Il cinema, gli sceneggiati, le serie, sono le forme moderne del racconto (in crisi, si diceva tempo fa, ma ancora vivo). Per questo, avvincono. Vieni, che ti spiego? Ecco, abbiamo una mente fatta così: si aggancia alle parole e le segue. Il linguaggio è il codice che viaggia da una persona all’altra, trasporta esperienze ed emozioni (seppure solo in parte, secondo recenti studi). Aspira ad una vera connessione, senz’altro più significativa di ogni possibile controparte informatica.
Oggi, per i lettori di questa rubrica (il numero dei quali, è svelato alla fine) c’è una novità. D’accordo con la redazione, scelgo di ampliare l’area di pertinenza di questa rubrica: apro un nuovo campo nel quale scorrazzare, un campo interessantissimo e veramente “contemporaneo”, come appunto quello dei film, delle serie e in genere, del materiale visivo.
Le cose – anche quelle del cielo – si fanno conoscere se le si abbraccia con uno sguardo, quanto più possibile, totale. La Luna, ad esempio, non è solo quella degli scienziati, ma anche quella dei poeti, dei musicisti, dei registi. Non conosco la Luna se non la percorro secondo tutti questi angoli di vista. Da Icaromenippo in poi (ma in realtà, da sempre), la Luna è scoperta, invenzione, narrazione. Tutto insieme, indistricabilmente.

L’astronomia, del resto, è innestata profondamente nella storia stessa del cinema. Riflettendo appena un attimo, non sarà una sorpresa, che questo avvenga innanzitutto tramite il nostro unico, meraviglioso satellite naturale.
La Luna è dove la diversità ti tocca, realmente. Una grande galassia, un misterioso buco nero, sono talmente differenti da noi – da ciò di cui facciamo ordinariamente esperienza – che in fondo non hanno presa, non coinvolgono più di tanto. La Luna è lo straniamento suggestivo, direi ipnotico, di un ambiente quasi normale divenuto altro, fattosi elusivo, moderatamente ostile, percorribile con cautela. L’altro da me, che mi spaventa e mi attrae allo stesso tempo: perché ha ancora molte cose simili a quelle che conosco, ma le espone in modo diverso (lunare, appunto). Mi interroga, mi coinvolge, mi mette in discussione. Alla sua luce, rintraccio dei tratti di esperienza, però stirati e straniati in modo che io razionalmente non comprendo.
La Luna è l’ipotesi imprevista in un contesto conosciuto, è il rilancio del mistero laddove non pensavi, è l’enigmaticità ultima dell’esistenza che riaffiora, proprio quando ritenevi di aver (finalmente!) messo tutto in sicurezza. Riaffiora nei pensieri, nei libri di prosa e di poesia. Ed appunto, sugli schermi. Film, telefilm, serie televisive. Se ne potrebbe scrivere per migliaia di pagine, realizzare diecimila puntate di questa rubrica, intasare i server di EduINAF solo con questo argomento (NdA, cercherò di evitarlo).
Voglio partire dall’inizio. Il film Viaggio nella Luna di Georges Melies è addirittura del 1902, dunque assai prossimo alla nascita stessa del cinema. Lo trovate facilmente su YouTube, e potete godervelo in forma integrale (dura circa un quarto d’ora). Alla sensibilità moderna, appare quasi commovente nella sua semplicità, eppure rimane veramente degno di nota per essere – a quanto pare – la prima vera storia in immagini di un rocambolesco viaggio sulla Luna (e avventuroso ritorno). Si tratta di un film in bianco e nero (anche se dovettero esistere versioni colorate a mano), muto, composto come film “a quadri”, una serie di diciassette scene ad inquadratura fissa, che insieme compongono (appunto) una storia.
Storia, che è presto detta. Sono gli astronomi stessi, che decidono di programmare un viaggio per la Luna e si imbarcano a bordo di una navicella da loro stessi progettata, sparata da un enorme cannone (il Saturn V che nel 1969 lanciò Apollo 11, era di là da venire). La Luna che questi scienziati incontrano è abitata dai Seleniti, popolazione che, purtroppo, si mostra particolarmente poco amichevole verso i nuovi arrivati. Non vi racconto di più, perché anche un film come questo merita di essere visto con un animo aperto, senza conoscere in anticipo, ma lasciandoci conquistare da quanto accade sul momento. Questo va detto però: ci sono immagini del film che sono entrate nella coscienza collettiva, come quella della navicella che colpisce un “occhio” della Luna (che, con uno dei primi trucchi cinematografici in assoluto, viene ad un certo punto mostrata come un enorme volto).
Affascina il fatto che sia tutto sperimentale, tutto nuovo. Gli effetti cinematografici elaborati per il film oggi fanno davvero sorridere, ma se pensiamo al tempo in cui furono ideati, sono straordinari. Ma non è solo questo, certo. C’è anche questa faccenda delle parole, del racconto, di cui si diceva all’inizio del capitolo. A conferma della contiguità tra letteratura e cinema, il film si inserisce a pieno diritto nel filone aperto nell’Ottocento da celebri romanzi dei padri del genere fantascientifico, come Dalla Terra alla Luna di Jules Verne e I primi uomini sulla Luna di H. G. Wells. Semplicemente, la narrazione viene ora traslocata in una una nuova forma espressiva. Cambia soltanto abito, ma è sempre lei.
Le cronache narrano che il successo dell’opera fu addirittura planetario. Curiosamente, fu anche uno dei primi film in assoluto ad essere oggetto di “pirateria”, visto che in America ne furono diffuse diverse copie riprodotte – senza autorizzazione – da un certo Thomas Alva Edison: proprio lui, il famoso inventore ed imprenditore statunitense. Tale era l’entusiasmo, evidentemente, da rendere meno sopportabile l’onere del pagamento dei diritti.
Aneddoti a parte, Viaggio nella Luna apre una strada, che pone il mondo del fantastico lunare direttamente fruibile dai nostri sensi, rende finalmente visibile uno spazio immaginario, fino ad allora legato soltanto al flusso di parole scritte, o raccontate. Anche se, come ho ribadito, a quel flusso di parole rimane intimamente legato.
Per questo non si poteva che partire da Melies, per inaugurare questo nuovo angolo di osservazione. Che potrà crescere e svilupparsi, anche con suggerimenti, commenti e critiche dei miei ventiquattro lettori, se appena lo vorranno (se un grande letterato come Alessandro Manzoni, di lettori ne dichiarava venticinque, io non posso che mettermi in coda).
L’intenzione è ormai scoperta, rintracciare l’astronomia tra le mille pieghe, i diecimila sentieri dell’umana avventura, nulla escludendo a priori. Per quel poco che ne sono capace, rimango comunque certo – perdonate l’ardire – che ne valga la pena.
Buona visione!



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