
Questa è la domanda che si sono posti i ricercatori e le ricercatrici del CTA+ (Cherenkov Telescope Array Plus), un’iniziativa dell’INAF in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e diverse università italiane, finanziata dal MUR nell’ambito dei fondi PNRR/NextGenerationEU, che il 30 giugno 2026 è giunta alla sua conclusione ufficiale. Il progetto aveva un traguardo scientifico ambizioso: sviluppare telescopi Cherenkov per l’astronomia alle altissime energie (al TeV) nell’ambito del grande osservatorio internazionale ancora in fase di realizzazione, CTAO (Cherenkov Telescope Array Observatory), valorizzando il contributo italiano all’interno della collaborazione.
Il gruppo di lavoro dedicato alle attività di Public Engagement si è trovato immediatamente a fare i conti con una sfida complessa. L’astronomia alle energie del TeV è una branca dell’astrofisica relativamente recente e di nicchia. Il grande pubblico è in gran parte ignaro sia delle tecnologie sia degli orizzonti scientifici che la caratterizzano. Persino per gli specialisti, a volte, la peculiare tecnica di osservazione Cherenkov richiede uno sforzo di comprensione non indifferente.
Diventare astronomi delle alte energie
Di fronte a questo ostacolo, il gruppo non si è arreso; al contrario, ha saputo trasformare la complessità in una preziosa risorsa didattica.
La tecnica osservativa è diventata l’occasione ideale per far riflettere gli studenti e le studentesse su cosa significhi concretamente “osservare” il cielo e su come lavorino gli astronomi moderni. Le tecnologie d’avanguardia hanno permesso di mostrare l’inestricabile legame tra sviluppo scientifico e tecnologico, dove il progresso in un campo funge da volano per l’altro.
Infine, l’analisi dei dati ha offerto un ponte perfetto per introdurre temi attualissimi e vicini ai giovani, come il machine learning e l’intelligenza artificiale. L’obiettivo complessivo è stato trasformare questa ricerca di frontiera in un’opportunità di apprendimento, orientamento e partecipazione per il mondo della scuola, ma più in generale anche per un pubblico curioso di non esperti.
RV, escape room e teatro: tante lingue per CTA+
Per intercettare linguaggi e platee differenti, il gruppo di lavoro dedicato alla divulgazione ha sviluppato nel corso degli anni un ventaglio diversificato di prodotti culturali e didattici. Tra questi, un’esperienza di realtà virtuale e uno spettacolo per planetari, entrambi progettati per presentare l’architettura dei telescopi, ancor prima che siano in attività (considerando che i telescopi del CTAO sono in realtà ancora in fase di studio e realizzazione), sfruttando l’immersività delle nuove tecnologie.
Per toccare corde diverse, è stato prodotto uno spettacolo teatrale capace di appassionare gli spettatori ai misteri del cosmo attraverso la narrazione e il coinvolgimento emotivo, mentre per stimolare l’apprendimento attivo attraverso il gioco è stata progettata un’escape room.
A queste iniziative si affianca il Cosmic Ray Cube, un rivelatore di raggi cosmici portatile, compatto e di facile utilizzo, nato per portare la fisica delle particelle fuori dai laboratori tradizionali: uno strumento formidabile impiegato sia direttamente nelle aule scolastiche sia in grandi eventi di piazza di rilevanza internazionale, come la Notte Europea dei Ricercatori.

Allo scopo di promuovere e valorizzare l’intera serie di prodotti, il 27 marzo 2026, presso Città della Scienza a Napoli, si è tenuto l’evento nazionale L’Universo che va di fretta: alla scoperta del cielo alle altissime energie con i Telescopi Cherenkov.
La scelta di Napoli e di uno dei principali poli culturali del Mezzogiorno è stata strategica e perfettamente in linea con le finalità di valorizzazione del Meridione previste dal PNRR. L’incontro, coordinato da INAF in collaborazione con INFN e CTAO, ha rappresentato il momento conclusivo del progetto CTA+, unendo idealmente tutte le esperienze italiane legate ai telescopi Cherenkov, incluso l’ASTRI Mini-Array in costruzione a Tenerife.
L’obiettivo era chiaro: presentare l’astrofisica delle altissime energie e mostrare CTAO come un laboratorio unico al mondo, capace di sfruttare gli acceleratori naturali del cosmo per indagare le leggi fondamentali della fisica.

