All’inizio le cose sembrano andare per il meglio, ma poi i difetti dei Forever emergono anche nell’umanità, spingendo gli abitanti del pianeta Y a chiedersi se invece la sesta estinzione non sia la cosa migliore per il pianeta e i loro “figli”.
Il primo cd, dal titolo Y, è sostanzialmente ambientato sul pianeta Y, a parte Connect the dots e Web of lies che narrano le vicende di alcuni abitanti della Terra e della loro sempre più forte dipendenza dalla tecnologia. Vista la trama dell’album, però, andiamo a esaminare Ride the comet, il racconto del viaggio della cometa verso la Terra.
Con l’apporto vocale di Jørn Lande, Floor Jansen (attualmente cantante dei Nightwish, all’epoca degli After Forever), Tom Englund, Jonas Renkse, Bob Catley e Magali Luyten, presenta alcuni versi che ben riassumono alcune caratteristiche delle comete:

Find your way home, little extremophiles
Find your way home, donors of life
Ride your frozen ark

Un pezzo di ghiaccio in giro per l’universo

Partiamo dall’ultimo verso, Ride your frozen ark. Il riferimento è al fatto che le comete sono, in pratica, dei veri e propri pezzi di ghiaccio che viaggiano per il Sistema Solare. Oltre al ghiaccio (dunque acqua) sono presenti anche roccia, metalli e vari gas, presenti anche sulla Terra, come monossido di carbonio, anidride carbonica, metano e ammoniaca. Si possono anche trovare molecole organiche come metanolo, acido cianidrico, formaldeide, etanolo ed etano e, forse, molecole più complesse come idrocarburi e amminoacidi.
Questo ci porta direttamente al secondo verso del trittico che vi ho proposto poco sopra, Find your way home, donors of life. Le comete, infatti, giocano un ruolo fondamentale nella teoria della panspermia.
Sebbene i primi riferimenti risalgano al quinto secolo prima di Cristo e al filosofo Anassagora, è solo con il chimico Jöns Jacob Berzelius che la panspermia inizia ad assumere un aspetto più prettamente scientifico. A Berzelius si associano anche Hermann Richter, Lord Kelvin, Hermann von Helmholtz e soprattutto Svante Arrhenius che, da fisico, propose nel 1903 una sorta di storia evolutiva dell’universo. La panspermia moderna, però, si basa soprattutto sui lavori di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe: nel 1974 i due astronomi proposero l’idea che alcune polveri nello spazio interstellare fossero per gran parte composte da molecole di tipo organico. Fu lo stesso Wickramasinghe, in una serie di articoli usciti all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo, a fornire le prove della fondatezza di tale affermazione.
Successivamente, in particolare nel corso del primo decennio del III millennio, vennero condotti una serie di esperimenti mirati, sia sulla Stazione Spaziale Internazionale (e sull’esterno della Stazione stessa) sia all’inseguimento delle comete. Particolarmente famoso è quello compiuto dalla sonda Stardust alla coda della cometa Wild 2: dopo aver percorso qualcosa come 4,6 miliardi di chilometri, la Stardust è riuscita, il 2 gennaio del 2004, a catturare alcuni grani provenienti dalla coda della cometa. Dopo l’esame dei dati raccolti, un gruppo di ricerca internazionale ha annunciato, nel 2006, la presenza tra i grani di alcune molecole organiche, le ammine per la precisione. Tale risultato è stato salutato, non solo dai ricercatori che si sono occupati della faccenda ma anche dai sostenitori della panspermia, come la prova definitiva a favore della teoria e dal ruolo fondamentale delle comete nel processo di diffusione della vita nell’universo.

Resistere al vuoto cosmico

Le comete, però, potrebbero trasportare non solo molecole, ma anche micro-organismi più complessi in grado di sopravvivere ad ambienti estremi: sono i cos’ detti estremofili, citati esplicitamente nel primo verso di Ride the comet, Find your way home, little extremophiles.
Uno degli estremofili più noti è il tardigrado, in grado di restare in animazione sospesa per lunghi periodi, quindi adatto a compiere viaggi interstellari a bordo di una navicella spaziale molto particolare come una cometa.
D’altra parte vale la pena ricordare che proprio la cometa è stata indicata da Freeman Dyson come un possibile mezzo per abbandonare la superficie della Terra da parte di un’ardita colonia umana, sebbene il primo che ha immaginato qualcosa del genere è Jules Verne, anche se l’evento è frutto di una casuale collisione di una cometa con il nostro pianeta.
In qualche modo, allora, Ride the comet sintetizza insieme tutti questi spunti, scientifici e fantascientifici, per portare a termine un bel pezzo ottimamente integrato all’interno dell’atmosfera musicale di Y e con un uso coinvolgente del ritmo dettato dalla batteria e sottolineato dagli effetti elettronici che fornisce il senso di un viaggio senza respiro, l’avventura degli estremofili verso il vuoto interstellare.

Add Comment

Click here to post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l’Università della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

Categorie