Scoperte Olimpiadi Spaziali

Sport fuori dal mondo

Olimpiadi spaziali headerGli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno bisogno di mantenersi in forma. E allora perché non partecipare a maratone e triathlon nello spazio?

Aggiornato il 20 Luglio 2021

Se sulla Terra conosciamo lo sport sotto molteplici sfumature – dagli allori dei campioni olimpici all’impegno degli appassionati, fino alla pratica occasionale di chi frequenta palestre e impianti solo ogni tanto – per gli astronauti che vivono e lavorano sulla Stazione Spaziale Internazionale non c’è scelta: allenarsi è parte integrante della routine in orbita. E pare che il calcio sia tra gli sport preferiti su questo avamposto spaziale dell’umanità.

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La Stazione Spaziale Internazionale, fotografata dall’astronauta Paolo Nespoli il 23 maggio 2011. Crediti: ESA/NASA, CC BY-SA 3.0 IGO

Vivere, lavorare e allenarsi… in orbita

Ti è mai capitato, alzando lo sguardo al cielo, di vedere un puntino luminoso che si muove molto rapidamente? In tal caso, è probabile che tu abbia visto la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), una struttura che orbita “solo” 400 km sopra le nostre teste, presidiata da equipaggi di astronauti da 20 anni.
Sono oltre 200 gli uomini e le donne, provenienti da tutto il mondo, che si sono avvicendati sulla ISS, trattenendosi per periodi di circa 6 mesi ciascuno e talvolta anche più a lungo (il record spetta al cosmonauta russo Valeri Polyakov, con una permanenza di oltre 14 mesi). Normalmente, una media di 6 astronauti si trova a bordo della stazione: al momento ce ne sono 7, ma si può arrivare fino a 9 e oltre, a cavallo di arrivi e partenze. In questi periodi, la stazione diventa a tutti gli effetti la loro casa. Una casa molto particolare, nella quale si fluttua in assenza di peso, o microgravità (sulla stazione spaziale non si è mai in completa assenza di gravità) e dove si condividono spazi angusti in cui vivere, mangiare e – soprattutto – lavorare.
Negli ambienti affollati della ISS, gli astronauti devono anche fare ginnastica. Riesci a immaginare come ci si possa allenare in un ambiente così diverso dalla Terra, relativamente vicino – almeno in termini spaziali – ma tanto lontano dalla nostra quotidianità?

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Luca Parmitano insieme ad altri otto colleghi sulla Stazione Spaziale Internazionale a settembre 2019. Crediti: NASA

Allenamenti spaziali

Sulla Terra ci possiamo permettere a volte di essere un po’ pigri, praticando meno esercizio quotidiano di quanto dovremmo. Sulla ISS non è così. Per gli astronauti in orbita, lo sport è una vera necessità per rimanere in forma e svolgere al meglio i propri compiti: tutti gli abitanti della stazione devono seguire un allenamento di circa 2 ore al giorno.
L’evoluzione ha plasmato il corpo umano per adattarsi alle condizioni del pianeta Terra, ma nello spazio, in assenza di peso, possono insorgere svariati problemi. Muscoli e articolazioni, ad esempio, sono sottoposti a forte stress a causa della ridotta gravità. Si rischia di atrofizzare i muscoli e incorrere in problemi di osteoporosi dovuti alla carenza di vitamina D, vista l’impossibilità di stare all’aria aperta. Il cuore rischia di indebolirsi in quanto per pompare il sangue nel corpo non deve più contrastare la forza di gravità, come accade invece sulla Terra. E la lista potrebbe continuare.
Per affrontare adeguatamente queste problematiche, gli astronauti hanno a disposizione una vera e propria palestra spaziale dotata di attrezzature molto speciali. Tra queste c’è aRED (advanced Resistive Exercise Device), attrezzo sviluppato dalla NASA per gli allenamenti più intensi. È formato da un braccio meccanico che si può muovere su più assi, e da una pedana su cui è fissato un sedile.

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Samantha Cristoforetti si allena con l’attrezzo aRED durante la sua prima missione spaziale nel 2014. Crediti: ESA/NASA

Ci sono anche due diversi tipi di tapis roulant – il Treadmill with Vibration Isolation System (TVIS) e il Combined Operational Load Bearing External Resistance Treadmill (COLBERT) – per simulare la camminata e la corsa in condizioni di gravità normale, e il Cycle Ergometer with Vibration Isolation System (CEVIS), una bicicletta ergometrica per l’esercizio soprattutto delle gambe. Ovviamente gli astronauti devono essere fissati saldamente alle macchine attraverso dei lacci… per non volare via!

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Sunita Williams sulla cyclette CEVIS nel 2012. Crediti: NASA – via commons

Visto che bisogna allenarsi, perché non partecipare a una vera e propria gara? Nel 2012, Sunita Williams ha usato tutti e tre gli attrezzi della palestra per completare il primo triathlon spaziale (vedi il video): prima simulando il nuoto con aRED per 0,8 km, poi pedalando per 29 km e infine correndo per 6,4 km. Del resto, Williams aveva già completato la prima maratona nello spazio durante il suo primo soggiorno sulla ISS, nel 2007, correndo “insieme” ai partecipanti della maratona di Boston. La seguirà poi l’astronauta britannico Tim Peake, completando la maratona di Londra dalla ISS nel 2016 (vedi il video).

La dura legge del gol… spaziale

Lo sport non è solo allenamento per mantenere il proprio corpo efficiente. È anche sfida, divertimento, gioco di squadra, possibilità di confrontarsi con se stessi e gli altri. Anche sulla ISS.
Certo, l’assenza di peso non rende le cose semplici. Gli astronauti devono reimparare ogni singolo gesto e anche i loro cervelli si devono allenare a interpretare le informazioni. Per esempio, una palla da bowling nello spazio non sembra quell’oggetto pesante a cui siamo abituati sulla Terra: se la lanciamo per la prima volta, senza essere abituati alla microgravità, andrà molto più in alto del previsto. Basta, però, imparare a dosare la forza nel modo giusto, e ci si può di nuovo divertire anche solo lanciando un pallone. E non mancano le sfide e le partite spaziali. Tra gli sport preferiti degli astronauti, a giudicare dai loro video, sembra esserci il calcio, proprio come sulla Terra. Può succedere che nel tempo libero gli astronauti improvvisino una partita, che prevede spesso una sfida intercontinentale, oltre ad acrobazie che farebbero invidia ai più grandi fantasisti della storia del calcio “terrestre”.
Il badminton non è da meno: il primo match spaziale, una amichevole tra astronauti di NASA e JAXA contrapposti ai cosmonauti russi, si è tenuto nel 2018, dimostrando come questo sport può diventare ancora più complesso in condizioni di microgravità di quanto non lo sia sulla Terra. E non manca il baseball, uno degli sport preferiti negli Stati Uniti, anche se l’assenza di peso rischia di rendere superflua la presenza di un’intera squadra. Nel 2012 l’astronauta JAXA Satoshi Furukawa a bordo della ISS è riuscito a giocare a baseball… da solo!

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Scritto da

Livia Giacomini Livia Giacomini

Direttore di EduINAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica.

Claudia Mignone Claudia Mignone

Astrofisica e comunicatrice scientifica, tecnologa all'Istituto Nazionale di Astrofisica.

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