Il mondo entrava nei Novanta, e la sonda Voyager 1 si trovava ormai alla bellezza di quattro miliardi di chilometri dal nostro Sole. Era partita il 5 settembre del 1977 e piano piano aveva guadagnato questa rispettabile distanza, oltrepassando anche i pianeti esterni, quelli che erano stati il suo principale oggetto di investigazione. Missione estesa, oltre ogni previsione iniziale.
Il giorno 14 febbraio dell’anno 1990, successe qualcosa di particolare. La sonda voltò la camera all’indietro, realizzando il primo ritratto di famiglia di un Sistema Solare, che per la prima volta si poteva abbracciare nella sua meravigliosa completezza. Appena prima che la camera venisse spenta – per garantire il funzionamento ininterrotto della sonda, diveniva ormai necessario disattivare alcuni strumenti – fece questa foto particolarmente significativa. In questo ritratto la nostra Terra entra tutta dentro un singolo pixel. Un selfie da più lontano di così, non ce lo siamo mai fatti.

Siamo questo, visti da così lontano. Piccoli piccoli. E passerà certamente molto tempo prima che una analoga foto della nostra Terra possa essere presa da analoghe distanze siderali.
Come è noto, si deve al famoso divulgatore Carl Sagan l’idea di usare la camera della Voyager per “guardarci” da così lontano. Il suo celebre commento alla foto è qualcosa che è uscito dall’ambito degli addetti ai lavori o degli appassionati, per acquisire una dignità di particolare valore, per ogni donna ed ogni uomo. Difficile sopravvalutare infatti la portata culturale di una tale immagine, vista la sua straordinaria unicità.
Sulle stesse frequenze, ma da un diverso punto di osservazione, Gianni Rodari con Il cielo è di tutti:
Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.
È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.
Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.
Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.
Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.
Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.
Mentre scrivo è in svolgimento la Sesta Edizione del Concorso Rodari, il concorso di scrittura INAF organizzato dal Gruppo Storie per i più giovani, ispirato alla visione del grande poeta, al suo desiderio di capire e scoprire le cose, di lavorare insieme per una nuova umanità, in un’ottica di pace e fratellanza. Appunto, perché la terra sia una, così come ci appare essere il cielo. Le pagine del concorso riportano questa sua frase:
Persone come Carl Sagan e Gianni Rodari ci dicono che amare e cambiare il mondo – terra e cielo – è possibile se prima di tutto lo si guarda. Le Voyager ci aiutano a farlo, a guadagnare una visione d’insieme. E’ straordinario pensare che queste sonde stiano continuando il loro cammino (ormai) interstellare, e che ancora riusciamo da qui a ricevere i dati che ci stanno inviando.

Personalmente, è una cosa che non cessa mai di stupirmi. Adesso che scrivo, la Voyager 1 si trova a più di venticinque miliardi di chilometri (siamo quasi a un giorno luce) mentre la Voyager 2 dista da noi poco più di ventuno miliardi di chilometri, come è specificato dagli indicatori in tempo reale che compaiono sul sul sito della missione.
E quel puntino blu siamo noi. In quel puntino blu, sperduto nell’universo, largo come un pixel — un’unità elementare di immagine — c’è una forma di vita capace di elaborare un modello fisico-matematico di come funziona il cosmo e di come si è sviluppato tutto quel che c’è.
Capace di lanciare due sonde meravigliose (tecnologia anni Settanta) e poi di non dimenticarle, di non perdere il contatto.
E soprattutto, capace di amare e di sperare. Quindi, di fare poesia. Nonostante tutto, nonostante l’eccentricità bizzarra dei potenti di turno sembra aver piegato il mondo ad una spietata logica di guerra e prevaricazione. Nonostante gli eccidi, i genocidi perpetrati nell’imbarazzato silenzio delle nazioni, per cui le convenienze spicciole di talune storiche alleanze contano di più dello strazio del sangue innocente.
Quel puntino blu è speciale, da quel puntino blu si guarda il cosmo. E lo spettacolo — tutto sommato — è ancora bello.



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