Scoperte Luna50

Luna: un racconto collettivo

Un excursus tra musica e cinema su quel che accadeva nell'anno dello storico allunaggio di Neal Armstrong e Buzz Aldrin. Era il 20 luglio del 1969 e il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

Aggiornato il 19 Maggio 2020

Neil Armstrong mentre si appresta a scendere per la prima volta sulla Luna – via commons
Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!“, è l’esclamazione che risuona dai televisori degli italiani in quella caldissima notte d’estate ormai lontana. È il 20 luglio 1969, alle 22.17 (ora italiana) quando Tito Stagno annuncia l’avvenuto atterraggio del modulo lunare Eagle, con a bordo gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin, ponendo fine all’attesa dei telespettatori italiani. Poco importa del bisticcio tra Stagno e Ruggero Orlando, il giornalista che dal centro di comando di Huston ne contesta il momento preciso: l’uomo è sulla Luna, il mondo non è più quello di prima.
Certo, il percorso per arrivare a poggiare i piedi sul suolo lunare non è stato breve. Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy sapeva bene che l’Unione Sovietica era in vantaggio nella corsa allo spazio, ma era altrettanto convinto che gli Stati Uniti avrebbero colmato il divario. Nel 1962, durante un discorso alla Rice University Kennedy dichiarò:

Scegliamo di andare sulla Luna entro la fine del decennio, e di compiere tutte le altre imprese, non perché siano facili, ma perché sono difficili.

Fu con queste parole che si diede il via ufficiale alla corsa alla Luna. Solo otto anni dopo, Armstrong dirà, in diretta mondiale, una delle più note frasi dell’era spaziale:

Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità.

Il 1969 è anche un anno ricco di cambiamenti. È affascinante rievocare gli avvenimenti che segnarono quel momento storico, sia per chi non l’ha vissuto perché troppo giovane sia per chi lo ricorda con nostalgia. Il 1969 si colloca nel bel mezzo della rivoluzione musicale che travolge l’occidente con un’onda rockeggiante, che scuote le fondamenta della terra nella sua più grande manifestazione, Woodstock. Dall’altra parte dell’oceano, a Londra, i Beatles sorprendevano il pubblico suonando sulla Apple Tower quello che sarà ricordato come il loro ultimo concerto insieme. L’Italia, cieca a questo tumulto musicale, sforna singoli quali Pensando a te di Al Bano, che vince l’edizione di quell’anno di Un disco per l’estate, o Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuti.
Siamo negli anni d’oro del cinema italiano, che ha come protagonisti Federico Fellini e il suo Satyricon, Pier Paolo Pasolini con Porcile e Medea e Luchino Visconti con La caduta degli dei, per citarne alcuni. Da oltre la manica, il Regno Unito si porta a casa la Palma d’Oro di Cannes con If…, film drammatico e violento che dipinge le ribellioni studentesche, mentre vince il premio per la migliore opera prima Easy Rider, road movie americano per eccellenza che ricalca la fuga dai conformismi moderni in un viaggio attraverso gli USA in sella a una chopper.
È anche l’anno dell’attentato di Piazza Fontana a Milano, il “momento più incandescente della strategia della tensione“, come lo definirà Rita di Giovacchino ne Il libro nero della Prima Repubblica; avvenimento da alcuni ritenuto l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come Anni di Piombo.
È in questo clima che Tito Stagno, a partire dalla sera del 20 luglio racconta per 28 ore agli italiani, dagli studi Rai di Roma in via Teulada, lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Dall’altro capo dell’oceano, a Huston nel centro di controllo della Nasa, si trova il collega Ruggero Orlando, primo corrispondente Rai a New York e tra i giornalisti più popolari dell’epoca. Sono passati cinquant’anni. L’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera ha deciso di festeggiare questa ricorrenza con Quando siamo andati sulla Luna. Un racconto collettivo, una serie di videointerviste che dà voce a chi quel giorno c’era. Un progetto a cura di Laura Barbalini, Ilaria Arosio e Giulia Tincani. Un racconto che vuole raccogliere i ricordi e le sensazioni di chi ha aderito all’iniziativa. Il risultato è uno spaccato sociale e culturale di quello che è stato l’anno in cui abbiamo posato per la prima volta i piedi sulla Luna.

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