La carriera di Jack Kirby si è sviluppata in un balletto tra DC Comics e Marvel. Nonostante la maggior parte degli appassionati lo associano alla creazione dei personaggi della Marvel, Kirby ha creato anche un buon numero di supereroi DC Comics. Se vediamo più nel dettaglio le sue creazioni, però, possiamo notare come spesso questi eroi siano variazioni su idee comuni.
Prendiamo per esempio gli Esploratori dell’ignoto e i Fantastici Quattro: entrambi gruppi con quattro membri, entrambi con le stimmate degli esploratori.
La fascinazione dell’esplorazione dello spazio, che era già stata sviluppata in Sky Masters, daily strip ideata sempre da Kirby insieme con Wally Wood, la ritroviamo anche in due personaggi che viaggiano tra le stelle in maniera particolare: non a bordo navicelle spaziali, ma utilizzato oggetti che hanno un uso completamente differente. Mi riferisco a Silver Surfer, che esordì su Fantastic Four n.48 (datato marzo 1966), che utilizzava una tavola da surf per muoversi tra le stelle, e Black Racer, che esordì su New Gods n.3 (datato luglio 1971), un vero e proprio sciatore spaziale, che faceva slalom nel vuoto cosmico in mezzo agli steroidi, come mostrato nella storia d’esordio.
Origini segrete

Secondo quanto raccontato da Mark Evanier(1)via Alan Stewart, che era all’epoca assistente di Kirby, l’idea originale era quella di realizzare una serie a se stante per Black Racer, lanciando una specie di caccia al talento per scovare autori afroamericani cui affidare il personaggio sotto la supervisione dello stesso Kirby. Fu Carmine Infantino, all’epoca editor in-chief della DC Comics, a convincere Kirby a integrare il personaggio all’interno delle testate legate al suo Quarto mondo.
Sin dal suo esordio, questo sciatore cosmico, di cui persino i Nuovi Dei hanno timore, viaggia utilizzando degli sci volanti alimentati da una non meglio specificata energia cosmica. I suoi bastoni sono in grado di attraversare la materia solida e trasmettere il “tocco di Black Racer”, in grado di uccidere. È anche in grado di sfasare gli oggetti, mentre il suo costume gli conferisce super forza e resistenza.
Una volta giunto sulla Terra, l’entità mistica di Black Racer si unisce con William Walker, veterano della guerra del Vietnam rimasto paralizzato. L’idea di questa unione viene così ricordata sempre da Evanier:
E così si arriva all’esordio su New Gods n.3.
I segreti dello slalom

Sebbene le condizioni ambientali siano differenti, questo accostamento ci permette di provare ad approfondire e apprezzare la tecnica dietro discipline come slalom speciale e slalom gigante, tra le più seguite all’interno degli sport invernali in virtù della combinazione tra tecnica e capacità di controllare la velocità della discesa.
Gli slalomisti, infatti, scendono lungo una più o meno breve pista seguendo un percorso dettato da una serie di bandiere colorate intorno alle quali devono curvare. Il vincitore è colui che, nel corso di una o due manche a seconda della specifica disciplina, impiega meno tempo a completare il percorso.
Dal punto di vista della fisica, esaminare uno slalom risulta particolarmente interessante.

Iniziamo a descrivere lo slalomista che sta scendendo lungo il fianco della montagna, ovvero lungo un piano inclinato, partendo dal moto degli sci. Osserviamo prima di tutto che la linea degli sci non è perpendicolare alla linea equipotenziale, ovvero alla linea che collega due punti con la stessa energia potenziale, ma presenta una data inclinazione.
Inoltre, all’avvicinarsi alla bandierina, lo sciatore approccia l’operazione del curvare con un arco il cui raggio il nostro cerca di mantenere il più vicino possibile alla bandierina stessa.

Non dobbiamo dimenticare, però, che anche la posizione dello sciatore è studiata per massimizzare la prestazione, ma soprattutto per restare in equilibrio con le forze che agiscono sullo sciatore stesso nel corso del moto. Lo sciatore, infatti, è leggermente inclinato verso il centro della curva, ovvero seguendo il verso dell’accellerazione centripeta.
All’inerzia dovuta a questa inclinazione e all’accelerazione centripeta bisogna poi aggiungere la forza di reazione prodotta dalla neve sugli sci, che risulta leggermente differente tra i due sci proprio in virtù dell’inclinazione del corpo.
Mettendo insieme tutte queste considerazioni, troviamo un sistema di equazioni che descrive il moto dello sciatore (per maggiori dettagli tecnici vi rimando all’articolo La fisica dello sci). In particolare, però, vorrei soffermarmi su questa equazione, che fa ben comprendere il funambolismo degli sciatori:
All’interno dell’equazione l’angolo di inclinazione dello sciatore si trova all’interno di una particolare funzione trigonometrica, il coseno. Questa raggiunge il suo valore massimo, pari a 1, quando l’angolo è nullo (o quando ha un valore di 360°), ma il valore è prossimo a 1 anche per angoli che si discostano di poco da 0 (misurato in radianti). Questo, dal punto di vista della fisica, implica che man mano che l’angolo di inclinazione dello sciatore diminuisce, la forza di reazione della neve aumenta, e come conseguenza l’angolo di inclinazione diminuisce ulteriormente, creando una specie di “reazione a catena” che se non tenuta sotto controllo porta all’inevitabile caduta.
È, dunque, questo il sottile equilibrio che può fare la differenza tra una prestazione da podio, un piazzamento o un esito disastroso.
Nel più puro spirito olimpico, concludo con un’anticipazione: sui nostri canali social, in particolare Instagram e YouTube, usciranno alcuni contenuti speciali dedicati alle olimpiadi invernali che si svolgeranno in Italia a febbraio 2025. Non perdeteli, perché metteranno insieme l’astronomia con sport come pattinaggio, hockey e altri ancora.
Stay tuned!
Note
| ↑1, ↑2 | via Alan Stewart |
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