Cose dell'altro cielo

Un pezzo di cielo sul tetto di casa

La storia dei fratelli Losignore e del meteorite di Matera: tra scoperta quotidiana, responsabilità scientifica e incontri con le scuole.

Il cielo entra nelle nostre vite in modi diversi. C’è chi lo osserva per passione e chi lo incontra quasi per caso, in un momento qualunque della giornata. Alle porte di Matera, in una casa affacciata su una collina lontana dall’inquinamento luminoso, Giuseppe e Gianfranco Losignore osservano il cielo da anni, con la curiosità di chi non smette di farsi domande. Sono astrofili, appassionati. Quando nel febbraio 2023 un’anomalia nell’impianto fotovoltaico li ha portati a salire sul tetto, non immaginavano di trovarsi davanti a uno dei frammenti del bolide osservato nei cieli del Sud Italia.

Partiamo dall’inizio. Vi va di raccontarci come è cominciata questa storia? Quando avete capito che quella non era una pietra qualunque?
Io insegno a scuola, mio fratello è artigiano nel settore informatico, ma ci accomuna la passione per il cielo: facciamo astrofotografia e seguiamo ciò che succede sopra le nostre teste con curiosità. Il 15 febbraio 2023 abbiamo notato un’anomalia nell’impianto fotovoltaico sul tetto, e da lì è iniziata tutta la storia. Pensavamo a un problema tecnico, così siamo saliti a controllare e abbiamo visto una grossa ammaccatura sul vetro di un pannello, come se qualcosa fosse caduto con forza. Scendendo le scale, abbiamo trovato alcuni frammenti sul balcone: due più grandi e altri piccoli sassolini sparsi. Su una piastrella si vedeva un segno netto, quasi una martellata. I pezzi avevano un aspetto bruciacchiato e lucente, quasi metallico: all’inizio abbiamo pensato a fuliggine, ma quella lucentezza ci ha fatto dubitare.
Il giorno prima avevamo letto sui canali social del progetto PRISMA della segnalazione di un bolide osservato tra Puglia e Basilicata. Approfondendo abbiamo capito che l’area di possibile caduta era molto vicina a noi. In quel momento ci siamo guardati e abbiamo pensato: e se fosse davvero uno di quei frammenti? Abbiamo raccolto tutto con molta attenzione, usando guanti, pinze e contenitori di vetro per evitare contaminazioni. Oltre allo stupore c’era anche un po’ di timore: passare la notte con oggetti vecchi di 4,6 miliardi di anni sul tavolo di casa è stato emozionante, e anche un po’ agitante.

meteorite matera
I frammenti di meteorite raccolti dai fratelli Losignore

Avreste potuto tenere la scoperta per voi. Invece avete scelto di segnalarla. Perché?
Dopo i primi contatti abbiamo ricevuto anche offerte dall’estero: esiste un vero mercato di collezionisti e “cacciatori di meteoriti”. Ma per noi la scelta è stata immediata: i frammenti erano appena caduti e contenevano ancora informazioni preziose per la ricerca. Tenerli per noi avrebbe significato sottrarre qualcosa alla conoscenza. Ci siamo detti che ogni grammo doveva andare alla scienza. Esporre un pezzo sul camino sarebbe stato motivo di orgoglio personale, certo, ma non avrebbe aggiunto nulla alla ricerca. L’unico desiderio che conserviamo è che una parte possa un giorno tornare qui, in un museo del territorio, così che questa storia resti accessibile a tutti.

Perché è importante che uno di questi frammenti venga conservato qui?
A Matera esiste già una realtà museale importante, il Museo Ridola, dove sono custodite storie antichissime del territorio. Ci piacerebbe che anche questo meteorite trovasse spazio qui, magari all’interno di un percorso dedicato all’astronomia e a quella che potremmo chiamare “archeologia spaziale”. Non solo per valorizzare l’oggetto in sé, ma per mantenere vivo il legame con il luogo in cui è caduto. Oggi i frammenti sono conservati e studiati in condizioni controllate al Museo Italiano di Scienze Planetarie di Prato, dove vengono custoditi con grande attenzione. Ma speriamo che una parte possa tornare a Matera: vedere un oggetto reale cambia il modo in cui lo si percepisce. Raccontarlo è importante, ma incontrarlo di persona lo rende ancora più vicino.

