Scoperte Sapere Spazio alla scuola

Il calendario creativo dell’avvento

Il Programme for International Student Assessment (PISA) è un’indagine a campionamento che, ogni tre anni, misura le competenze in lettura, matematica e scienza nei quindicenni scolarizzati di tutto il mondo. I risultati del 2018 mostrano che, rispetto ai Paesi OCSE, non siamo un Paese di studenti mediamente brillanti. Anzi.
Consideriamo la competenza di lettura. A livello mondiale, il risultato peggiore è 330, il migliore 560. L’Italia si attesta a 476, poco sotto la media dell’OCSE di 487. In Italia, come in tanti altri Paesi, rimangono enormi (e ben note) differenze fra specifiche categorie di studenti. Nel Nord Italia le competenze di lettura valgono circa 500, mentre al Sud 453. Le Isole si fermano ad appena 439. Lo stesso indice nelle scuole professionali è solo 395, mentre nei licei (521) si avvicina ai migliori del mondo.
Grazie all’ottimo sito dell’OCSE, i risultati numerici dell’indagine sono accessibili online ed è possibile produrre report “personalizzati”, selezionando i parametri che ci interessano. Per esempio, si scopre che la media italiana nella competenza di lettura scende a 363 fra coloro che in casa non possiedono dizionari, mentre sale a oltre 515 nelle famiglie con almeno 500 libri. La media è di 447 se in casa non si possiede una doccia o un bagno e di 495 se ne possediamo 3. Relazioni molto simili valgono anche per matematica e scienze. Analisi superficiale, la mia, ma che indica la ben conosciuta relazione fra risultati misurati dal PISA e il contesto socioeconomico degli studenti. Il report prodotto dai ricercatori (disponibile sullo stesso sito) ci fa notare che

molti studenti, soprattutto quelli svantaggiati, hanno ambizioni inferiori a quanto ci si aspetterebbe dato il loro rendimento scolastico.

Il 40% degli studenti svantaggiati che raggiungono alti livelli di rendimento non si aspetta di andare all’università. Tra gli studenti avvantaggiati, la percentuale scende al 12,5%.
Gli obiettivi dei prossimi anni sono chiari, dunque:

  1. innalzare il livello medio riducendo il divario;
  2. spingere i più bravi a esserlo ancora di più;
  3. creare le condizioni politiche ed economiche che garantiscano un innalzamento del livello di vita a chi sia meritevole.

In che modo? Bisognerà dimostrare che lo Stato crede e investe nella scuola. E questo significa che occorre un cambiamento climatico sociale: la scuola al centro. Per farlo, oltre che intervenire sulla scuola stessa, sulla formazione dei docenti, sui livelli stipendiali, si dovranno valorizzare le immense risorse che possediamo.
Un esempio minimo, ma significativo. Negli stessi giorni in cui si dibatteva del PISA, un piccolo gruppo di ricercatori ed educatori ha avviato un progetto semplicissimo, ma affascinante: il calendario del Creative-vento, un calendario creativo dell’avvento. Nelle loro parole:

Fino al 25 dicembre condivideremo un’idea al giorno. Le idee potrebbero andare da semplici esperimenti da fare in casa […] a libri, giochi o kit elettronici […]. Il comune denominatore? Sperimentazioni giocose con figl*/alunn*/student*.

Credo che questa sia la strada: scuola più il meglio della nostra società. In modo onesto, ma deciso e ben finanziato.

Articolo pubblicato su Sapere del gennaio 2020.

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Scritto da

Stefano Sandrelli Stefano Sandrelli

Tecnologo dell'Inaf presso l’Osservatorio Astronomico di Brera. E' stato responsabile nazionale della Didattica e Divulgazione per l’Ufficio Comunicazione dell’INAF dal 2016 al 2020. Docente del corso “nuovi modi per comunicare l’astronomia” per il master MACSIS, Università Bicocca. Collaboratore della rivista Sapere, per la quale tiene la rubrica Spazio alla scuola. Dal maggio 2000 al dicembre 2015 ha curato per l’ Agenzia Spaziale Europea (ESA) oltre 500 puntate di una rubrica televisiva in onda da Rainews24 e RAI 3. Autore per Zanichelli, Einaudi e Feltrinelli.

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