Per coinvolgere un pubblico di studenti realmente motivato e informato, la giornata è stata preceduta da un concorso nazionale intitolato Guardare il cielo con nuovi occhi – I raggi gamma e i telescopi Cherenkov, rivolto alle classi del triennio delle scuole secondarie di secondo grado. Il concorso ha lasciato la massima libertà espressiva ai partecipanti, che hanno potuto proporre sia elaborati tecnici – come modelli in stampa 3D di telescopi o simulazioni di analisi dati – sia progetti artistici e multimediali, tra cui podcast, video, giochi, reportage fotografici o interviste agli scienziati.
La realizzazione di questi prodotti ha favorito modalità di apprendimento attivo riconducibili all’inquiry-based learning, al learning by doing, al cooperative learning e alla didattica laboratoriale. In questo modo gli studenti hanno potuto rielaborare i concetti scientifici anziché limitarsi alla loro mera memorizzazione. Fondamentale per il successo dell’iniziativa è stata la predisposizione di materiali di studio e il coinvolgimento diretto dei ricercatori e delle ricercatrici di INAF e INFN come tutor scientifici delle scuole (qui sotto uno degli elaborati presentati al concorso).
Il concorso ha ricevuto un’ottima accoglienza: ben 55 scuole da tutta l’Italia hanno risposto al bando, 33 hanno inviato i propri elaborati alla giuria e, infine, 21 classi, ben distribuite sul territorio nazionale, hanno partecipato alla giornata conclusiva a Napoli. Gli oltre 250 studenti arrivati a Città della Scienza con i loro insegnanti hanno mostrato un elevato livello qualitativo di preparazione. Misurarsi con l’astrofisica del TeV ha permesso loro di sviluppare competenze trasversali preziose, come il lavoro di squadra, la familiarità con il metodo scientifico e la capacità di dialogare direttamente con il mondo della ricerca.

L’evento di Napoli ha visto una platea attenta e preparata, grazie al percorso di formazione svolto, guidata dalla conduzione brillante di due volti noti della comunicazione scientifica, Davide Coero Borga (INAF) e Giuliana Galati (INFN), che hanno ulteriormente vivacizzato la giornata, trasformando l’incontro in un ecosistema dinamico in cui lo scambio e la comunicazione tra scienziati e studenti sono stati autentici e appassionati. La qualità degli elaborati valutati dalla giuria e i riscontri raccolti dagli insegnanti hanno infine confermato l’efficacia dell’iniziativa.
Come testimonia la professoressa Maria Concetta Triassi del Liceo Classico e Musicale “Empedocle” di Agrigento: particolarmente significativo è stato l’impatto motivazionale sull’intero gruppo classe, che ha vissuto l’esperienza come riconoscimento del proprio impegno e come forte incentivo all’approfondimento delle discipline scientifiche. L’esperienza ha rappresentato un momento formativo di grande valore, grazie all’ottima organizzazione e alla sinergia tra enti formativi e scientifici, contribuendo in modo significativo al potenziamento delle competenze STEM degli studenti, al rafforzamento del legame tra scuola e ricerca e all’orientamento verso percorsi scientifici e tecnologici avanzati.
L’astroefisica delle altissime energie: un approccio bidirezionale per le STEM

In effetti, l’astrofisica delle altissime energie ha mostrato di essere un terreno particolarmente fertile per la didattica STEM, perché mette naturalmente in relazione fisica, matematica, informatica, elettronica, analisi dei dati e intelligenza artificiale. La necessità di integrare competenze differenti ha offerto agli studenti e alle studentesse un esempio concreto di come oggi proceda la ricerca scientifica.
È proprio in questo scambio tra ricercatori, studenti e insegnanti che risiede il valore più profondo dell’intera operazione: il superamento definitivo di un modello di divulgazione unidirezionale – dove la comunità scientifica si limita a calare nozioni dall’alto verso un pubblico passivo – a favore di una reale comunicazione bidirezionale. Questo approccio partecipativo ha reso gli studenti e le studentesse co-protagonisti della narrazione. Nel momento in cui i partecipanti hanno reinterpretato l’astrofisica del TeV attraverso i loro podcast, i modelli 3D o i progetti artistici, hanno offerto ai ricercatori stessi sguardi inediti, metafore nuove e punti di vista inaspettati sul proprio campo di indagine.
La bidirezionalità trasforma il Public Engagement in un processo a doppio senso di circolazione, dove la società si avvicina alla scienza e, contemporaneamente, gli scienziati imparano a calibrare il proprio impatto sociale e formativo.
L’esperienza di CTA+, il cui format è stato presentato come modello replicabile, dimostra che, quando la comunicazione scientifica si fa orizzontale e partecipata, la complessità tecnologica smette di essere una barriera e diventa un fertile terreno d’incontro. Il risultato non è solo la nascita di una cittadinanza più consapevole e vicina alla cultura scientifica, ma anche una comunità di ricercatori che riscopre il senso profondo del proprio lavoro attraverso gli occhi entusiasti di chi, domani, potrebbe guidarlo.



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