Quello che state per leggere è un monologo che fa parte dello spettacolo Le cosmicomiche di Italo Calvino di Realtà Debora Mancini. È stato anche la chiusura di Inciampando nello spazio-tempo, spettacolo andato in scena il 7 giugno 2026 nel contesto del Festival dell’astronomia di Castellaro Lagusello.
Lo spettacolo (che non è una conferenza-spettacolo) Inciampando nello spazio-tempo è un progetto originale di Realtà Debora Mancini e INAF, con musica originale di Daniele Longo, che suona in scena dal vivo: tastiere, Roli Seaboard Rise, Cajon e percussioni, scelta dei testi e drammaturgia in musica di Debora Mancini, e tre testi originali scritti e interpretati da Stefano Sandrelli.

Io sono sempre stato molto timido e molto insicuro.
Fin da bambino: quando uscivo di casa, non sapevo se avrei ritrovato la strada per tornare e quando vedevo il sole che scompariva all’orizzonte, non sapevo se il giorno dopo sarebbe sorto di nuovo. E quando chiedevo il gelato a mamma non sapevo mai se mamma me l’avrebbe comprato. Cioè quello lo sapevo: non me l’avrebbe comprato.
Era molto rigida mia mamma. Niente gelato, diceva.
Poi però sono andato a scuola e a scuola ho acquisito alcune sicurezze in più.
Per esempio, a un certo punto ho capito che 1 + 1 fa sempre 2 o che 3 + 3 fa sempre 6.
Ma non c’era niente che mi rassicurava più del triangolo. Perché – capite? – i triangoli possono essere molto diversi fra loro. Ci sono triangoli schiacciati o slanciati, retti o isosceli, dritti o storti. Ci sono infiniti triangoli. Ma per tutti loro – per tutti, capite? – la somma degli angoli interni è sempre 180°. Sempre, per tutti i triangoli. Anche se i triangoli non hanno tutti la stessa forma, se sono schiacciati o slanciati, retti o isosceli, dritti o storti, la somma dei loro angoli interni è sempre 180°.
Questo mi ha sempre dato molta sicurezza.
Da quel momento, ho iniziato ad andare in giro con un goniometro e quando mi sento insicuro io cerco di identificare un triangolo, un triangolo qualsiasi, misuro i suoi angoli e la somma è proprio 180°. E ritrovo la mia sicurezza. È splendido.
Poi all’università ho conosciuto Emma. Emma è un’astrofisica. Emma studia i buchi neri.
Emma dice che quando vai vicino a un buco nero succede che chi resta sulla Terra misura il tempo in modo diverso da come lo misuri tu, vicino a quel buco nero lì. “Cioè,” mi ha detto, “è come se i buchi neri rallentassero il tempo”. Ha detto così, ma questo non mi ha turbato tanto. Perché per esempio quando mi addormento il tempo passa subito, mentre quando sono sveglio meno. Oppure se mangio un gelato o leggo o studio – il tempo va veloce. Ricordo una volta che stavo aspettando mia mamma, il tempo non passava mai, si era fermato.
Però poi, Emma mi ha detto anche che i buchi neri piegano lo spazio-tempo. E che le cose che ci sembrano dritte, vicino a un buco nero potrebbero non essere più tanto dritte.
Da quel momento, mi pare che le rette e i segmenti non siano più quelli di prima.
[estrae un righello morbido, che si piega all’ingiù]Eh… e poi Emma mi ha detto che se i segmenti non sono più dritti anche i lati dei triangoli sono piegati e quindi la somma degli angoli interni di un triangolo piegato, mi ha detto, non è mica più 180°
[getta via il triangolo di legno]Emma non piace a mia madre.
Ma neanche mia madre piace ad Emma.
Un giorno Emma mi ha detto: “Senti EnZo, EnZo sono io (rivolto al pubblico), mi ha detto, “vieni a casa mia, ti devo parlare.” Così sono andato a casa sua.
“EnZo,” mi ha detto Emma, “bisogna trovare un modo per liberarci di tua madre”.
Io ho avuto un po’ paura e ho detto “Emma, cosa intendi dire liberarci di mia madre?”.
Sì, e mi ha detto Emma: “Vedi EnZo…” ha detto Emma. Ha detto: “vedi EnZo, questa non è una semplice casa: questa è un’astronave” e io sapevo che Emma stava scherzando. Cioè, pensavo di saperlo.
“Con questa astronave,” ha detto Emma, “possiamo andare vicino a un buco nero. Ci mettiamo appena 7 giorni. Possiamo restare tre giorni lassù, passare un bel fine settimana a orbitare intorno al buco nero, a riposarci – a stare bene insieme, lontano da mamma. Capisci EnZo? Un fine settimana, io e te da soli,” mi ha detto Emma. “E poi torniamo: altri 7 giorni di viaggio. In un paio di settimane ce la caviamo”.
Sarebbe molto bello, le ho detto allora. Lei mi ha dato un bacio e mi ha detto: “Però EnZo devo dirti tutta la verità: ricordi quel che ti ho detto del tempo intorno ai buchi neri? Che corre più lentamente che non sulla Terra? Ecco: devi sapere che se per noi saranno passati pochi giorni, sulla Terra, mio caro EnZo, saranno passati 300 anni. E avremo risolto il problema di tua mamma.”
Ci ho messo un po’ per capire la faccenda. Fammici pensare Emma, ho detto. “Anzi,” ho aggiunto, “Avrei bisogno di un bel gelato per pensarci meglio,” ho detto.
“Va bene, pensaci,” ha risposto lei. “Intanto ti vado a comprare un bel gelato. Ma pensaci bene, EnZo” Ha detto. Ed è uscita.
E quando mi sono trovato solo, io ho pensato e ho pensato e ho pensato e ho pensato. Poi mi sono stancato di pensare, ho cercato un triangolo e ne ho trovato uno luminoso, rosso. Ho tirato fuori il goniometro e mi sono messo a misurare i suoi angoli interni.
Forse però ho premuto troppo, perché quel triangolo rosso si è improvvisamente abbassato, ho sentito un rumore di finestre che si chiudevano e non ho visto più niente per un bel po’.
Neanche il gelato che Emma era andata a prendermi. E neanche Emma.
Però ho visto un buco nero. Grande, enorme. Per un po’. Poi di nuovo finestre chiuse e via.
E adesso mi trovo qui di fronte a voi.
E, a essere sincero, a guardarvi bene non mi sembrate tanto in salute.
A essere sincero, mi sembra di essere l’unico in carne e ossa.
A essere sincero, voi mi sembrate più delle… come dire… anime?
Forse Emma aveva ragione sul tempo: forse sono passati 300 anni da quando sono partito.
No, voi non vi inquietate. Restate lì… io intanto (indietreggia)… vado… vado a cercare mia mamma (continua a indietreggiare)… vado a cercare Emma… anche se qualcosa mi dice che non le troverò.
E… a essere sincero, credo che anche il gelato – a questo punto – si sia sciolto.



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