
Dopo le spettacolari eclissi del mese scorso, eccoci giunti all’equinozio di autunno, periodo in cui le ore di luce e di buio si equiparano quasi perfettamente. Anche questo mese potremo assistere a uno dei fenomeni astronomici più belli dell’anno: l’occultazione di Venere da parte della Luna. In Italia l’evento si verificherà nelle prime ore del giorno, ma a parità di cielo limpido, potremmo seguirlo già a occhio nudo considerando l’alta luminosità dei due astri in gioco. Con un cielo terso infatti, chi ha una buona vista, una volta individuata la Luna, dovrebbe riuscire a notare accanto ad essa anche il pianeta dell’amore sotto le apparenze di un piccolo puntino bianco, e riuscire così a vederlo sparire dietro il disco in ombra della Luna e riapparire dall’altra parte dopo circa un’ora.

Considerando che la prima parte del fenomeno avverrà però, con i due oggetti ancora molto bassi all’orizzonte, conviene munirsi di un binocolo per essere sicuri di riuscire a seguirlo senza difficoltà. Chi invece potrà osservarlo con un telescopio o con una buona macchina fotografica, potrà vedere il pianeta dell’amore sotto le apparenze di una piccola falce, proprio come quella della nostra Luna. Più che l’occultazione, infatti, sarà questo il momento più bello del fenomeno, perché Venere riemergerà proprio dal lato illuminato della Luna e la sua bianca falce − 170 volte più lontana e 50 volte più piccola − sarà esattamente accanto a quella della Luna.
Le due riusciranno così a dar forma nel modo migliore possibile alle parole dell’anagramma con cui Galileo Galilei scelse di descrivere la scoperta delle fasi di Venere: La madre degli amori imita le figure di Cinzia.
Qui sotto video dell’autore dell’occultazione diurna di Venere del 9 novembre 2023
Stelle e costellazioni
Ispirati da quella suggestiva vista allora, la nostra passeggiata nella volta celeste di questo mese si concentrerà proprio su quelle costellazioni e su quegli astri, che, come sanno fare Venere e la Luna, appaiono tra loro simili e vicini.

In direzione Nord troviamo ovviamente i due Carri, asterismi delle costellazioni delle due Orse, uniti tra loro non solo dalla forma e dalla vicinanza nella volta celeste, ma anche da alcune tradizione mitologiche: la tradizione greca, ad esempio, le identifica con le due nutrici di Zeus trasformate in orse mentre lo proteggevano dal padre che voleva divorarlo; un’altra versione le considera invece rispettivamente Callisto e suo figlio Arcade.
Ci sono poi le due Corone, quella Boreale e quella Australe, in queste sere entrambe sopra il nostro orizzonte. Lontane tra loro, ma “vicine”, oltre che nella forma, anche nel mito: la prima rappresenterebbe infatti il diadema nuziale che Dioniso diede ad Arianna nel giorno del loro matrimonio; la seconda invece, quel diadema posto nel cielo da Dioniso in ricordo della sua mamma Semele.
Ci sono poi due Cavalli: le costellazioni del Pegaso e del Cavallino. Le loro forme e le loro dimensioni sono notevolmente differenti, ma pure in questo caso troviamo una tradizione mitologica che le avvicina: il Pegaso sarebbe il cavallo alato con cui Perseo portò in salvo Andromeda; il Cavallino invece, secondo uno dei miti ad esso associato, sarebbe Celeris, fratello di Pegaso, noto per la sua velocità.
La stella più luminosa di questa piccola costellazione si chiama Kitalpha, dall’arabo “parte del cavallo”, perché, come per il Pegaso, nella volta celeste la sua figura è immaginata solo parzialmente. Inoltre, il Working Group on Star Name (WGSN) dell’International Astronomical Union (IAU), ha recentemente nominato la stella 6 Equulei “Protome” parte anteriore di un cavallo in onore del nome greco originale della costellazione.
A Est vediamo due Vu doppie: il famoso asterismo di Cassiopea, regina d’Etiopia e madre di Andromeda, e quello più piccolo e meno conosciuto della Lucertola, con cui condivide esclusivamente la forma, essendo quest’ultima una costellazione introdotta solamente nel XVII secolo da Johannes Hevelius.

