L'astronomo risponde Comete Sassi dal cielo

La cometa Neowise: Chi è e come osservarla

Per questa speciale puntata de L’astronomo risponde, abbiamo chiesto a Stefano Capretti di raccontarci qualcosa sulla cometa Neowise e su come osservarla.

Era tanto che si attendeva una cometa osservabile anche a occhio nudo nell’emisfero boreale e molte volte negli ultimi anni ci si è lasciati prendere dalla volontà di vederla, annunciando in diverse occasioni l’arrivo di un corpo celeste in grado di dare spettacolo.
Purtroppo non è stato così per la ISON, additata addirittura come “cometa del secolo” quando il secolo era iniziato da poco più di un decennio (scoperta a fine 2012), e non è stato così per svariate altre comete, ultima delle quali la frantumata C/2020 F8 (SWAN), indicata invece come cometa dell’anno a maggio scorso.
Se è vero, però, che le comete sono come i gatti, imprevedibili e con la coda, questi giorni stanno offrendo uno scenario inatteso e alla portata di molti, anche se non di tutti.
La cometa in questione è la C/2020 F3 (NEOWISE), alcune caratteristiche della quale sono già incastonate nel nome: la “C” ci indica una orbita molto larga e una origine molto distante, tanto che il passaggio nei pressi del Sole (perielio) avviene in un periodo compreso tra 4,800 e 6,800 anni; il 2020 indica l’anno della scoperta da parte del progetto NEOWISE, basato sui dati di un cacciatore di asteroidi chiamato Wide-field Infrared Survey Explorer e fondato dalla NASA; F3 è un progressivo che accompagna le comete scoperte in ogni anno. Già origine e periodicità sarebbero un motivo valido per portare molti, tra appassionati e non appassionati, a fissare la sveglia in piena notte per cercare di vedere la cometa, ma il motivo vero è ovviamente quello più pratico, cioè quello di godersi questo “spettacolo”. Ma precisamente: davvero è spettacolo? E per chi?
Di recente assistiamo a una inflazione di “spettacoli celesti” che in realtà vengono pompati oltre il lecito, soprattutto quando si inizia a parlare di Superlune colorate ma anche di comete e per questo sarà bene chiarire un po’ come stanno le cose.

Visibilità a occhio nudo

Cometa Neowise: Stefano Capretti. ISO 600, 2 secondi di esposizione

Ho avuto modo di osservare la cometa a occhio nudo sia da Roma sia da cieli meno fortunati dal punto di vista dell’inquinamento luminoso e in entrambi i casi la visibilità è effettivamente stata confermata. Addirittura, su Roma la cometa si è mostrata ai semplici occhi pur nelle luci dell’alba e pur in direzione di una zona molto illuminata come quella che circonda Castel Sant’Angelo mentre in una zona decisamente più buia come quella di Arpino (FR) il corpo celeste è stato osservato, sempre a occhio nudo, anche in presenza di umidità negli strati bassi che limitava la visibilità. Eliminiamo, tuttavia, la prima fonte di equivoco: se una persona non sa che nel cielo c’è una cometa e se non sa precisamente dove guardare, così come se non è dotata di una vista molto efficiente, probabilmente non riesce a vederla perché non stiamo parlando di un faro nel cielo ma di una flebilissima (anche se lunga) coda che si propaga in verticale dall’orizzonte o poco più, una striscia molto leggera che poco si discosta dal resto del cielo e che parte da una “stellina” molto fioca e dai contorni sfocati. Discorso diverso può essere fatto da zone che, invece, di luminosità artificiale non ne hanno proprio: in questi casi la cometa può davvero apparire, ed infatti è apparsa, decisamente brillante contro il fondo del cielo ed essere vista con estrema facilità. Spettacolo sicuramente, quindi, ma non è detto che sia per tutti e chi non riesce a goderne non deve pensare che sia una cosa per esperti: dipende esclusivamente dal tipo di cielo che ci si presenta, come sempre. Per di più, il periodo di visibilità è stato finora davvero molto limitato poiché la cometa andava a mostrarsi mediamente dalle 04:15 in poi fino a nascondersi tra le luci dell’alba, lasciando una finestra temporale di un’ora scarsa. Non poco per trovarla, per chi può: si cerca Venere, l’astro più brillante visibile nell’ora indicata e basso all’orizzonte di Nord-Est, ci si sposta verso sinistra fino alla stella più brillante che si incontra (Capella, nella costellazione di Auriga), ci si sposta ulteriormente, e leggermente, a sinistra contando due stelle in verticale verso il basso e proprio lì vicino si trova la tenue striscia biancastra verticale della cometa C/2020 F3 (NEOWISE). Questo è stato valido per il primo periodo di osservabilità, quello relegato alla seconda parte della notte fino all’alba.

