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Prisma e la citizien science per la ricerca di meteoriti!

Parliamo di Prisma, un progetto scientifico per la ricerca di meteoriti aperto anche al grande pubblico e alle scolaresche
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Due frammenti della meteorite di Cavezzo. Crediti: PRISMA/INAF
Il progetto Prisma (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera), promosso e coordinato dall’INAF con il supporto della Fondazione CRT, è un progetto di ricerca con importanti risvolti dal punto di vista della citizen science. Come il ritrovamento della cosiddetta “meteorite di capodanno“, rinvenuta  il 4 gennaio del 2020 nei pressi di Cavezzo, in provincia di Modena. Una meteorite peculiare le cui caratteristiche sono in corso di analisi e sfoceranno presto in una serie di pubblicazioni scientifiche. O come il possibile meteorite caduto in Molise, nei pressi di Isernia, il 15 marzo di quest’anno e le cui ricerche sono tuttora in corso.
E se da un paio di decenni, i grandi progetti di ricerca scientifica della cosiddetta Big Science sono affiancati da progetti di citizen science, cioè programmi di supporto alla finalità principale dell’azione scientifica a cui partecipano normali cittadini, l’esempio di Prisma è unico nel suo genere, perché prevede varie forme e livelli di coinvolgimento. Partecipare a Prisma può comportare solo l’installazione e l’uso di alcune risorse tecniche da parte dei partecipanti (come succede per esempio nel noto progetto Seti@home). Oppure può prevedere un coinvolgimento più attivo dei citizen scientist, che possono partecipare in prima persona alla ricerca dei meteoriti.
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Mappa delle camere del progetto Prisma attualmente attive – Crediti: Progetto Prisma
Prisma si articola attraverso una rete di videocamere all-sky installate in diverse località del territorio italiano, che hanno come obiettivo scientifico quello di osservare le meteore brillanti – i cosiddetti “bolidi” – con il fine di determinare le orbite degli oggetti che le provocano, quindi delimitare con un buon grado di approssimazione l’area potenzialmente interessata dall’eventuale caduta dei meteoriti che possono aver provocato questi eventi. Nel progetto, si vuole creare una rete di stazioni osservative con maglie che non superino i 100 km di ampiezza, che si estenda su tutta l’Italia e che coinvolga soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca scientifica, nella divulgazione della scienza, nell’insegnamento. La rete, seppure nata da pochi anni e ancora in fase di ulteriore sviluppo, consta già di oltre sessanta camere e si interconnette con un analogo programma internazionale già in funzione in Francia (rete FRIPON), Spagna e centro Europa.
Le uniche avvertenze sono quelle di scegliere un punto con un orizzonte sufficientemente sgombro e nei pressi di un edificio dotato di accesso continuo e stabile alla rete Internet. Una volta installata la camera di sorveglianza registra continuamente le immagini del cielo, h24, e viene collegata a un PC (fornito in dotazione con il kit di installazione) sul quale è caricato un software che compie un’analisi preliminare delle immagini, selezionando quelle in cui compaiono delle tracce anomale e inviandole a un centro di raccolta e di elaborazione dati. La rilevazione contemporanea da parte di più camere della rete consiste in una detection perché permette di effettuare delle triangolazioni basate sul principio che uno stesso fenomeno è stato osservato da punti diversi dislocati sul territorio. Tale traccia viene successivamente analizzata da una procedura standardizzata che prevede una calibrazione e un’analisi di tipo astrometrico e fotometrico al termine delle quali si può capire se il bolide presenta caratteristiche interessanti. Ad esempio se si è estinto a una quota intorno ai 20 km e se viaggiava a una velocità e con un’inclinazione compatibili con il fatto che il corpo celeste non si sia consumato del tutto in atmosfera. A quel punto possono essere stimate sia la direzione di provenienza sia, soprattutto, la regione di possibile caduta, in genere ampia non più di alcuni chilometri quadrati.
A questo punto entrano in gioco attivamente i citizen scientist che devono formare una squadra per cercare eventuali meteoriti sopravvissute all’attraversamento dell’atmosfera. “Formare” va inteso non soltanto nel senso di creare un gruppo ma anche nel fornire alcune informazioni di base che un partecipante alle ricerche deve conoscere, per esempio non toccare l’eventuale meteorite con le mani, non perché sia pericoloso il contatto ma per evitare di contaminare una meteorite “fresca” e quindi preziosissima perché non ancora troppo alterata dal contatto con l’ambiente terrestre. Oppure fare gioco di squadra, il che prevede dividere la zona di caduta in diversi settori, esplorarli di conserva in gruppi di persone che procedono a distanza di qualche metro uno dall’altro e dotare i propri telefoni cellulari di una app che preveda il tracciamento del tragitto percorso in modo da capire quali zone dell’area di potenziale caduta sono state meno battute.
Nel caso in cui la camera Prisma venga installata in un istituto scolastico, è anche possibile coinvolgere gli studenti per impratichirsi sull’analisi dei dati raccolti dalle camere, sul riconoscimento delle meteoriti, sulla manutenzione hardware e software del sistema. Insegnando loro la filosofia e la tecnica del lavoro del ricercatore sperimentale, nell’ambito per esempio di un progetto di alternanza scuola/lavoro (o PCTO).

Insomma: insegnanti, studenti, operatori di volontariato culturale, cittadini interessati alla scienza, sappiate che alla rete Prisma possono aderire anche singole persone fisiche e non soltanto istituzioni. Il costo del kit completo è grossomodo intorno ai 2500 euro e per saperne di più potete consultare il sito Prisma o contattare il coordinatore del progetto, dott. Daniele Gardiol, al seguente indirizzo di posta elettronica: daniele.gardiol@inaf.it.

Con Prisma, la prossima meteorite vi aspetta!

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Scritto da

eduinaf_avatar_autori Walter Riva

Associato INAF, fa parte del project office del progetto Prisma.

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