In alto è ancora visibile il Triangolo estivo, in cui Vega ed Altair, con le loro rispettive compagne, erano dagli arabi immaginate come una coppia di Aquile volanti, come l’etimologia dei loro nomi ancora rivela: Aquila che vola in picchiata la prima e Aquila che vola ad ali spiegate la seconda.
Ma non solo le costellazioni, in queste sere ci sono anche coppie di astri particolarmente vicine tra loro, divenute protagoniste di molti racconti nelle varie tradizioni del mondo: a Nord le famosissime Mizar e Alcor, immaginate dagli arabi come un cavallo col cavaliere, o come un piccolo nelle braccia della madre; e ancora come una pentola tra le mani di uno dei sette uccelli cacciatori dell’Orsa dai Nativi Americani, e come Vashistha e Arundhati, rispettivamente un marito con la sua moglie nella tradizione indiana.
A sud troviamo Algiedi, la stella Alfa Capricorni composta da due astri molto simili e vicini tra loro; vicina allo zenith c’è la famosa doppia Epsilon Lyrae, che per la popolazione del Pukapuka, un’isola sperduta nel Sud Pacifico, disegnava le narici di un topo, da cui il nome Pongaponga per la più luminosa della coppia; ed ancora la coppia di stelle Alfa e Beta Sagittae, per i Sumeri le narici di Shakh, il maiale, nome oggi attribuito a Beta Sge.
E sono solo alcuni esempi: basta ricordare infatti le costellazioni del Leone e del Leone Minore, quella dei Pesci e del Pesce Australe e così via.
Luna e pianeti

In questo mese in prima sera troviamo ancora Venere. Di giorno in giorno però sarà sempre più difficile individuarlo, perché seppure mantenga una discreta elongazione dal Sole, tramonta insieme con esso, per cui viene velocemente inghiottito dalle luci del crepuscolo. Diventa quasi più facile provare a cercarlo di giorno quando è in direzione Sud. A metà del mese lo raggiunge Mercurio, che per lo stesso motivo, ed essendo pure più debole, resta difficile da individuare senza un binocolo.
Saturno è oramai vicino all’opposizione, per cui nella seconda parte della notte comincia ad essere alto ad Est; Marte e Giove invece, li ritroviamo solamente all’alba.
Altri fenomeni imperdibili
Chi si divertirà a seguirli prima del sorgere del Sole l’8 settembre potrà osservare al binocolo una sottile falce di Luna in congiunzione stretta con il luminoso ammasso stellare M44 nella costellazione del Cancro, detto anche Alveare. La bassa luminosità del nostro satellite faciliterà la visione delle sue stelle e delle due luminose stelle che lo accompagnano, Gamma e Delta Cancri, che nella tradizione araba venivano identificate con le narici del leone e in quella latina con due asinelli accanto alla mangiatoia, rappresentata appunto dall’ammasso, da cui l’antico nome latino Praesepe.

Questo mese inoltre tornerà nuovamente visibile a occhio nudo Chi Cygni, la seconda stella variabile più famosa del cielo, capace letteralmente di sparire e riapparire nella volta celeste a distanza di circa 400 giorni. Non raggiunge la luminosità della stella Mira nella costellazione della Balena, ma sarà comunque luminosa e facile da individuare nel cielo serale anche grazie alla sua posizione all’interno della costellazione: si trova infatti lungo la linea immaginaria che unisce Deneb ad Albireo, non lontana da Eta Cygni. La sua variabilità fu scoperta dall’astronomo tedesco Gottfried Kirch solamente nell’ottobre del 1686, anche se l’astro, come riporta il nome stesso, fu annoverato già da Johann Bayer nell’Uranometria del 1603.

Chi Cygni sa quindi distinguersi letteralmente da tutte le stelle, come solo pochissime altre sanno fare: resterà visibile per alcune settimane, poi la sua luminosità comincerà a scendere fino a sprofondare e a sfiorare la quattordicesima magnitudine, divenendo circa 10 mila volte più debole. Ma poi, come fa da secoli e millenni, tornerà ad essere visibile puntuale il prossimo anno. E noi non vediamo l’ora di vederla!




Add Comment