Binocoli e telescopi

Se i nostri occhi non sono sufficienti, anche un piccolo binocolo e a maggior ragione un telescopio riescono a renderci tutto più semplice. Sempre andando nella zona di cielo indicata, “spazzolando” un po’ l’area con uno strumento ottico non si farà alcuna fatica a riconoscere il corpo celeste poiché le lenti ci consentono di aumentare il numero di fotoni che raggiunge il nostro occhio. Chi ha un almeno binocolo, anche piccolo e anche non “astronomico”, non perde sicuramente sonno a vuoto poiché la visione della cometa è garantita. E ne vale sicuramente la pena.

Fotografare la cometa

Cometa Neowise: Stefano Capretti. ISO 1000, 12 secondi di esposizione

Se un binocolo o un telescopio aumentano il numero di fotoni che in tempo reale colpiscono i nostri occhi, immaginate cosa può fare una fotocamera che, oltre ad aumentarne il numero, riesce anche a mostrarci una immagine che somma la luce raccolta in un periodo di tempo più lungo, e infatti le fotografie riprese durante la finestra di visibilità sono davvero spettacolari e mostrano dettagli non raggiungibili in altro modo.
Se avete già dimestichezza con la fotografia di corpi celesti non faticherete a trovare la combinazione di parametri giusta per ottenere bellissime immagini, altrimenti il consiglio è di provare a modificare tempi e ISO fino a un risultato che considerate soddisfacente. Purtroppo una regola non esiste poiché la riuscita della fotografia dipende fortemente dal luogo nel quale vi trovate, ma con semplici passaggi logici potete raggiungere sicuramente un risultato in grado di dare enorme soddisfazione.
Il tempo di esposizione è il parametro che indica alla fotocamera quanto occorre tenere aperto l’obiettivo per raccogliere la luce mentre gli ISO indicano allo strumento fotografico – in parole povere – quanta luce raccogliere per unità di tempo, la sensibilità del sensore. Un valore di ISO più alto indica una maggiore sensibilità alla luce e quindi una raccolta di luce maggiore. Spesso si è portati a pensare che raccogliere una quantità di luce elevata sia la soluzione a tutto, ma non è così poiché la fotocamera va a raccogliere maggiormente tutta la luce che trova, non solo quella della cometa. Fotografando da Roma, ad esempio, impostare ISO alti vuol dire far entrare nella nostra fotografia tutte le luci della città, senza dimenticare che per la prima fase di visibilità la cometa si è mostrata visibile soprattutto nelle luci dell’alba. Lo stesso vale per i tempi di esposizione, ma qui oltre alla troppa luce si aggiunge anche un secondo problema relativo al fatto che la Terra ruota e il cielo “si muove” sotto i nostri occhi ed esagerare con i tempi vuol dire ritrovarsi con una cometa “strisciata”, molto più larga di quanto non lo sia in realtà poiché ne cattureremmo lo spostamento.
Per quanto riguarda gli ISO, quindi, si può impostare un valore di mille, o qualcosa in più, se ci troviamo sotto un cielo decente mentre è meglio scendere se la zona è molto luminosa. Per quanto riguarda i tempi, invece, dobbiamo capire che tipo di foto vogliamo ottenere visto che possiamo desiderare un paesaggio abbellito dalla cometa oppure un primo piano del corpo celeste. Se vogliamo un paesaggio, allora impostiamo sicuramente un ingrandimento molto basso che ci consenta di catturare la cometa sopra l’orizzonte: la cometa in tal caso apparirà più o meno piccola ma l’effetto scenografico sarà comunque spettacolare, se la zona circostante merita. In tal caso possiamo utilizzare tempi di esposizione maggiori (15-25 secondi, in base all’ingrandimento utilizzato) e impostare gli ISO in modo da avere abbastanza luce da risaltare anche il paesaggio. Se vogliamo fotografare a maggior ingrandimento la sola cometa, invece, occorre scegliere un tempo sicuramente inferiore, 4-8 secondi, e comunque tarato in base al risultato che otteniamo: se il nucleo della cometa non ci appare sferico ma ci appare allungato in una direzione, così come le stelle eventualmente presenti nel campo inquadrato, vuol dire che stiamo esagerando visto che la cometa si sposta troppo velocemente e ne catturiamo il movimento.
Risultato ovviamente diverso se utilizziamo un sistema di inseguimento del cielo, che può essere una montatura telescopica oppure un astroinseguitore, ma se siete dotati di questa strumentazione questa guida è molto probabilmente inutile visto che sapete già tutto. Il vantaggio di poter “inseguire” il movimento di una cometa appare chiaro nei dettagli che si possono ottenere: le comete nei pressi del perielio presentano, se non sovrapposte, due code distinte: una bianca generata dal ghiaccio che sublima per il calore e una generalmente azzurrina dipendente dalla ionizzazione indotta dalla radiazione solare e poter fotografare con tempi più lunghi il corpo celeste aumenta la possibilità di catturare entrambe le tipologie di coda senza alterare la natura sferica del nucleo, visto che il nostro strumento di ripresa “insegue” il movimento della cometa stessa.

