Personaggi Giornale di Astronomia

Margherita Hack: non solo astronomia

Il 12 giugno del 1922 nasceva Margherita Hack, l'astronoma italiana più famosa al mondo. Nel giorno del suo compleanno vogliamo ricordarla con una foto e un articolo di Laura Abrami.

Il documento di carta è la tipologia di materiale che più frequentemente e comunemente ci si aspetta di trovare negli archivi storici, ma il progresso e la tecnologia hanno fatto sì che, con il tempo, gli stessi si siano arricchiti di atti conservati sui supporti più diversi, fino ad arrivare al digitale dei nostri giorni.
Se ci soffermiamo ad esaminare in particolare gli archivi degli Osservatori, possiamo constatare che questi comprendono anche una ricchissima raccolta di fotografie che sono, senza dubbio, una tipologia di materiale tra le più immediatamente eloquenti che si possa trovare. Una lettera, un’osservazione astronomica, anche uno schizzo di qualche oggetto celeste hanno bisogno di essere letti e interpretati perché ci svelino la loro identità. Una fotografia, invece, ci rivela subito qualcosa, appena la guardiamo. Certo, c’è foto e foto: quelle più strettamente scientifiche, uno spettro o un oggetto celeste per esempio, sono tutt’altro che di immediata comprensione. Ma qui vogliamo occuparci di foto più “normali”, come quelle che ciascuno di noi può trovare in casa propria: persone, luoghi, anniversari, avvenimenti che qualcuno ha voluto immortalare a futura memoria. Per esempio, quella che riportiamo in questo articolo, conservata nell’Archivio storico dell’Osservatorio Astronomico di Trieste e scattata verso la fine degli anni Sessanta.

Partita di pallavolo a Basovizza (Margherita Hack è quella che sta per ricevere la palla). Archivio Storico dell’Osservatorio Astronomico di Trieste, iv. Archivio fotografico. Sezione scientifica. Ritratti di persone. Serie 13 (negativi su pellicola 1962-1996).

Essa raffigura una partita di pallavolo presso la sede di Basovizza. Pronta al palleggio vediamo la direttrice, Margherita Hack. È proprio lei a scrivere nel suo libro L’amica delle stelle:

Gli amici hanno portato altri amici e ormai da qualche anno, tempo permettendo, giochiamo tutte le domeniche in un campo quasi regolamentare, situato nella succursale di Basovizza.
Una stazione astronomica immersa nel verde dell’altopiano carsico che si era resa necessaria quando la sede cittadina era divenuta inadeguata per le osservazioni che venivano irrimediabilmente disturbate: quelle ottiche dalle luci e dagli alti caseggiati che coprivano l’orizzonte, quelle radio in quanto captavano i rumori emessi dalle fabbriche e dagli autobus, quelle solari erano diventate impossibili. La necessità di una succursale era già stata individuata negli anni Trenta da Giuseppe Favaro, che fu Direttore all’Osservatorio di Trieste dal 1933 al 1942, quando il Comune tolse le condizioni di rispetto che consistevano in una fascia di territorio non edificabile circostante l’Osservatorio e che fino a quel momento lo aveva difeso dall’urbanizzazione. Seguirono alcuni tentavi che purtroppo si rivelarono inconcludenti.
Quando Margherita Hack arrivò a Trieste, nel 1964, trovò una situazione piuttosto critica, l’Osservatorio era carente sia dal punto di vista del personale che della strumentazione e la succursale ancora non c’era. Margherita portava nel suo bagaglio tanta passione, entusiasmo, determinazione e competitività, tutti aspetti del suo carattere che l’avevano aiutata ad affrontare e superare situazioni difficili in passato e che le permisero anche di affrontare
la situazione triestina.
Fin dal suo primo insediamento, pensò all’ampliamento del personale e alla ricerca di nuovi spazi. Era urgente trovare un luogo dove sarebbe sorta la stazione osservativa, lontana dall’inquinamento cittadino, in cui installare i telescopi esistenti e nuove attrezzature. Fece suoi i propositi di Favaro e nel 1966 era già riuscita a individuare un sito adeguato: si trattava di un terreno di circa trentamila metri quadrati sull’altopiano carsico, vicino al piccolo abitato di Basovizza. Le difficoltà burocratiche per rilevare quell’area furono grandi; era una zona a servitù militare a pochi chilometri dalla frontiera con la Jugoslavia, quella che allora era chiamata la zona B e che oggi è Slovenia, ma vennero superate e ben presto furono installati i primi strumenti, il radiotelescopio, altri piccoli telescopi e rimesso in funzione un telescopio più grande che era stato imballato durante la guerra. Sorsero l’edificio con l’officina, i laboratori di elettronica, alcuni studi, l’abitazione per il custode e anche il campo di pallavolo che vediamo nella fotografia.
L’immagine ci fa pensare immediatamente alla grande passione per lo sport di Margherita, passione che la accompagnò per tutta la vita, a partire dalle prime corse e tornei a palla al Bobolino, a Firenze, quando era ancora bambina e giocava con altri bambini, tra cui Aldo, che diventerà poi suo marito. Lei stessa ricorda i tornei a palla prigioniera al ginnasio, le lunghe pedalate in bicicletta, le partite a pallacanestro nella squadra del rione delle Due Strade, sempre a Firenze, fino alla pratica agonistica dell’atletica (siamo negli anni Quaranta) al campo della Giglio Rosso, alla partecipazione ai Giochi della Gioventù e, negli anni universitari, ai Littoriali dove, prescelta per pronunciare il giuramento, ammette

… malgrado fossi antifascista convinta, non me la sentivo di rinunciare all’onore e così giurai, o meglio spergiurai la mia fede alla “Patria fascista”.
Margherita Hack a Basovizza in occasione della nuova sistemazione del telescopio riflettore Zeiss da 50 cm, 1966-1967. (Archivio Fotografico dell’Osservatorio Astronomico di Trieste)

Proseguendo nella carriera, Margherita ha sempre conciliato una delle attività scientifiche più “statiche” che si conoscano (l’astronomo era incollato per notti intere alla poltrona osservativa …) alla pratica sportiva. Erano accanite partite a pallavolo anche ad Asiago che alternava alle notti passate al telescopio verso la fine degli anni Quaranta. Corse campestri in motorino, con gimcane tra vialetti, scale, salite e discese a Merate, in Brianza, dove arrivò nel 1954, una partita di calcio in cui si cimentò come portiere a Utrecht, durante il congresso della Società astronomica olandese nel 1955, fino alle lunghe nuotate al largo della costa triestina da Barcola a Miramare e, appunto, alle partite di pallavolo a Basovizza con i colleghi dell’osservatorio e numerosi amici.
Questa foto non è stata scelta per caso: nel 2013 Margherita Hack è scomparsa. Diventata astrofisica un po’ per caso è sempre stata una persona molto schietta, brillante, determinata, competitiva e indipendente, come si descrive lei stessa nei molti libri che ha scritto. Crediamo le faccia piacere essere ricordata con una foto “normale”, scattata nei luoghi in cui, per quasi cinquant’anni, ha vissuto e lavorato con infinita passione.

Articolo pubblicato sul Giornale di Astronomia #3, 2014 e ripubblicato con l’autorizzazione della direzione del Giornale di Astronomia; copyright by SAIt e Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma

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Scritto da

eduinaf_avatar_autori Laura Abrami

Responsabile della Biblioteca e dell’Archivio storico dell’Osservatorio Astronomico di Trieste. Collabora, per la sede di Trieste, al progetto "Specola 2000" per il riordino e la valorizzazione degli archivi storici degli Osservatori.

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