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Ombre sulla Luna

Romanzo acuto e intelligente, Ombre sulla Luna di Arthur Clarke è un classico della fantascienza scritto con competenza e un raro rigore scientifico.

Ombre sulla Luna (titolo originale: Earthlight) di Arthur C. Clarke è un romanzo nel filone più classico della fantascienza. È ambientato in un futuro piuttosto prossimo (intorno all’anno 2200), un’epoca in cui gli uomini hanno ormai visitato quasi tutti i pianeti del Sistema Solare e sono nella prima fase della loro conquista: sulla Luna sono già state fondate città, stabilmente abitate e meta di studiosi e di turisti, collegate con la Terra da voli regolari e tra di loro da una linea ferroviaria ad alta velocità; c’è anche un grande osservatorio astronomico, in cui si svolge la maggior parte della vicenda. Gli altri pianeti sono stati raggiunti da piccoli gruppi di colonizzatori che con grande tenacia cercano di sopravvivere adattandosi alle loro condizioni ambientali estreme (dai deserti infuocati di Mercurio alle distese ghiacciate dei satelliti di Giove); questi pionieri si sono riuniti in una Federazione di Repubbliche Indipendenti, i cui interessi divergono sempre più da quelli del Governo Terrestre. Uno dei fili conduttori del romanzo è appunto il conflitto che si instaura tra la madrepatria (la Terra) e le sue colonie spaziali, un conflitto che ricorda quello tra l’Inghilterra del XVIII secolo e le sue colonie americane e che, come quello, sfocerà in una guerra sanguinosa. Un secondo tema riguarda un’altra catastrofe, questa volta cosmica: l’esplosione di una supernova, la prima verificatasi nella nostra Galassia dopo la “nova di Keplero” del 1604, la cui evoluzione viene studiata dagli astronomi dell’osservatorio lunare.
Si sa che, quasi per definizione, uno degli ingredienti che sta alla base della fantascienza è l’esplorazione del possibile, al di là delle limitazioni legate alle nostre attuali conoscenze scientifiche, possibilità biologiche, convenzioni sociali, situazione politica, ecc.; un gioco di fantasia che cerca di prendere sul serio la domanda cosa succederebbe se …? e di portarla alle sue estreme conseguenze. Se però questo gioco è spinto troppo in là, ottiene l’effetto opposto a quello che si proponeva: uno scenario completamente arbitrario e privo di qualsiasi punto di contatto con la realtà rischia di non insegnarci più nulla su di noi, di non aprirci a nessuna possibilità e di risultare insignificante e noioso. Ombre sulla Luna non cade in questa trappola: il futuro che descrive è plausibile, sia dal punto di vista della psicologia dei personaggi e del contesto sociale, sia (ed è quello che più ci interessa sottolineare in questa sede) dal punto di vista degli sviluppi scientifici e tecnologici.
La scienza che il romanzo descrive è quella che conosciamo: la geografia del Sistema Solare e la topografia e le condizioni ambientali lunari sono realistiche, e le navi spaziali non si muovono con salti nell’iperspazio o per teletrasporto, ma secondo le leggi della gravità di Newton. La tecnologia è più avanzata di quella odierna, ma solidamente ancorata alle leggi della natura: un esempio è come viene descritto l’osservatorio astronomico lunare, dotato di un telescopio a tasselli da 10 m di diametro (mi chiedo se Clarke conoscesse il lavoro di Guido Horn d’Arturo), da cui si possono fare osservazioni che risultano impossibili da Terra a causa dei disturbi introdotti dall’atmosfera(1)Uno dei personaggi del romanzo lavora nel campo della spettroscopia ultravioletta, una banda dello spettro elettromagnetico che è completamente assorbita dall’atmosfera terrestre. Clarke descrive anche un interferometro ottico costituito da due telescopi posti alla distanza di 20 km, una configurazione che ha una risoluzione molto superiore a quella dei singoli strumenti che lo compongono, e che nell’osservatorio lunare è utilizzato per misurare i diametri stellari.. Ma uno degli aspetti più avvincenti del libro è il modo con cui l’autore ci fa notare le condizioni inusitate in cui si troverebbe un uomo nello spazio o sulla Luna, estrapolando dalle leggi note della fisica, ma descrivendo i risultati con una precisione e immediatezza che ha il potere di calarci direttamente nella situazione.
Si potrebbero citare decine di esempi di questo tipo: dal modo in cui appare il paesaggio in un mondo in cui non c’è atmosfera, e quindi non esiste transizione graduale tra piena luce e oscurità completa; alle conseguenze della ridotta gravità lunare sul modo di muoversi delle persone e di guidare i fuoristrada; fino alla necessità di esercizio fisico per compensare il corpo del ridotto lavoro muscolare (particolarmente godibile è la descrizione del centro fitness lunare, e delle inusuali possibilità che offre a nuotatori e tuffatori). Tra tutti, riporto quanto Sadler, il protagonista del romanzo, osserva a proposito dei visitatori appena arrivati dalla Terra e alle prese per la prima volta con i problemi prodotti dalla gravità ridotta:

Molti di loro avevano noleggiato cinture-contrappeso appena entrati in città, convinti che fosse la mossa più saggia. Sadler era stato avvertito in tempo di quell’imbroglio, e così aveva evitato di dare il proprio contributo a quello che in realtà era un modesto racket. Era vero che imbottirsi di piombo diminuiva il pericolo di sollevarsi da terra dopo un passo incauto, per poi magari terminare la traiettoria a testa all’ingiù. Però, sorprendentemente, solo pochi si rendevano conto della differenza tra peso e inerzia, che in pratica toglieva quasi ogni utilità a quelle cinture. Quando si cercava di mettersi in movimento o di fermarsi di scatto si scopriva subito che per quanto cento chili di piombo lì pesassero solo sedici chili, l’inerzia che provocavano era del tutto identica a quella che avrebbero provocato sulla Terra.

Non ho mai incontrato una descrizione più brillante della differenza tra peso e inerzia. E se molte delle osservazioni di Clarke a noi possono sembrare scontate, occorre tener presente che il romanzo è stato scritto nel 1955, cioè diversi anni prima delle missioni Apollo (e anzi prima del lancio dello Sputnik, il primo satellite artificiale, nel 1957), prima del telescopio spaziale Hubble, prima dei telescopi a tasselli come il Keck, il SALT o l’ELT, ecc., e quindi il fatto che molte delle sue anticipazioni oggi ci suonino familiari è solo un elogio all’acutezza della sua capacità di previsione.

Abbiamo parlato di:
Ombre sulla Luna
Arthur Clarke
Traduzione di Beata Della Frattina
Mondadori, Urania, 1969
119 pagine, brossurato – 250 lire
L'ultima edizione del romanzo risale al 1993 all'interno della collana L'ABC della fantascienza in allegato con L'unità

Note   [ + ]

1. Uno dei personaggi del romanzo lavora nel campo della spettroscopia ultravioletta, una banda dello spettro elettromagnetico che è completamente assorbita dall’atmosfera terrestre. Clarke descrive anche un interferometro ottico costituito da due telescopi posti alla distanza di 20 km, una configurazione che ha una risoluzione molto superiore a quella dei singoli strumenti che lo compongono, e che nell’osservatorio lunare è utilizzato per misurare i diametri stellari.

1 Comment

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  • Grazie per la bella recensione. Chi l’ha scritta magari possiede la copia del romanzo pubblicata da Urania nel, uhm, 1969, anno lunare per eccellenza? La prima edizione italiana, sempre per Urania, è del 1957, altro anno fondamentale per lo spazio, quello del lancio di Sputnik 1. Il romanzo è del 1955, ma è una rielaborazione di un racconto che Clarke aveva pubblicato nel 1951. Maggiori info sulla storia editoriale di quest’opera:

    https://www.fantascienza.com/catalogo/opere/NILF1020142/ombre-sulla-luna/

    Viva la scienza e la fantascienza!

Scritto da

mario_carpino_avatar Mario Carpino

Astronomo presso l'Osservatorio Astronomico di Brera

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