Cometa Neowise: Stefano Capretti: ISO 800, 1.5 secondi di esposizione

Cosa ci riserva?

La cometa, nel tempo, sta salendo sempre più e la sua posizione tende sempre più a Nord, il che vuol dire che diviene “circumpolare”, mostrandosi per tutta la notte dapprima nella costellazione della Lince e poi in quella dell’Orsa Maggiore. Chi si è svegliato di notte per fotografarla, tuttavia, non è stato impaziente ma previdente: la C/2020 F3 NEOWISE è reduce dall’incontro con il Sole e il calore ricevuto ne ha intensificato l’attività di sublimazione, non si sa per quanto tempo ancora. Un giorno ci sveglieremo e, semplicemente, non la vedremo più come prima ma molto più debole e non si può sapere quando questo potrà accadere. E’ anche vero, però, che la cometa è in avvicinamento alla Terra ma il saldo dei due movimenti dovrebbe comunque essere negativo per lo spettacolo.
Ci sarà, quindi, la possibilità di osservare la cometa anche in orari molto più comodi e senza grandi sacrifici in termini di sonno, ma non è detto che lo spettacolo possa essere lo stesso. Probabilmente andrà a diminuire, ma una cometa può anche riservare sorprese come frane superficiali in grado di liberare ulteriore ghiaccio e una rinvigorita coda. O addirittura frantumazioni del nucleo.
E’ stato detto: le comete hanno la coda e fanno un po’ come vogliono come i gatti, quindi l’unica cosa da fare è farsi trovare pronti perché fenomeni del genere non capitano spesso.

2 Comments

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  • Salve, io credo di averla avvistata ieri sera dal mio terrazzo intorno le 22 , mi trovo a Roma nord, zona Corso Francia,ma come faccio ad essere sicura che sia lei? Da profana e con il binocolo vedevo una specie di ammasso grosso di punti luminosi dalla forma non proprio circolare ma quasi allungata tipo ellittica…mi è sembrato eccezionale e sono rimasta incollata lì con il torcicollo a lungo…ho anche fotografato dal cellulare ma si vede solo un punto luminoso….

    • io non l’ho ancora osservata. Ma la cometa C/2020 F3 (Neowise) è indicata nella mappa del cielo che puoi trovare in https://stellarium-web.org/ In questi giorni, per una località vicina a Roma, alle 22.30 è indicata bassa sull’orizzonte (11°,) guardando il Nord è a sinistra, “sotto” Ursa Major. Ma se guardi la mappa su stellarium è semplicissimo.

Scritto da

eduinaf_avatar_autori Stefano Capretti

Nato a Roma nel 1975, svolgo la mia professione di informatico con la fortuna di averla potuta applicare alla progettazione e allo sviluppo di diverse unità di volo e di Terra di satelliti e costellazioni satellitari, italiani e non, con particolare riguardo alla efficienza e sicurezza dei sistemi di telemetria e controllo. Appassionato di astronomia, preferibilmente visualista, mi occupo di divulgazione da circa dieci anni, dapprima in solitaria e attualmente come presidente dell’Associazione AstronomiAmo, per la quale curo in particolare il sito web, la libreria di calcolo di effemeridi, le relazioni con il pubblico e le dirette streaming.

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