Giuseppe, da insegnante, hai raccontato questa esperienza ai tuoi studenti? Che tipo di reazione hai visto?
Insegno come docente di sostegno e ho una formazione anche come ingegnere della sicurezza», racconta Giuseppe Losignore con un sorriso. «Ma contro un meteorite, ammetto, non potevo fare molto! Dopo la scoperta io e Gianfranco abbiamo iniziato a portare questa esperienza nelle scuole, spesso affiancando gli insegnanti di scienze nei percorsi dedicati all’astronomia.
Non si tratta solo di raccontare un episodio fuori dal comune: proponiamo attività di gruppo e momenti di confronto, perché i ragazzi possano vedere come funziona davvero il metodo scientifico, dalla curiosità iniziale alla collaborazione con i ricercatori. Che siano alunne e alunni delle primarie o delle secondarie, la reazione è sempre molto partecipata: sapere che qualcosa del genere è accaduto vicino a loro rende la scienza più concreta.
Ogni volta proviamo a lasciare soprattutto una domanda aperta, più che una risposta definitiva. Se poi qualcuno scopre una nuova passione, per la fisica, per l’astronomia o semplicemente per il pensiero scientifico, per noi è già un risultato importante.

E in città? Vi riconoscono ormai come “quelli del meteorite”?
Sì, spesso ci chiamano così: “i fratelli meteorite”. All’inizio non sono mancati scetticismo e qualche battuta, perché sembrava quasi incredibile che un frammento dello spazio fosse caduto proprio a casa di due astrofili. Col tempo però la curiosità ha preso il posto della sorpresa, e questa storia è diventata un racconto condiviso con tutta la comunità.

Giuseppe (in alto) e Gianfranco (in basso) Losignore in due momenti di attività con le scuole, tra racconto dell’esperienza e dialogo sul metodo scientifico.
Giuseppe (in alto) e Gianfranco (in basso) Losignore in due momenti di attività con le scuole, tra racconto dell’esperienza e dialogo sul metodo scientifico.

Che cosa direste a un collega insegnante o a uno studente che pensa che la scienza sia lontana, riservata solo agli esperti?
Diremmo che la scienza non è qualcosa di distante o astratto: è molto più vicina alla nostra vita quotidiana di quanto immaginiamo. Anche senza essere ricercatori si può osservare, farsi domande e contribuire alla conoscenza. Come diceva Margherita Hack, siamo fatti della stessa materia delle stelle e questa non è solo una frase poetica, ma un invito a sentirsi parte del racconto scientifico. Esistono missioni che vanno a cercare frammenti di asteroidi a milioni di chilometri di distanza; nel nostro caso è stato un piccolo pezzo di cielo a raggiungere noi. Più che una fortuna personale, lo viviamo come un promemoria: la scienza passa anche attraverso l’attenzione, la collaborazione e la curiosità di tutti.

Col tempo, questa vicenda ha lasciato una traccia anche tra gli oggetti del Sistema solare: un asteroide è stato dedicato ai fratelli Losignore, il 126246, e uno alla città di Matera, il 9278. In una città tra le più antiche al mondo per continuità di presenza umana, un frammento arrivato dallo spazio aggiunge così un’altra prospettiva sul tempo: quella cosmica, fatta di miliardi di anni che si intrecciano con le storie di oggi.

Uno spunto per scuole e famiglie

Un meteorite può diventare un punto di partenza semplice per esplorare il metodo scientifico anche in classe o a casa.

  • Provate a partire da una domanda concreta: come si riconosce una roccia “diversa”?
  • Confrontate immagini di meteoriti e rocce terrestri, osservando forme, croste di fusione e tracce d’impatto.
  • Ricostruite insieme il percorso: osservazione → dubbio → verifica → collaborazione con i ricercatori.

Non serve avere tra le mani un frammento spaziale: basta allenare lo sguardo a notare ciò che cambia e lasciare che la curiosità apra nuove domande.

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