Ci sono alcune frasi che entrano nella storia per la loro semplicità. E queste due parole rientrano proprio in questa categoria. Era il 12 aprile del 1961, alle 9:07 del mattino, quando vennero pronunciate dall’interno di una navicella posta sopra un razzo che stava per essere lanciato nello spazio. A bordo di quella navicella c’era Jurij Gagarin, pronto a partire dalla base di Baikonur per diventare il primo uomo nello spazio.

Il volo di Gagarin fu solo uno dei tanti successi dell’astronautica sovietica di quegli anni, iniziati prima con lo Sputnik il 4 ottobre del 1957 e poi anche con Laika, il 3 novembre di quello stesso anno.
Gagarin, però, è stato il primo essere umano ad avere una visione privilegiata del nostro pianeta:
Volgendo, però, lo sguardo verso l’esterno, verso le stelle sopra la sua testa, Gagarin avrebbe avuto di fronte un cielo prettamente invernale: le costellazioni che passavano sopra il luogo del lancio, infatti, erano infatti Perseo, Andromeda, Cefeo e altre a loro vicine, mentre basse sull’orizzonte ecco costellazioni come l’Orsa Maggiore o il Dragone che, in realtà, sono generalmente in alto sopra la nostra testa, intorno al polo nord celeste.
E quelle stesse costellazioni che 65 anni fa hanno visto un uomo andare nello spazio, sono ancora qui a osservare la Terra e…
Quelle costellazioni, però, non possiamo osservarle: la loro visione ci viene inibita dalla luce solare che viene diffusa dall’atmosfera terrestre. Per osservare le stelle dobbiamo, quindi, attendere il tramonto, quando il buio si fa largo e, per i più fortunati che possono godere di un cielo sgombro e con poco inquinamento luminoso, iniziare a riconoscere le costellazioni sopra la nostra testa.
Le costellazioni
Il cielo, a quel punto, ci apparirà ribaltato rispetto a quello che vi raccontavo prima, con Cefeo, Perseo e Cassiopea basse sull’orizzonte, mentre poco sopra queste ecco che il cielo viene quasi completamente riempito da Orsa Minore, Giraffa, Dragone, per quel che riguarda l’orizzonte nord, e poco sopra l’Orsa Maggiore e le altre costellazioni circumpolari.
Spostandoci verso est incontriamo quindi Ercole, Boote e la Vergine, mentre basse sull’orizzonte il Serpente, la Lira e la Bilancia.

Proprio nella Lira si trova lo sciame meteorico del mese, quello delle Liridi. Generato dai resti della cometa C/1861 G1 Thatcher (scoperta il 5 aprile del 1861 da tale A. E. Thatcher), vede il suo picco tra il 21 e il 22 aprile.
In mezzo, invece, ecco la Corona Boreale, mentre poco sopra Boote troviamo la Chioma di Berenice, dedicata non già a un personaggio mitologico, ma a una regina la cui esistenza è stata storicamente attestata, Berenice II d’Egitto, vissuta tra il 267 e il 211 a.C.
Nell’area coperta da questa costellazione, tra l’altro protagonista di una storia del 1979 pubblicata sull’Almanacco Topolino n.272, troviamo la Galassia Occhio Nero, una galassia a spirale facile da osservare con i telescopi amatoriali.
Classificata come M64, venne osservata per la prima volta da Charles Messier nel marzo del 1780, descrivendola come una “nebulosa”. Diversi astronomi, primo fra tutti William Herschel, fecero vari tentativi per risolverla al meglio, convinti che in realtà fosse invece un gruppo più o meno numeroso di stelle, cosa che in effetti è.
Deve il suo nome a una banda scura di polvere che assorbe la luce e che, appunto, la fa sembrare simile a un occhio che ha appena ricevuto un diretto in faccia!

Seguendo il corpo della Vergine, che sembra quasi lanciarsi sulla spiaggia per prendere la palla durante una partita di beach volley, eccoci arrivati all’orizzonte sud, dove possiamo ammirare il Corvo, il Cratere e, soprattutto, la vasta costellazione dell’Idra, mentre sopra la mano della Vergine ecco il Leone e il Leone Minore.
E così completiamo velocemente il nostro giro del cielo notturno giungendo all’orizzonte ovest, dove al centro troviamo i Gemelli, tradizionalmente identificati con Castore e Polluce, anche loro protagonisti di una storia disneyana (o meglio due loro statuette) questa volta pubblicata su Topolino nel 1973.
Ai loro lati troviamo, poi, il Cancro e l’Auriga mentre sopra le loro teste ecco la Lince.
La Luna e i pianeti

Tra i pianeti, gli unici che saranno visibili nel corso del mese sono Venere e Giove.
La Luna piena del 2 aprile, invece, è anche detta Luna rosa (pink Moon). Deve il suo nome probabilmente ad alcuni fiori rosa tipici del Nord America che spesso fioriscono ad aprile, proprio nei giorni intorno alla Luna piena.
Presso i nativi americani era nota anche come Luna che rompe il ghiaccio, poiché cade quando inizia il disgelo primaverile. Presso i celti era nota, invece, come Luna che germoglia o Luna dei semi per indicare il periodo in cui le piante germogliano e gli uomini piantano i semi. Presso gli anglosassoni era invece nota come Luna delle uova, nome che si ritiene potrebbe essere all’origine dell’associazione delle uova (e del coniglietto) con la Pasqua.



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